Coleottero giapponese, tutte le info

popillia japonica coleottero giapponeseColeottero giapponese o popillia japonica in Italia: ciclo di vita, lotta biologica e rimedi e danni all’agricoltura. Come eliminare la popillia japonica. 

La popillia japonica, noto popolarmente come coleottero giapponese, è un insetto nocivo molto simile al maggiolino. E’ stato avvistato in Italia, per la prima volta, nel 2014 ed è arrivato accidentalmente dal Giappone a causa delle attività umane. Proprio come è successo con la zanzara Tigre arrivata dall’estero, in forma di uova e/o larve, in copertoni per auto contenenti acqua stagnate.

Per ora è presente solo in alcune regioni del Settentrione d’Italia ma se le infestazioni non sono contenute, ben presto potrà diffondersi anche al Centro-Sud.

E’ stato di recente aggiunto agli insetti pericolosi per il patrimonio vegetale italiano. Nell’elenco degli insetti pericolosi, di recente aggiunta segnaliamo:

Popillia japonica o coleottero giapponese, ciclo di vita

Gli adulti fuoriescono dal terreno tra la fine di maggio e gli inizi di giugno, quando le temperature iniziano a salire. Tra luglio e agosto, i coleotteri giapponesi si muovono in gruppi numerosi e mai come individui isolati.

Entro la fine dell’estate, le femmine depongono le uova sotto il corico erboso di prati umidi e campi incolti.

Il coleottero giapponese supera il periodo invernale in forma di larva di diversa età. E’ in forma di larva che si alimenta delle radici e diventa insetto adulto in primavera, con

Popillia japonica, come riconoscerla

Come riconoscere il coleottero giapponese? L’insetto adulto somiglia al classico maggiolino ma si distingue per la tipica puntinatura bianca sul fianco. In particolare, si riconosce per  la presenza di cinque macchie di peli bianchi su ogni lato e, una macchia più estesa, nella zona terminale dell’addome.

Il corpo è lungo mediamente 10 mm, con riflessi bronzei sul dorso e presenta 12 ciuffi di peli bianchi: cinque per ogni lato dell’addome e due più ampi sulla parte terminale.

E’ grazie a questi “puntini bianchi” che si riesce a discriminare la Popillia japonica dal classico maggiolino che ne risulta privo.

Coleottero giapponese, danni e piante a rischio

La popillia japonica in Italia, sta causando danni a un numero limitato di piante. Negli USA sono circa 300 le specie botaniche attaccate dalla popillia japonica.

Nel nostro paese, le piante più a rischio sono:

  • gli alberi di acero
  • gli alberi di tiglio
  • l’olmo
  • prati di graminacee
  • rosa
  • glicine
  • altre piante ornamentali
  • melo
  • pesco
  • vite
  • actinidia
  • nocciolo
  • altre piante da frutto
  • mais
  • soia
  • altre colture estensive in pieno campo
  • pomodori
  • altri ortaggi

I dati raccolti in Italia, nelle zone geografiche della Lombardia e del Piemonte, ci fanno pensare che l’elenco delle specie vegetali attaccate dalla popillia japonica è destinato a salire.

Popillia japonica, segnalazione

A causa dei grossi danni economici che può provocare all’agricoltura, la Popillia japonica è considerata come un organismo nocivo da quarantena.

Per questo motivo, la normativa fitosanitaria europea (con la Direttiva 2000/29 CE), prevede l’attivazione di misure di lotta obbligatoria. Per questo motivo, chi avvista il coleottero giapponese deve segnalarlo alle autorità competenti.

Per segnalare la presenza del coleottero giapponese bisogna contattare il iServizio fitosanitario Regione Lombardia all’indirizzo [email protected] oppure al Parco lombardo della Valle del Ticino scrivendo all’indirizzo email: [email protected]

Popillia japonica, lotta e rimedi

Nell’articolo “popillia japonica, lotta vi abbiamo spiegato come si esegue la lotta obbligatoria a tale insetto nemico dell’agricoltura. L’approccio più efficace prevede il metodo combinato di diverse tecniche così da dimezzare le popolazioni di popillia japonica sia nello stadio adulto che nella forma larvale.

L’impiego dei tradizionali insetticidi chimici ha dato risultati non soddisfacenti. Si consiglia l’uso di trappole ai feromoni per catturare gli individui adulti.

Pubblicato da Anna De Simone il 6 giugno 2017