Il ministero dell’Ambiente ha autorizzato la realizzazione del progetto strategico Life Inspiree, dedicato al recupero di terre rare da magneti permanenti provenienti dai Raee, i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche. L’impianto nascerà nello stabilimento di Ceccano, in provincia di Frosinone, e sarà il primo in Europa su scala industriale per questa attività.
Via libera al progetto Life Inspiree
Il progetto rientra tra i 47 progetti strategici selezionati dalla Commissione europea nell’ambito del Regolamento Ue sulle materie prime critiche.
Secondo quanto comunicato, l’impianto sarà dedicato al recupero di terre rare da magneti permanenti esausti, estratti da hard disk e motori elettrici a fine vita. Una volta operativo, rappresenterà un tassello industriale rilevante nel percorso di recupero delle materie prime strategiche.
Il ruolo delle terre rare
Le terre rare sono 17 metalli: comprendono i 15 lantanidi, a cui si aggiungono ittrio e scandio, elementi con proprietà chimiche e fisiche simili. Molte di queste risorse rientrano tra le 34 materie prime critiche individuate dall’Unione europea, perché essenziali per diversi comparti industriali high-tech.
Il testo evidenzia che il 31% del Pil italiano, pari a 675 miliardi di euro, dipende già oggi da tecnologie, componenti e processi produttivi che incorporano materie prime critiche. Con investimenti pari a 2,6 miliardi di euro, il riciclo potrebbe coprire il 66% del fabbisogno nazionale.
La posizione del Mase
La viceministra dell’Ambiente, Vannia Gava, ha definito l’autorizzazione un passaggio strategico per il futuro industriale del Paese.
«Garantire l’approvvigionamento di materie prime critiche significa oggi rafforzare la nostra autonomia industriale, energetica e tecnologica», ha dichiarato Gava. La viceministra ha inoltre sottolineato che il recupero delle terre rare dai Raee è una sfida ambientale, ma anche una scelta di politica industriale orientata a ridurre le dipendenze esterne.
Come funzionerà l’impianto di Ceccano
L’impianto produrrà ossidi e carbonati di terre rare, in particolare neodimio, praseodimio e disprosio, attraverso il riciclo chimico di magneti permanenti esausti.
La prima fase prevede il disassemblaggio dei magneti. Il passaggio successivo consiste nel recupero di ossalati di terre rare tramite idrometallurgia a bassissimo impatto ambientale.
L’impianto di smontaggio potrà trattare 1.000 tonnellate all’anno di rotori elettrici. A regime, l’impianto idrometallurgico potrà trattare 2.000 tonnellate all’anno di magneti permanenti provenienti da diverse fonti, tra cui hard disk e motori elettrici di piccole e grandi dimensioni.
Il recupero stimato è di circa 500 tonnellate all’anno di ossalati di terre rare, una quantità indicata come sufficiente per il funzionamento di 1 milione di hard disk e laptop e di 10 milioni di magneti permanenti per diverse applicazioni, anche nell’automotive elettrico.
Itelyum capofila del progetto
A realizzare l’impianto sarà Itelyum, azienda italiana specializzata nella gestione e nel recupero dei rifiuti speciali, capofila del progetto.
L’amministratore delegato Marco Codognola ha accolto con favore l’autorizzazione del Mase al passaggio alla fase industriale del progetto. Codognola ha evidenziato il ruolo delle competenze tecniche, scientifiche e gestionali nel percorso che porta dalla fase pilota alla scala industriale.
Il quadro europeo
Il progetto si inserisce nel contesto del Regolamento Ue sulle materie prime critiche, che prevede che almeno il 25% del consumo di materie prime strategiche dell’Unione europea provenga da fonti riciclate entro il 2030.
Il testo segnala tuttavia un quadro nazionale ancora complesso, rilevando che il Governo italiano ha dato poco rilievo a questo aspetto nel recepimento del Critical Raw Material Act dell’Ue.

