Percloroetilene: uso e vendita

Percloroetilene

Percloretilene, una sostanza dal nome impronunciabile o quasi, ma che è bene conoscere perché presente in molti oggetti che ci circondano. La troviamo utilizzata in diverse circostanze, quando di tratta di pulire, a secco, ma non solo, ed è bene appurare se crea danni alla nostra salute e, nel caso, di che tipo ed entità.



Percloroetilene: cosa è

E’ chiamata anche tetracloroetene oppure tetracloroetilene, si tratta di un alogenuro organico con una struttura simile a quella di una molecola di etene ma con quattro atomi di cloro al posto di quelli di idrogeno.

Così strutturata, questa sostanza se posta a temperatura ambiente, è in fase liquida, incolore ma emana un riconoscibile odore di cloro. Come consistenza il percloretilene è più denso dell’acqua ed è molto più nocivo. Può creare danni se inalato e inquina l’ambiente perché, come molti alogenuri organici, non è biodegradabile.

Fortunatamente, non è infiammabile, ma resta pericoloso per molti altri versi.

Percloroetilene: uso

Questo composto può essere utilizzato come solvente, quando risulta necessario lo sgrassaggio in particolare di oggetti o dispositivi di metallo. Questo sia in ambito industriale, soprattutto nel settore chimico e farmaceutico, sia in ambito domestico dove può capitare di avere la necessità di pulire materiali di questo tipo, magari durante qualche pomeriggio di “fai da te”.

Percloroetilene

Percloroetilene: lavaggio a secco

Il principale utilizzo del percloretilene riguarda però il lavaggio a secco. E’ una tipologia di lavaggio che spesso viene presa in considerazione quando ci si trova con tessuti e capi di abbigliamento veri e propri che non possono essere lavati in acqua perché si rischierebbe di danneggiarli, facendoli infeltrire, restringere oppure perdere il colore per cui magari li abbiamo apposta acquistati.

Ecco allora che si procede con il lavaggio a secco, da effettuare con l’utilizzo di solventi tra cui il percloretilene è uno dei più efficaci. E’ tra i più raccomandati in questa situazione perché ha un migliore potere lavante. Crea però dei problemi dal punto di vista ambientale perché solventi come il nostro e altri simili, usati all’interno di macchinari particolari, possono essere dispersi nell’ambiente.

Con il perfezionarsi delle tecnologie, si cerca di evitare che ciò avvenga, ma resta il pericolo di guasti è perdite, è bene sapere che si sta utilizzando una sostanza potenzialmente dannosa per il nostro Pianeta.

Percloroetilene

Percloroetilene: scheda di sicurezza

Per gli addetti ai lavori c’è una scheda di sicurezza da consultare per meglio capire quali sono i reali rischi e le eventuali accortezze necessarie quando lo si manovra. Il percloretilene è segnalato come rischioso per la sua cancerogenicità e come possibile contaminante per l’ambiente acquatico, è infatti tossico per gli organismi acquatici e può provocare effetti di lunga durata.

Tra i consigli forniti c’è quello di non respirare nebbia, vapori, aerosol e di stare ben attenti che questo composto non venga disperso nell’ambiente. In caso di esposizione, meglio consultare un medico, per renderla il meno probabile possibile guardare sempre con attenzione l’etichettatura degli imballaggi di sostanze che possono contenere una quantità di percloretilene limitata.

Percloroetilene: vendita 

Anche se pericoloso, è acquistabile, l’importante è poi usarlo con le precauzioni del caso e senza disperderlo nell’ambiente. Un litro di percloroetilene per pulitura a secco, o per trattare il metallo e le auto, può costare on line su Amazon 20 euro.

Percloroetilene è cancerogeno

Sono stati effettuati da tempo degli studi per capire se questo composto sia o meno cancerogeno e a quanto finora emerso si può pensare che un’esposizione cronica al tetracloroetilene porti ad un aumentato di rischio di cancro. Per questo è stato classificato come possibile cancerogeno dall’International Agency for Research on Cancer mentre nello specifico in Italia, secondo la legge, i rifiuti contenenti tetracloroetene sono da considerare “rifiuti pericolosi” quindi non da smaltire in fognatura.

Per quanto riguarda l’utilizzo di questa sostanza come solvente, si raccomanda di evitare una eccessiva esposizione perché può causare irritazione alla pelle. Se lo si inala potrebbe danneggiare il sistema nervoso centrale.

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Pubblicato da Marta Abbà il 7 gennaio 2018