Monitorare la qualità dell’aria con i sensori

Per migliorare la rete di monitoraggio dell’inquinamento atmosferico, possono essere utilizzati dei sensori in grado di raccogliere dati sulla qualità dell’aria. I dati, così raccolti dal sensore, saranno poi inviati a un dispositivo in grado di analizzarli e stilare un report. Strumenti di monitoraggio analoghi sono installati in diverse località e con il progredire delle tecnologie, i sensori di monitoraggio dell’inquinamento sono divenuti sempre più accessibili.

Sul mercato esistono diversi sensori per il monitoraggio dell’inquinamento. Alcuni sensori sono specifici per i composti organici volatili (VOC), altri sono selettivi all’idrogeno contenuto nei gas di combustione o ad altri agenti chimici come i vapori di solventi e numerosi gas inquinanti. Sensori più evoluti sono in grado di individuare tracce di mercurio, il mercurio è un agente inquinante ‘emergente‘ la cui forma ossidata è molto dannosa, poiché viene trasferita nella catena alimentare con maggiore facilità rispetto alla forma elementare.

Tutte le amministrazioni locali dovrebbero installare nel proprio centro urbano un sensore per il monitoraggio dell’inquinamento ma, a causa dei frequenti tagli di budget, ciò non è sempre possibile. I cittadini più virtuosi che vogliono monitorare la qualità dell’aria con un sensore per l’inquinamento del tutto personale, possono affidarsi ad alcune innovazioni a basso costo. Si tratta di dispositivi studiati per trasformare il proprio smartphone in una centrale di monitoraggio ambientale, lo abbiamo visto con il Sensordrome capace di registrare livelli di umidità ambientale, monossido di carbonio, polveri sottili, intensità luminosa, pressione, VOCs e tanti altri fattori. Un’alternativa al Sensordrome è data da Kit Lapka, un altro sensore per l’inquinamento studiato per iPhone ma dalle forme più evolute: composto da 4 sensori e 4 periferiche rivestiti in legno e plastica bianca che vengono collegate all’iPhone attraverso il jack per le cuffie. Il primo sensore misura la temperatura, il secondo l’umidità ambientale, il terzo le radiazioni elettromagnetiche. Il quarto, quello più interessante, rileva la concentrazione di nitrati presenti nel cibo, attraverso una sonda d’acciaio da infilare nell’alimento da analizzare. Costa all’incirca 170 euro.

Pubblicato da Anna De Simone il 3 maggio 2013