Parco Nazionale della Val Grande

parco nazionale della Val Grande

Parco Nazionale della Val Grande, creato per proteggere una preziosa area che sta cercando di conservare la propria natura selvatica, chiusa tra le montagne dell’Ossola, il bacino del Lago Maggiore e la Valle Cannobina. Siamo in Piemonte e stiamo per visitar un parco interessante e poco noto, con flora e fauna ricche ma difficili da riconoscere senza una buona guida. E una buona lettura in preparazione alla visita.



Parco Nazionale della Val Grande, Piemonte

Il Parco nazionale della Val Grande è una zona naturale protetta che rientra completamente nella provincia del Verbano Cusio Ossola. Istituita nel 1992, è stata ampliata nel 1998 ed è gestita dall’Ente Parco Nazionale della Val Grande, con sede a Vogogna.

In questo parco ci sono alcune riserve naturali ancora meno note del Parco stesso, silenziosamente svolgono da anni un importante ruolo di custodia della biodiversità italiane ed europea. Sto parlando della Riserva naturale Val Grande e della Riserva naturale Monte Mottac, entrambe risalenti al 1971. L’area che possiamo esplorare visitando il Parco Nazionale della Val Grande è quella racchiusa tra la Val Grande, la laterale Val Pogallo e le valli Vigezzo, Cannobina, Ossola ed Intrasca.

Parco Nazionale della Val Grande: video

La prima volta che è spuntata l’idea di proteggere questo territorio è spuntata nel lontano 1953, da sempre, da secoli, era abitata da pastori e da boscaioli che riuscivano a convivere con discreta armonia con la natura esistente. Nel secondo dopoguerra si è assistito ad un abbandono delle valli da parte di taglialegna e alpigiani che hanno lasciato il bosco sbizzarrirsi e impossessarsi della superficie oggi appartenente al Parco Nazionale della Val Grande.

Ecco perché oggi esso conserva ancora un’indole selvaggio e un aspetto impervio che lo rendono non forse unico ma certamente originale, anche in un’ottica internazionale. Nel video dedicato, possiamo vedere ciò che oggi il parco di offre, immaginando cos’è stato e cosa sarà.

Parco Nazionale della Val Grande: itinerari

Trattandosi di un’area lasciata selvaggia e custodita come tale, quella del Parco Nazionale della Val Grande è una zona in cui non avventurarsi lasciandosi guidare solo dallo spirito di iniziativa o di avventura, e neanche dalla pura curiosità.

Ci vogliono, mettiamole nello zaino, ma assieme ad una guida dei sentieri, con la cura di scegliere quelli fattibili a seconda della nostra condizione fisica e della nostra esperienza. Ci vuole molta prudenza e, se proprio si vuole percorrere un cammino speciale, ci si può affidare ad un accompagnatore esperto, il Parco li mette a disposizione volentieri.

parco nazionale della Val Grande

Fatte queste raccomandazioni, posso dare spazio alla varietà di proposte in merito a sentieri nella natura, per chi è “ai primi passi” ma anche per i più esperti ed allenati, tutti potranno sempre contare su pannelli informativi con immagini e testi che spiegano panorami, specie animali e arboree che si incontrano di volta in volta. Tra gli itinerari proposti, consultabili sul sito ufficiale del parco, ve ne consiglio due.

Il primo, “All’ombra degli abeti”, è semplice e senza pericoli, dura un’ora e mezza e tutti lo possono imboccare. Si parte da Cappella Porta e affrontando un dislivello totale di meno di 600 metri si giunge al Rifugio del Pian Cavallone.

parco nazionale della Val Grande

Nel percorrerlo si può, si deve, ammirare la natura attraversata, la vista dall’alto della Pianura Padana e dei laghi varesini, del Lago Maggiore, e poi delle Grigne e del Monte Generoso. In lontananza si scorge perfino il Monte Rosa. I più allenati e volonterosi possono anche scegliere il sentiero “L’uomo-albero” camminando per almeno 3 ore dalla conca di Ompio, fino alla cima del Monte Faiè, godendo di panorami suggestivi incredibili che meritano la fatica di un dislivello netto di 355 metri.

Parco Nazionale della Val Grande: mappa

Tra sentieri e panorami, è necessario dare una occhiata alla mappa di questo Parco Nazionale della Val Grande per farsi un’idea. L’area non è estesa ma effettivamente pochi conoscono la reale e specifica morfologia di valli che stanno tra posti noti ma restano selvagge e trascurate.

Parco Nazionale della Val Grande: flora e fauna

Per essere certi che vale la pena di visitare il Parco Nazionale della Val Grande e di imboccare sentieri sicuri ma poco battuti, ecco qualche accenno alla flora e alla fauna che possiamo trovare sul nostro cammino. La fioritura è magica in un territorio così poco abitato e che mostra una varietà di vegetazione rappresentabile a quote.

In basso troviamo a regnare i boschi misti di latifoglie, i tiranni sono i faggi che lasciano ogni tanto spazio ad altri colleghi, come ad esempio al bel abete rosso e all’abete bianco. Salendo di quota, incontriamo arbusti come l’ontano verde e un ricco sottobosco costituito soprattutto da felci e muschi, più in alto ancora subentrano il rododendro e il mirtillo.

Chi raggiunge una cima di quelle presenti nel Parco Nazionale della Val Grande può percorrere qualche metro nelle praterie alpine: questo è il regno dell’arnica montana, del tulipano alpino e fioriscono in bianco anche gli eriofori.

parco nazionale della Val Grande

Passando dal mondo vegetale a quello animale, spostiamo l’attenzione su alcune specie di interesse a livello europeo che trovano nella natura selvaggia della zona un ottimo luogo dove resistere all’antropizzazione del nord Italia. Tra gli uccelli ci sono laquila reale, il falco pellegrino e il gufo reale ma anche alcuni picchi, primo fra tutti quello nero. Gli erbivori più presenti sono il camoscio e il capriolo, i carnivori più significativi sono invece sono la volpe, la faina, la donnola e il tasso.

Nei numerosi ma mai grandi torrenti che attraversano le valli, nuotano ignari di tutto, o quasi, la trota fario e lo scazzone, assieme a numerosi macroinvertebrati. In aria possiamo con lo sguardo incrociare il merlo acquaiolo e la ballerina gialla. Finale nostalgico, dedicato alle specie oggi estinte, sperando di non dover allungare l’elenco: il lupo, l’orso, la lince e la lontra, il gatto selvatico e la puzzola. Per ora, finora, ma per alcune si può pensare in futuro ad un ritorno.

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Pubblicato da Marta Abbà il 25 agosto 2016