Pesca Astraliana o Quandong: caratteristiche e utilizzo

Pesca Astraliana o Quandong

Si chiama Pesca del Deserto, cresce solo in Australia, infatti si viene più spesso denominata Pesca Australiana o Quandong. E’ un frutto esotico dei più rari, rari per noi che abitiamo in Europa o per lo meno non vicino alle sue terre di origine perché per popolazioni come quella aborigena, proprio questo strano alimento ha costituito una risorsa primaria in alcuni periodi storici. Chissà in futuro quali saranno la sua distribuzione e il suo impiego, iniziamo a vedere nel presente come può essere consumato e che proprietà ha.



Pesca Australiana o Quandong: caratteristiche

Possiamo ad oggi coltivare e raccogliere questo frutto solo in Australia. Cresce su alberi che non hanno delle dimensioni esorbitanti, non superano i 4 metri di altezza e formano delle chiome non invadenti con foglie di colore verde ma molto chiaro. Fa contrasto la corteccia che è invece di tinte scure e anche piuttosto ruvida, il che dà alla pianta un aspetto grezzo.

Passiamo al frutto che è il motivo per cui, come spesso accade, si coltiva la pianta. La Pesca Australiana o Quandong quando spunta e non è ancora maturo assume un colore verde. Via via che il tempo passa diventa rosso fino al mese di settembre, quando viene colto. In alcuni anni può capitare che la raccolta di frutti slitti ad ottobre, tutto dipende dalle temperature e dalle quantità di precipitazioni che caratterizzano il cambio di stagione. Il sapore della polpa di questi frutti è simile a quello dell’albicocca e della pesca, infatti si chiama pesca del deserto. Ha un tocco più acidulo di questi noti frutti ma li richiama e resta lo stesso un sapore piacevole.

Pesca Australiana o Quandong: proprietà

Ricco di vitamina C, di proteine e Sali minerali, questo frutto ha delle proprietà nutrizionali eccezionali. Peccato non poterne consumare delle grandi quantità perché potrebbe davvero entrare a far parte delle nostre diete e aiutarci a restare in salute. Basta pensare che contiene almeno il doppio di Vitamina C delle arance. Quando i frutti vengono raccolti, può capitare che dopo alcune ore si avvizziscano ma basta metterli in acqua perché recuperino il loro aspetto invitante. Per conservare un po’ di raccolto, soprattutto se abbondante, anche per i mesi in cui scarseggerà, si possono formare dei panetti da essiccare, riducendo la polpa in poltiglia. Mantiene così le sue proprietà ma resiste al tempo.

Ricordiamoci di non mangiare il nocciolo della Pesca Australiana perché non è commestibile, contiene un agente tossico. Al suo interno vi sono il 25% di proteine e il 70% di oli. Non si getta via però, ma lo si può tritare per comporre di nuovo una pasta. Stavolta non la si usa in cucina e non la si fa essiccare ma la si spalma sulla pelle del corpo per curare vari disturbi. Tra gli usi tradizionali di questo frutto, da citare quello degli aborigeni, tra i maggiori suoi consumatori. Ne facevano una bevanda per ripulire il corpo dalle tossine e trovare sollievo dai reumatismi. Sempre gli aborigeni utilizzavano questo frutto per loro quotidianamente a disposizione, anche per cerimonie sacre sia di guarigione da malattie sia di implementazione del raccolto.

Pesca Astraliana o Quandong

Pesca Australiana o Quandong: curiosità

Se siamo in Australia in viaggio e cerchiamo di assaggiare il quandong dobbiamo stare molto attenti a non confonderlo con altri frutti che vi assomigliano a livello di forma ma che non hanno lo stesso sapore. Se li addenterete sentirete un forte gusto amaro in bocca, decisamente sgradevole. Anche la pianta assomiglia a quella della Pesca Australiana ma si chiama Santalum murrayanum.

E’ una specie diversa, anche se vi assomiglia, perché per ora il quandong è da considerare una specie unica. Nel corso degli anni alcuni scienziati si sono adoperati per cercare di ottenere dei frutti di taglia più grande. Al momento non ci sono dei successi da raccontare, i frutti sono rimasti di dimensioni simili agli originali nonostante i tanti esperimenti e dal punto di vista commerciale poco è cambiato.

Dopo numerosi tentativi di coltivare o ibridare questo frutto eccezionale, si è rimasti costretti ad accettare il fatto che cresca solo lì dove oggi lo vediamo allo stato selvatico. Un peccato non poterne fare delle piantagioni e non poterlo preservare in qualche modo da alcune minacce inevitabili come i bovini e i dromedari australiani che girano allo stato brado. Per non smentirci mai, siamo noi uomini il peggiore nemico di questa pianta, però. Proprio il disboscamento e la diminuzione di spazi verdi, assieme alla distruzione delle tradizioni degli aborigeni, restano il pericolo principale di questa pianta e del suo frutto.

Pubblicato da Marta Abbà il 2 Settembre 2019