Ginocchia deboli: cause e cosa fare

Ginocchia deboli

Ginocchia deboli, a volte si dice che fanno “Giacomo Giacomo”, oppure che sembrano di gelatina. Capita spesso ma, se non è una situazione momentanea, è bene approfondire le cause e capire se ci sono degli esercizi per migliorare il nostro stato fisico.



Ginocchia deboli: cause

Le ginocchia deboli possono essere uno dei tanti effetti collaterali di una malattia ben più grave, oppure un “semplice” segno dell’età che avanza. C’è chi si ritrova con le ginocchia deboli dopo un infortunio, oppure a seguito di una distorsione al ginocchio.

In generale se soffriamo di artrite, è più probabile che prima o poi riscontreremo questo problema, molto più rara è la situazione in cui la causa della debolezza a queste articolazioni sia una infezione del ginocchio o la sindrome llitobial banda. Un altro fattore che può far aumentare la probabilità di ritrovarsi con le ginocchia doloranti e deboli è l’obesità.

Ginocchia deboli e doloranti

Se le sentiamo deboli, spesso le sentiamo anche doloranti, è prevedibile come è prevedibile che siano proprio le ginocchia, tra tutte le articolazioni, quelle più a rischio. Da quando iniziamo a camminare sui nostri piedi, tengono tutto il peso del corpo, quando camminiamo, quando saltiamo, quando pedaliamo e quando facciamo sport come calcio, pallacanestro, pallavolo o atletica. Dai 50 anni in poi, le ginocchia sono una delle articolazioni più colpite dall’artrosi e da dolori più generici.

Ginocchia deboli

Ginocchia deboli: sintomi

Sono abbastanza intuibili i sintomi, che partono dalla evidente difficoltà riscontrata nell’eseguire semplici movimenti. Le ginocchia ci sembrano rigide, si gonfiano, a volte anche arrossiscono oppure “schioccano” mentre le pieghiamo. La maggior parte delle volte, i sintomi sono molto lievi e col tempo peggiorano, è bene fin dai primi cenni, provvedere a fare esercizi e sport adatti.

Ginocchia deboli: cosa fare

Se iniziamo a muoverci regolarmente fin da prima che le ginocchia diventino deboli, è molto probabile che non arriveremo mai a soffrirne, a meno di infortuni improvvisi. Se ci si muove da sempre, i tessuti articolari sono più elastici e più tonici, e anche resistenti.

Tutto ciò, con misura e moderazione, perché anche troppo movimento può “stressare” le ginocchia e metterle in difficoltà. Da evitare, quindi, sport come corsa, calcio, tennis praticati in modo eccessivo o improprio, senza controllare lo stato delle ginocchia e il processo artrosico che le riguarda.

Ginocchia deboli

Ginocchia deboli: esercizi

Ci sono decine e decine di esercizi per le ginocchia deboli, con le rispettive varianti, ma prima di vederne qualcuno è bene specificare che se non vengono fatti con regolarità e in modo continuativo, non fanno alcun effetto.

Per coadiuvare la mobilità del ginocchio e prevenire l’irrigidimento articolare ci si può sdraiare sulla schiena tirando un ginocchio verso l’addome, mentre testa e collo restano a terra. Prima si flette poi si stende il ginocchio, ripetendo almeno una decina di volte questa sequenza.

Un effetto simile lo ha anche il noto esercizio della “bicicletta” in aria, che consiste nel pedalare da sdraiati sulla schiena, su una bicicletta immaginaria, le braccia lungo i fianchi e i palmi delle mani a terra.

Per rinforzare i muscoli, poi, possiamo metterci a sedere su un tavolo con le gambe penzolanti e legarci una zavorra a fascia alle caviglie per poi oscillare lentamente avanti e indietro il piede e il polpaccio.

Ginocchia deboli

Ginocchia deboli: sport

Se calcio, corsa e tennis sono sconsigliati, nuoto, bicicletta, idrobike e acquagym sono considerati i migliori sport per chi ha le ginocchia deboli. Il nuoto rinforza i legamenti e i muscoli dell’articolazione senza rischio di traumi se si evita lo stile rana, la bicicletta se fatta in pianura, contribuisce al recupero della piena funzionalità delle ginocchia.

Entriamo in acqua di nuovo per l’idrobike, un mix di benefici della piscina e della bicicletta mentre l’acquagym ha il vantaggio della normale ginnastica fatta però con il peso corporeo sostenuto dall’acqua.

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Pubblicato da Marta Abbà il 29 agosto 2017