Benefici della graviola

graviola
La graviola, appartenente alla famiglia delle annonaceae, è una pianta che produce un frutto grande e di colore giallo verde che può pesare fino a 5 kg; all’internovi è una morbida polpa bianca, succosa e molto dolce.Tutte le parti della Graviola vengono impiegate in fitoterapia, specie le foglie, la corteccia e le radici a cui sono attribuite diverse proprietà. 

Graviola, come consumarla
La graviola va consumata quando è ben matura ma la si può conservare per poco tempo dato che una rapida deperibilità: basta tagliare il frutto a metà e gustarlo semplicemente con un cucchiaino oppure usarlo per creare deliziosi frullati.

Graviola, benefici per la salute
Al frutto sono state attribuiti proprietà antiossidanti: a detta degli esperti è in grado di migliorare notevolmente il sistema immunitario; inoltre sembrerebbe essere efficace nella prevenzione nella cura dell’influenza. Nelle popolazioni dell’Amazzonia viene utilizzata per combattere stati d’ansia, influenza, nervosismo, insonnia, spasmi muscolari, gastrite, ulcera e molti altri disturbi.
La graviola sembrerebbe possedere proprietà antibatteriche e antimicotiche.
Esperimenti condotti alla fine degli anni ’70 dal National Cancer Institute (USA), dimostrarono un’attiva citotossicità contro cellule tumorali presente nelle foglie e nello stelo della graviola, i quali sembrano possedere la capacità di inibire la crescita delle cellule di alcuni tipi di tumore al colon, seno e polmoni.
Molti studi sono ancora in corso con risultati positivi, reperibili in internet e su siti di ricerca, ma non ancora definitivi e scientificamente approvati.

Graviola, effetti collaterali
È sconsigliabile l’assunzione prolungata a donne in gravidanza, persone con la pressione bassa; se assunta in grandi dosi può causare nausea e vomito.

ATTENZIONE: tutte le informazioni riguardo i benefici che la graviola arrecherebbe vanno prese con le pinze, la graviola non rappresenta una cura ma un coadiuvante di benessere, insomma un’arma in più per combattere la malattia. Va da sé che la nostra speranza sia quella di un ulteriore approfondimento medico-scientifico, al fine di un suo possibile impiego medico nella terapia antitumorale.

Pubblicato da Anna De Simone il 8 gennaio 2014