Segale cornuta: cose da sapere

segale cornuta

La cosa più importante da sapere della segale cornuta è che bisogna starci attenti. Perché se in passato se ne parlava spesso a causa delle malattie che provocava (soprattutto il fuoco di Sant’Antonio ma anche l’herpes zoster) non è che oggi sia scomparsa del tutto. Quindi non acquistate mai della segale direttamente dalla fattoria, dove è impossibile per chiunque garantire che il cereale non sia stato contaminato dal fungo della segale cornuta.

In realtà nemmeno i cibi confezionati e il pane di segale sono del tutto sicuri, gli alcaloidi contenuti nella segale cornuta (tra cui l’acido lisergico) resistono infatti alle alte temperature dei forni, ma la selezione e i controlli severi sui semi prima della lavorazione sono misure efficaci. L’allerta si riferisce dunque soltanto all’acquisto di semi non selezionati e torna d’attualità per due motivi.

Il primo motivo è che le nuove specie di segale assicurano sì da una parte raccolti più abbondanti di questo cereale, ma sono più vulnerabili all’attacco del parassita che trasforma la segale in segale cornuta. Il fungo trasforma il chicco in un cornetto arcuato (da qui il nome di segale cornuta) di colore nero-violaceo chiamato ‘sclerozio’. Oltre che dalla forma e dal colore, lo sclerozio della segale cornuta si riconosce dall’odore nauseabondo e dal sapore amaro, ma a a sperimentare il sapore è meglio non arrivarci.

La conseguenza più grave della segale cornuta sull’organismo umano è, come detto, la malattia conosciuta comunemente con il nome di fuoco di sant’Antonio e che scientificamente si chiama egotismo. L’egotismo si può manifestare in due modi: depressione, stanchezza, nausea, turbe mentali, eccitazioni sensoriali che diventano consulvusioni accompagnate da allucinazioni, oppure da gangrena delle estremità. È una malattia molto grave, un tempo mortale. L’ultimo caso documentato su delle persone risale al 1951 in Francia, ma sugli animali alimentati con foraggio non controllato non è così infrequente.

Pubblicato da Michele Ciceri il 17 settembre 2015