Permacoltura nell’orto e nel giardino

Una pianticella in permacoltura

In tema di giardinaggio e orticoltura, il sistema più avanzato sul piano ecologico è quello della permacoltura, che si fonda su principi strettamente naturali ed è stata introdotta in Giappone da Masanobu Fukuoca a partire dal 1940 circa. In Italia la permacoltura conta un numero crescente di appassionati e, per chi vuole approfondire gli aspetti culturali legati a questo tipo di coltivazione, è presente anche una Accademia Italiana di Permacultura (qui scritta scritta con la u) che conta un buon numero di iscritti.

La permacoltura è una agricoltura inattiva che lascia ai ritmi e ai processi della natura il compito di fare tutto il lavoro, in linea con quattro principi: nessuna coltivazione (non si ara il terreno perché lo fanno le radici, i vermi, gli animaletti e i microorganismi); nessuna concimazione (non si usa terricciato preparato né sostanze chimiche; si usa un tappeto vegetale, la paglia e il letame); nessuna sarchiatura (si usa tappeto naturale e concime naturale organico); nessun pesticida.

Il termine permacoltura è stato coniato nel 1978 dall’australiano Bill Mollison e significa appunto agricoltura permanente. Essa utilizza principi ecologici per promuovere meccanismi autorigeneranti e autosufficienti per ciò che riguarda il cibo, l’acqua, l’energia.

Nella permacoltura ogni spazio disponibile viene utilizzato per una coltivazione a strati multipli a stretto contatto: piante nel terreno sotto gli alberi; viti rampicanti sui muri; alberi e piante a molteplici usi (riparo, nutrimento, combustibile e cibo per animali.

In un micro-ambiente gestito secondo i principi della permacoltura si crea un terreno adatto a coltivare prodotti commestibili e ideale per le piante, con un equilibrio globale tra riparo, nutrimento e ambiente. Lo si può nel giardino e nell’orto, per chi ne ha, ma anche in città nelle serre, in piccoli cortili e in soffitte convertite in serre.

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Pubblicato da Michele Ciceri il 5 gennaio 2013