Rosolaccio: pianta e sue proprietà

Rosolaccio

Rosolaccio, un papavero, un tipo di papavero selvatico che ci sarà spesso capitato di vedere dalle nostre parti. Sembra quasi fatto di carta, i petali si stropicciano al vento ma io, come molti altri, ne amo il colore e la semplicità. Ha anche altri pregi che vale la pena di scoprire.



Rosolaccio: pianta

Pianta erbacea annuale spontanea, in gergo scientifico chiamata Papaver rhoeas, il rosolaccio appartiene alla famiglia delle Papaveraceae come immginabile, e si trova in varie parti del mondo tanto che può essere definito “cosmopolita”. In Italia ed in tutta Europa o quasi, dipende dal clima, ma anche in Asia e in Africa.

La sua radice, a fittone, è bianca e ramificata, la pianta sembra una rosetta di foglie da cui man mano si sviluppano fusti, pelosi, diritti, ramificati e alti anche 1 metro e passa. Le foglie sono ovali e lunghe, ma i protagonisti sono i fiori, grandi, mai a grappolo ma sempre da soli. Sono composti da due sepali che, cadendo, lasciano il posto a 4 petali color rosso molto forte e acceso. Alla base di ogni petalo, c’è un puntino nero.

Una caratteristica particolare dei fiori del rosolaccio è quella di essere ermafroditi e sprovvisti di nettare, quando lasciano spazio ai frutti si trasformano in capsule ovoidali che contengono i semi utili per la riproduzione della pianta. Si diffondono con il soffiare del vento.

Rosolaccio

Rosolaccio: proprietà

Una delle caratteristiche del rosolaccio è l’odore che esso emana, molto forte, in aggiunta produce un succo lattiginoso bianco e acre. Come il papavero da oppio, anche questo tipo di papavero contiene sostanze che producono un leggero effetto narcotico, certo non hanno lo stesso potere!

Pianta infestante, quindi non certo rara da trovare, ove il clima ne favorisce la crescita, il rosolaccio contiene alcaloidi come la readina, la reagiina, la rearubina I e II, i tannini, mucillaggini, coloranti e antociani. E’ tutto nel liquido che se si intaglia la capsula che contiene i semi, fluisce, sempre come accade con il papavero da oppio.

Rosolaccio: ricette

Privi di principi attivi, i semi del rosolaccio sono commestibili, li troviamo spesso impiegati nell’industria dolciaria e in panetteria, oppure per in lavorazioni che portano all’estrazione di un olio con un forte potere lenitivo ed emolliente. In cucina si trovano anche i germogli di questo papavero, crudi in insalata oppure cotti e aggiunti a minestre o alla polenta. Per i più golosi, ci sono ricette che li vedono fritti con farina e uova per fare delle frittelline.

I petali del rosolaccio sono la parte più utilizzata, possiamo raccoglierli verso maggio o giugno e farli essiccare all’ombra, in luoghi ventilati, aspettando che diventino ancora più rossi. Meglio conservarli in recipienti ermetici di vetro ma non per poi mangiarli, solo per ammirarli o utilizzarli per lavori di decoro.

Rosolaccio

Rosolaccio: composto

Si può preparare anche un decotto con i petali di rosolaccio, oltre che utilizzarli per il loro colore rosso acceso che porta allegria. In questo modo, si approfitta del loro potere sedativo lieve ma utile per combattere l’insonnia. Gli alcaloidi possono essere usati anche in caso di tosse insistente, pertosse e asma bronchiale. C’è poi chi ritiene che un infuso di petali di rosolaccio possa curare mal d’orecchio o ascessi dentali ma è tutto da dimostrare.

Rosolaccio in gravidanza

In gravidanza un infuso di petali di rosolaccio è ottimo per gli effetti appena spiegati, inoltre c’è un legame più simbolico tra questo fiore e il mondo dei bambini. Il nome papavero, di origine celtica, deriva dal nome “pappa” per via dell’usanza di mischiare il suo latice nella pappa dei bambini in modo che dormissero a lungo. Chissà che, consumato durante la gravidanza, non porti fortuna alle neo mamme che temono noti insonni.

Rosolaccio

Rosolaccio: effetti collaterali

Anche se ha effetti molto più blandi rispetto al papavero da oppio, il rosolaccio deve essere sempre consumato in dosi minime per non rischiare intossicazioni e avvelenamenti.

 

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Pubblicato da Marta Abbà il 17 Luglio 2017