In arrivo le coltivazioni perenni

Immaginate campi di grano perenni, coltivazioni che non si devono piantare ogni anno così da rendere massimo lo sfruttamento dell’agricoltura a scopo alimentare. Rendere qualsiasi pianta perenne potrebbe essere il punto di svolta dell’ingegneria agricola fermando la crisi alimentare e addirittura i cambiamenti climitici. Ogni anno le piante devono essere riseminate ma prima dell’invenzione dell’agricoltura gran parte della superficie del pianeta era coperta da piante perenni che gli uomini non potevano sfruttare a scopo alimentare. Da decenni gli agricoltori sognano di sostituire le piante del proprio raccolto con coltivazioni perenni, l’ingegneria genetica offre la soluzione e a sentire il parere degli agronomi i vantaggi non riguardano solo l’abbondanza alimentare.

Le piante delle coltivazioni perenni hanno radici più lunghe, dunque rinforzano il suolo e lo proteggono dall’erosione, aiutano anche a trattenere elementi preziosi come il fosforo e richiedono meno fertilizzanti delle piante stagionali. Le coltivazioni perenni non richiedono aratura, pertanto non sono una fonte di gas serra, anzi, al contrario, come qualsiasi polmone verde, le coltivazioni perenni sono depositi di anidride carbonica. Avviare una coltivazione perenne è teoricamente possibile, mentre rendere questa tipologia di coltivazione un fenomeno di massa è un’impresa più difficile.

Gli scienziati stanno accellerando lo sviluppo delle perenni con tecnologie che possono analizzare velocemente il genoma di piante così da individuare quelle con le caratteristiche desiderate. Quando una prima generazione di piante produce semi, selezioneranno i pochi elementi della nuova generazione che avranno mantenuto quei tratti. Una volta che saranno disponibili alternative perenni alle varietà stagionali o annuali, la distribuzione su larga scala avrà un grosso impatto positivo sia sulla qualità del suolo che sulle emissioni di anidride carbonica. La chiave di volta delle coltivazioni perenni è costituita dall’apparato radicale, infatti è proprio grazie alle sue dimensioni elevate che le perenni potranno aiutare così tanto il Pianeta.

Pubblicato da Anna De Simone il 14 gennaio 2012