Agricoltura sociale, nuova legge

agricoltura sociale

Volete aprire un agri-asilo o un agri-nido? Impegnarvi in una fattoria didattica? Avete un’idea ‘sociale’ e solidale del lavoro agricolo? Mettere in pratica i vostri progetti sarà più semplice con la nuova legge in tema di agricoltura sociale (la 141/15 del 18 agosto 2015) pubblicata in Gazzetta Ufficiale l’8 settembre.

Cosa cambia rispetto a prima? Innanzitutto viene introdotta una definizione precisa di agricoltura sociale affidandosi alla descrizione puntuale delle attività rientranti in questo ambito. Dunque oggi agricoltura sociale è:

  • inserimento socio-lavorativo di lavoratori disabili e lavoratori svantaggiati, persone svantaggiate e minori in età lavorativa inseriti in progetti di riabilitazione sociale;
  • prestazioni e servizi terapeutici anche attraverso l’ausilio di animali e la coltivazione delle piante;
  • prestazioni e attività sociali e di servizio per le comunità locali attraverso l’uso di risorse materiali e immateriali dell’agricoltura;
  • iniziative di educazione ambientale e alimentare, salvaguardia della biodiversità animale, anche attraverso l’organizzazione di fattorie sociali e fattorie didattiche.

Ma la cosa più importante e positiva è che cambia l’attenzione verso il lavoro che migliaia di esperienze portano avanti ogni giorno sui territori di tutte le regioni italiane, finora con pochi o nessun aiuto. Per le aziende agricole multifunzionali è una grande opportunità sfruttabile su diversi fronti.

Per esempio, la sinergia tra obiettivi economici e responsabilità sociale insita nella nuova legge di agricoltura sociale consente alle istituzioni pubbliche che gestiscono mense in scuole e ospedali di privilegiare i prodotti agroalimentari provenienti da operatori di agricoltura sociale. Semplicemente inserendo questo requisito tra i criteri di priorità per l’assegnazione delle gare.

La corsia preferenziale per tutto ciò che è agricoltura sociale può valere anche nell’ambito delle procedure di alienazione e locazione dei terreni pubblici agricoli da parte degli enti pubblici territoriali. Questi ultimi saranno anche liberi di affidare agli operatori di agricoltura sociale i beni immobili confiscati alla criminalità organizzata. Mentre i Comuni possono prevedere misure specifiche di valorizzazione dei prodotti provenienti da agricoltura sociale nel commercio su aree pubbliche.

L’impresa agricola diventa un’impresa multifunzionale, agricola e sociale assieme. Votata alla difesa del territorio ma anche a riabilitazione e inclusione delle persone. E le Regioni, nell’ambito dei Piani di Sviluppo Rurale, possono promuovere programmi specifici per favorire la multifunzionalità. Con particolare riguardo alla progettazione integrata territoriale e allo sviluppo di agricoltura sociale.

A chi spetta il compito di monitorare l’andamento delle cose? A questo scopo, dice la nuova legge, viene istituito l’Osservatorio di agricoltura sociale. A nominarlo sarà il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. Speriamo presto. Speriamo bene.

Pubblicato da Michele Ciceri il 1 ottobre 2015