Elefante marino: peso e cosa mangia

Elefante marino

Elefante marino, animale che per decenni è stato preda ambita per via del suo generoso e utile grasso, tanto da rischiare di non abitare più il pianeta Terra. Sfiorato il pericolo di estinzione, ora è una specie protetta che continua a dover essere monitorata. E anche conosciuta e amata, non per legge ma per senso di rispetto e affetto per chi condivide con noi mare e cielo.



Elefante marino: cosa mangia

Pesci e cefalopodi appartenenti ad oltre 30 diverse specie sono presenti nel menù dell’elefante marino. I suoi preferiti ingredienti sono calamari, polpi, missine, chimere e anche qualche piccolo squalo, ne cattura in grandi quantità stando immerso a lungo e a profondità notevoli.

Va a caccia di notte e mai a meno di 200 metri sotto il livello del mare, dalle stime degli esperti che ne studiano i comportamenti da anni, sembra che tra fine primavera e inizio inverno, l’elefante marino consumi delle quantità di cibo che gli permettono di immagazzinare energie sotto forma di grasso, per poi sfruttarle quando sulla terraferma resterà a digiuno. Gli esemplari “settentrionali” sono spesso a loro volta prede, degli squali, ma di quelli grandi e bianchi, come anche di orche marine.

Elefante marino

Elefante marino: peso

Non è un caso che gli elefanti marini si chiamino “elefanti”, è un chiaro accenno al loro peso e alle grandi dimensioni. Anche la proboscide è enorme, quella dei maschi in particolare, che viene usata quando gli esemplari di elefante marino, durante le competizioni riproduttive, emettono “ruggiti”. C’è una grande differenza di dimensioni tra maschi e femmine in questa specie di animali marini, i maschi possono anche arrivare ai cinque metri di lunghezza mentre le femmine sfiorano i tre metri. Il peso va di conseguenza: 1800 kg per i primi, 650 per le seconde.

Elefante marino: caratteristiche

Descrivere un elefante marino è molto più difficile che mostrarne una foto, come stiamo infatti facendo, meglio utilizzare parole per raccontare una loro caratteristica molto originale. La “muta catastrofica” che subiscono. Si tratta di una vera e propria trasformazione che dura addirittura un mese: questi animali si “spellano”, perdono la pelliccia e la pelle. Fa più impressione a dirlo che a vederlo, e soprattutto c’è un motivo: questa muta serve per preservare il calore corporeo in attesa che il nuovo pelo ricresca. Nel frattempo gli elefanti marini stanno in spiaggia.

Elefante marino del Sud e del Nord

Si sente parlare più spesso dell’ elefante marino settentrionale che di quello meridionale, ad ogni modo ne esistono di due varietà. Il più popolare (il settentrionale) è chiamato Mirounga angustirostris, ed è più piccolo in media. Entrambi però appartengono alla famiglia Phocidae, quella delle “vere foche”.

Elefante marino

Elefante marino: accoppiamento

Un elefante marino maschio quando arriva la stagione della riproduzione, inizia a preoccuparsi di come segnare e soprattutto difendere il proprio territorio. Questo comporta dei veri e propri combattimenti che possono anche essere violenti e sanguinosi, oppure solo a suon di ruggiti forti ma senza gesti fisici.

Nel frattempo l’obiettivo del maschio è quello di crearsi una specie di harem di 40-50 esemplari femmina. Quando la coppia si è creata, dopo 11 mesi nascerà il cucciolo, di solito questo avviene in pieno inverno. L’elefante marino di solito è figlio unico, viene allattato per un mese e poi svezzato.

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Pubblicato da Marta Abbà il 15 aprile 2017