Malattie del cavolo

Malattie del cavolo

Per malattie del cavolo non intendiamo i fastidi di salute poco importanti, ma le malattie che colpiscono gli ortaggi appartenenti al gruppo dei cavoli, famiglia delle Brassicaceae. Un clan, quello dei cavoli, che conta numerosi insidiatori tra bruchi, funghi, afidi e quant’altro. Vediamo allora come proteggere il raccolto. Privilegiando l’approccio biologico alla prevenzione e alla cura delle malattie.

Le malattie del cavolo principali sono la cavolaia e l’ernia del cavolo. Cavolaia non è il nome della malattia, ma quello della farfalla che deposita le proprie uova sulle foglie del cavolo generando i bruchi che le divorano. L’ernia del cavolo invece è un fungo.

La cavolaia

Tra le malattie del cavolo, la cavolaia è la più tristemente nota. In effetti può fare disastri trasformando un cavolo in un groviera (nel senso dei buchi) e facendolo deperire. Vittime della cavolaia sono tutti gli ortaggi del gruppo dei cavoli. Un gruppo molto variegato che comprende ortaggi anche molto diversi: cavolo cappuccio, cavolo verza, cavolo cinese, cavolini di Bruxelles, cavolfiori, broccoli, broccoletti e cime di rapa.

La farfalla cavolaia si riconosce dal colore bianco panna con le punte delle ali nere. Dalle uova gialle depositate sulla pagina inferiore delle foglie fuoriescono bruchi nel giro di 1-2 settimane e a quelo punto comincia la razzia. I bruchi della cavolaia maggiore sono verde chiaro a puntini neri, quelli dell cavolaia minore sono più piccoli e di colore grigio pallido. Entrambi divorano la foglia di cavolo fino alla nervatura centrale, l’unica parte a rimanere intatta.

La prima difesa naturale dalla cavolaia consiste nella raccolta manuale delle uova e dei bruchi, un’attività molto impegnativa che spesso non basta a risolvere il problema. Come prevenzione, sono efficaci le consociazioni con pomodori o sedano e le irrorazioni periodiche con infuso di tanaceto o infuso di assenzio. Per la lotta biologica, funzionano molto bene i preparati a base di Bacillus thuringiensis e sono innocui per gli altri esseri viventi.

Bioinsetticida in polvere a base di Bacillus thuringiensis

Bioinsetticida liquido a base di Bacillus thuringiensis

Irroratore da giardino

L’ernia del cavolo

Sembra un’imprecazione invece è un fungo, la Plasmodiophora brassicae. Un fungo molto insidioso perché le sue spore sopravvivono nel terreno per anni. L’infestazione da ernia del cavolo si manifesta con delle escrescenze di tipo tumorale sulle radici (simili a delle ernie). Le piante colpite si indeboliscono fino a deperire.

La prevenzione contro questa malattia del cavolo comincia dal terreno. Suoli acidi e bagnati favoriscono la proliferazione dell’ernia del cavolo: quindi la prima cosa da fare è una valutazione del pH del terreno per creare il più possibile un ambiente neutro con un pH attorno al 7.

Misuratore di pH del terreno

Per rendere più alcalino un terreno acido e aumentarne il pH (alcalinizzazione) si può aggiungere alla terra della cenere di legna (abbondante) o del carbonato di calcio (120 gr/mq per un terreno sabbioso, 300 gr/mq per terreno argilloso, 750 gr/mq per terreno torboso). Tenendo presente che per completare l’alcalinizzazione di un suolo sono necessari più trattamenti.

La prevenzione nei confronti dell’ernia del cavolo si fa aggiungendo alghe calcaree tra le piante di Brassicacee in coltivazione. Una misura efficace è quella di intingere le radici delle piante in macerato di equiseto e argilla prima di interrarle. Anche integrazioni di litotamnio possono servire mentre per la concimazione va evitato il letame fresco.

Litotamnio

Altro da fare non c’è. Parliamo infatti di una malattia del cavolo che può anche non uccidere completamente le piante, a volte le indebolisce soltanto e ne rallenta la crescita, ma non esistono preparati efficaci per la lotta diretta. Inoltre, nel punto dove sono stati coltivati cavoli infettati le spore rimangono attive a lungo e non è consigliabile piantarvi altri cavoli per almeno 4-7 anni.

Pubblicato da Michele Ciceri il 21 settembre 2015