Calamari nel Pacifico: allarme pesca senza regole

Calamaro nuota nell'oceano

Un nuovo rapporto internazionale accende i riflettori su una delle più rilevanti attività di pesca al mondo, quella dei calamari nel Pacifico sud-orientale, oggi esposta a gravi rischi ambientali e sociali. Secondo l’analisi pubblicata da Environmental Justice Foundation (EJF), la crescente presenza della flotta cinese in alto mare starebbe aggravando problemi di sovrasfruttamento, carenze normative e violazioni dei diritti umani. La denuncia arriva alla vigilia di un appuntamento decisivo per la governance regionale della pesca.

Il rapporto EJF e l’espansione della flotta cinese

Il nuovo dossier “Unseen and unaccountable: The growing threat of China’s squid fleet in the South Pacific”, diffuso da Environmental Justice Foundation (EJF), evidenzia come una delle principali pesche di calamari al mondo stia scivolando verso una crisi ecologica e sociale. Secondo l’organizzazione, ampie flotte cinesi operano nel Pacifico sud-orientale sfruttando debolezze nella governance, scarsa trasparenza e lacune normative.

L’EJF segnala inoltre che calamari pescati dalla China National Fisheries Corporation – società collegata ad alcuni tra i più gravi abusi nel settore della pesca e del lavoro – sono stati esportati negli Stati Uniti, nell’Unione Europea e nel Regno Unito.

Il rapporto documenta l’ampiezza e l’intensità della flotta cinese dedita alla pesca dei calamari in acque profonde, concentrata sui calamari giganti, specie fondamentale per le reti alimentari marine e per la pesca regionale. Nonostante segnali evidenti di sovrasfruttamento, lo sforzo di pesca continua a crescere e la regolamentazione non si è adeguata con la stessa rapidità.

Impatti ambientali e violazioni dei diritti umani

L’indagine mette in luce persistenti carenze di trasparenza da parte della flotta cinese, elemento che favorirebbe pesca distruttiva, danni ambientali e violazioni dei diritti umani. Oltre il 50% dei membri dell’equipaggio intervistati ha denunciato abusi fisici, mentre quasi il 60% ha riferito che a bordo delle imbarcazioni veniva praticato lo spinnamento degli squali.

Steve Trent, CEO e fondatore dell’EJF, afferma che la flotta industriale cinese dei calamari nel Pacifico sud-orientale opera oltre ogni controllo realmente efficace. Secondo Trent, la mancanza di trasparenza e responsabilità regionale sta causando danni ambientali e mettendo a rischio vite umane, sottolineando che la trasparenza non può essere opzionale ma rappresenta la base di un oceano sicuro e sostenibile.

L’EJF esprime forte preoccupazione anche per le catture accessorie e per l’alterazione degli ecosistemi, ricordando che i calamari sono altamente sensibili ai cambiamenti ambientali e svolgono un ruolo chiave nella regolazione degli ecosistemi marini. Un loro eccessivo sfruttamento potrebbe generare effetti a cascata sull’intero Oceano Pacifico.

Il ruolo della SPRFMO e il vuoto normativo

La pubblicazione dell’inchiesta precede di pochi giorni una serie di incontri della South Pacific Regional Fisheries Management Organisation (SPRFMO), in programma a Panama dal 24 febbraio al 6 marzo. L’EJF sottolinea la necessità che gli Stati collaborino immediatamente per scongiurare il collasso della pesca.

A livello regionale, la SPRFMO non ha ancora adottato misure significative di conservazione e gestione per i calamari, nonostante le crescenti evidenze scientifiche di una diminuzione dei tassi di cattura e di un’intensificazione della pressione di pesca. L’assenza di limiti di cattura, sistemi di monitoraggio efficaci e misure di salvaguardia vincolanti lascia questa attività esposta a rischi crescenti.

Il calamaro di Humboldt e il peso economico regionale

Il calamaro di Humboldt (Dosidicus gigas), noto in Sudamerica come jibia o pota, rappresenta una risorsa ittica centrale nel Pacifico sud-orientale. Con oltre un milione di tonnellate di catture annue, è tra le pesche più rilevanti a livello globale.

Lo sfruttamento è concentrato soprattutto in Perù (51% nel periodo 2019-2023), Cina (41%) e Cile (7%). In Perù e Cile la pesca sostiene decine di migliaia di pescatori artigianali, con oltre 6.000 imbarcazioni attive nelle acque nazionali, dove vigono sistemi rigorosi di gestione, quote annuali e, nel caso del Perù, periodi di fermo biologico.

Il Comité para el Manejo Sustentable del Calamar Gigante (CALAMASUR) conferma che, nelle acque internazionali del Pacifico sud-orientale, dove opera quasi esclusivamente la flotta cinese, permane un vuoto normativo che consente una pesca illimitata in regime di libero accesso.

Secondo il presidente di CALAMASUR, Alfonso Miranda, nei 13 anni di attività della SPRFMO la Cina ha pescato circa 5 milioni di tonnellate di calamari. Tra il 2020 e il 2024, gli sbarchi annui hanno superato le 400.000 tonnellate, con un incremento di circa il 65% rispetto al decennio precedente, nonostante l’assenza di pareri scientifici a garanzia della sostenibilità.

Una ricerca dell’Instituto de Fomento Pesquero (IFOP) del governo cileno ha evidenziato un peggioramento dello stato di salute dei calamari in alto mare. CALAMASUR segnala inoltre una disparità competitiva evidente: mentre i pescatori artigianali dei Paesi costieri sono vincolati a sistemi di quote, la flotta cinese – composta da 671 grandi imbarcazioni industriali – può operare senza limiti, permettendo alla Cina di superare il Perù come primo produttore mondiale negli ultimi anni.

La mobilitazione internazionale e le proposte di riforma

Oltre 50 organizzazioni di America Latina, Europa e Nord America hanno presentato una dichiarazione congiunta alla SPRFMO, chiedendo misure urgenti per migliorare la conservazione e la gestione del calamaro di Humboldt in alto mare.

Tra i firmatari figurano associazioni di pescatori artigianali di Cile, Ecuador, Messico e Perù, aziende della filiera e organizzazioni ambientaliste internazionali come EJF, Oceana, The Pew Charitable Trusts e Innovations for Ocean Action Foundation. Nonostante differenze storiche, tutti condividono la convinzione che, in assenza di una regolamentazione efficace dell’alto mare, questa pesca non abbia futuro.

Le nove proposte di conservazione e gestione che saranno discusse alla 14ª riunione della Commissione SPRFMO, prevista a marzo 2026 a Panama, includono la regolamentazione dello sforzo di pesca, l’introduzione di limiti di cattura precauzionali, il rafforzamento di monitoraggio e controlli e la tutela dei diritti dei membri degli equipaggi.

La richiesta di maggiore trasparenza globale

Secondo CALAMASUR, la SPRFMO deve intervenire con responsabilità per proteggere la sostenibilità del calamaro e il sostentamento di migliaia di pescatori artigianali in America Latina.

L’EJF invita gli Stati membri ad adottare limiti basati su evidenze scientifiche, a rafforzare monitoraggio e controlli e a colmare le lacune normative che consentono pratiche distruttive. Il rapporto sollecita anche Stati costieri, portuali e di mercato a esercitare un ruolo più incisivo nell’applicazione delle norme e nel prevenire abusi lungo porti e catene di approvvigionamento.

Al centro delle riforme proposte vi è l’approvazione e l’attuazione della Global Charter for Fisheries Transparency, che prevede misure pratiche e a basso costo per promuovere una pesca sostenibile, legale ed etica, tra cui la piena trasparenza sulla proprietà delle imbarcazioni, il monitoraggio obbligatorio e l’accesso pubblico ai dati.

Per Steve Trent, la crisi può essere affrontata: gli strumenti esistono e l’esempio del Perù, che ha ridotto significativamente la pesca illegale richiedendo più dati di monitoraggio, dimostra che la soluzione dipende da una volontà politica più ampia.