Papaccelle, semina e coltivazione

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Papaccelle, semina e coltivazione: come coltivare le chiochiere, anche note come papaccelle napoletane. Dalla semina alle cure colturali. 

La papaccella napoletana è un peperone dal sapore estremamente dolce e dalla pezzatura piccola. Dal 2006, la papaccella napoletana è divenuta presidio Slow Food e sempre più spesso finisce nel menu di ristoranti stellati e attenti alla tradizione enogastronomica italiana.

Questo peperone dolce, se nell’Italia Meridionale è conosciuto come papaccella, nell’Italia Centrale e nel Settentrione è nota con i nomi più disparati, chiacchiera, chiochiera e pupacchiella sono solo alcuni esempi, spesso la denominazione cambia in base al dialetto locale. Dopo questa breve presentazione del prodotto, passiamo alle tecniche di semina coltivazione.

Quando coltivare la papaccella napoletana: periodo di semina e di messa a dimora

Il periodo migliore per iniziare la coltivazione della papaccella napoletana cade nel mese di maggio. La papaccella, infatti, è il peperone annoverato tra gli ortaggi da seminare a maggio (per approfondire: cosa seminare a maggio) in pieno campo.

La semina in vivaio, in ambiente protetto, può avvenire fin da marzo nel meridione e da metà aprile nel settentrione d’Italia. La messa a dimora potrà verificarsi quando le piantine avranno raggiunto uno sviluppo consistente e quando sarà passato il pericolo di gelate tardive, quindi da metà aprile a sud e da maggio al nord.

Con semina e massa a dimora scaglionata, il raccolto della papaccella potrà iniziare da luglio e proseguire fino al termine di ottobre.

Papaccella napoletana, la coltivazione in vaso o in pieno campo

Chi ha poco spazio a disposizione e intende coltivare la papaccella napoletana nel piccolo orto domestico, può sfruttare la tecnica di coltivazione a file binate o twin rows. La tecnica di coltivazione a file binate consiste di accoppiare 2 file ponendo all’interno della bina un’interfila di 30-35 cm e tra le bine una distanza di 70 – 75 cm.

In altre parole, si vanno a coltivare due file di piante sullo stesso solco e tra un solco e l’altro si lascia una distanza di soli 70 cm. In questo modo si otterrà una resa maggiore in termini di raccolto prodotto.

Il sesto d’impianto semplice, invece, vede la coltivazione della papaccella su singole file (sesto d’impianto a file semplici)  le file sono sono poste su solchi distanti l’uno dall’altro circa un metro e le piante poste a dimora a circa 30 – 40 cm l’una dall’altra. Con questa tecnica si vanno a mettere a dimora circa 3,3 piante per ogni metro quadro di terreno a disposizione.

Il sesto d’impianto semplice richiede meno manutenzione ed è meno incline ad attacchi parassitari ma poiché vede coltivate meno piante, il raccolto sarà ridotto rispetto alla coltivazione con sesto d’impianto a file binate.

La papaccella si presta particolarmente bene per la coltivazione in vaso, soprattutto se al momento della messa a dimora (o della semina) si vanno a sceglier quei cultivar che presentando delle bacche di piccola pezzatura.

Sia per la coltivazione in vaso, sia per la coltivazione in pieno campo, l’agronomo dovrà provvedere a installare dei tutori di supporto per accompagnare la crescita della pianta.

Durante l’intero ciclo colturale sarà necessario provvedere al diserbo manuale eliminando tutte le erbe infestanti. Le opere di concimazioni vanno eseguite prima della messa a dimora delle piante già sviluppate o durante la fase di preparazione del letto di semina, contestualmente alla vangatura, interrando del fertilizzante a base di azoto.

Ricette con la papaccella napoletana

Le papaccelle possono essere consumate fresche, sott’olio, sott’aceto, arrostite, saltate in padella, fritte, cotte al forno, ripiene con tonno o alici salate, olive, mollica di pane, uvetta, pinoli, carni ma anche pomodorini del piennolo e capperi. Le papaccelle sono un ottimo contorno per piatti di carne, da servire con patate o per accompagnare il baccalà e altri tipi di pesce. Per alcune ricette, vi rimandiamo alla pagina Papaccelle ripiene sott’olio.

Pubblicato da Anna De Simone il 13 aprile 2016