Piante monoiche e dioiche

Piante monoiche

Possono sembrare tutte uguali, oppure diverse per dimensioni e tipo di foglie, ma ci sono anche le piante monoiche e quelle dioiche da saper distinguere e non è così semplice con un colpo d’occhio farlo. E’ infatti necessario conoscere come si riproducono per poter dire in quale categorie inserirle. C’è una bella differenza tra le due tipologie anche se, proprio nella loro differenza, convivono amorevolmente nello stesso giardino senza alcun conflitto.



Piante monoiche: caratteristiche

Quando in biologia si utilizza il termine monoico ci si vuole riferire al modo in cui le piante si riproducono, quindi si sta andando a mettere il naso nella vita sessuale delle piante. Prendendo in considerazione gli organi riproduttivi maschili, detti stami, e quelli femminili, detti pistilli, si attesta che nelle piante monoiche essi stanno sulla stessa pianta e i gameti maschili e femminili vengono prodotti su un unico individuo.

Non è scontato, come vedremo, perché ci sono le dioiche su cui i fiori di diverso sesso non sono mai sullo stesso esemplare di pianta ma su due diversi.

Numeri alla mano, le piante monoiche sono in natura più numerose delle dioiche anche se di volta in volta, all’interno di questa categoria, troviamo diversi meccanismi che ogni specie mette in atto per evitare l’autoimpollinazione.

 

Piante monoiche: caratteristiche

Piante monoiche e dioiche

Andiamo a conoscere le dioiche, per meglio comprendere il motivo della distinzione effettuata dai botanici. Le piante dioiche sono quelle piante che hanno gli organi riproduttivi maschili e quelli femminili su due piante distinte, quindi se prendiamo una specie botanica dioica, essa avrà piante maschio e piante femmina, ovvero con fiori maschili o con fiori femminili. Se una pianta appartiene alla categoria delle dioiche, non potrà mai avere sia fiori maschili che femminili sui suoi rami.

Tradotto in linguaggio più tecnico, significa che i gameti maschili e femminili vengono prodotti su due piante diverse quindi, se vogliamo o e ci serve che una pianta dioica femminile cominci a produrre dei frutti e dei semi, dobbiamo fare in modo che sia presente una pianta che la impollini. Sarà ovviamente una pianta della stessa specie ma di sesso maschile, in grado di produrre polline.

Nel caso delle piante dioiche, quindi con esemplari “maschio” e altri “femmina”, non aspettiamoci delle differenze morfologiche così evidenti da poterle riconoscere come si trattasse di due differenti specie, molto spesso sono identiche all’occhio umano e se ne percepisce la differenza solo al momento in cui avviene la produzione dei gameti, quindi quando compaiono le strutture riproduttive.

Al contrario delle piante monoiche, le dioiche sono molto meno comuni in natura ma possiamo fare alcuni celebri esempi di specie presenti anche in Italia e appartenenti alle Gimnosperme. Il tanto (da me) amato Ginkgo biloba, il Tasso (Taxus baccata) e l’Araucaria.

Piante monoiche: esempi

E’ molto più semplice trovare degli esempi di piante monoiche, se ne trovano sia nella categoria delle Gimnosperme, sia in quella delle Angiosperme. Nella prima citiamo il Larice, (Larix decidua) mentre nella seconda, più vasta, citiamo piante come il crespino (Berberis), il corniolo (Cornus mas), l’Iperico (Hypericum) (LINK), la Bardana (Arctium), il Topinambur (Helianthus tuberosus), la Marruca Paliurus (Spina-christi), il Cotogno (Cydonia), il Carpino bianco. E poi c’è il biancospino, nome scientifico Crataegus Crataegus, arbusto o piccolo albero appartenente alla famiglia delle Rosaceae e alla sottofamiglia delle Maloideae.

Piante monoiche in Italia

Di dioche, in Italia, ne troviamo, sia il Tasso che il Ginko Biloba, ad esempio, sono piuttosto comuni, ma anche di monoiche ce ne sono in gran numero. Abbiamo prima solo citato il Larice che di fatto è una conifera nativa delle montagne dell’Europa centrale ma anche delle Alpi oltre che dei Carpazi. Si distingue dalle tutte le altre conifere europee perché nella stagione invernale perde totalmente le foglie per riuscire a resistere meglio al freddo.

Sembra “morto” se non si conosce questo suo segreto, ma chi ha fiducia in questa pianta monoica, in primavera sarà ripagato perché vedrà spuntare foglie verdi, aghiformi e resistenti. In autunno anche il Larice diventa giallo preparandosi al freddo ma di fatto non è così spettacolare come altre piante caduche.

Piante monoiche in Italia

Nel zone in cui possiamo trovare questa pianta, nel nostro Paese, sono quelle alpine, pressoché tutte, anche spingendoci a quote molto elevate, oltre i 2.500 metri, dove il bosco comincia a diventare meno fitto e a cedere posto a panorami come quelli delle praterie alpine. Può capitare anche a queste quote di veder spuntare dei Larici solitari, resistenti a vento, solo un po’ deformati. Queste piante monoiche possono vivere anche migliaia di anni.

Altro esempio di monoica che vive in Italia è il corniolo, un albero da frutto, spontaneo, appartenente alla famiglia delle Cornaceae, e al genere dei cornus.

Questa specie può essere un arbusto o un piccolo alberello, arriva ad una altezza massima di 5-6 metri e si allarga parecchio con la sua chioma, è longevo, può anche vivere secoli, ma cresce lentamente: ha tempo per farlo! Per chi non ha presente di che pianta di tratta, il corniolo ha foglie semplici, piccole e pelose, fiori ermafroditi – essendo pianta monoica – con una ombrella e 4 brattee di un colore che dal verde sfuma al rosso.

La stagione della fioritura in Italia va indicativamente da dicembre ad aprile, poi spuntano i frutti carnosi e commestibili, a forma di ciliegia oblunga, color rosso-scarlatto. Hanno un sapore molto acido ma possono piacere, li si può cogliere ad agosto. Del Corniolo si utilizza anche il legno, perché duro e compatto, molto resistente. In Italia cresce praticamente ovunque, soprattutto a Nord, dove trova terreni calcarei fino ad una quota di 150 metri circa.

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Pubblicato da Marta Abbà il 25 giugno 2018