Dislalia: significato

Dislalia

La Dislalia è un problema piuttosto comune anche se pochi conoscono questo termine per definirlo e se ne usano spesso di più derisori, meglio conoscere il nome vero anche per non offendere e per chiamare le cose senza giudicarle. La dislalia non centra nulla con la dislessia, anche se esiste una assonanza, ma in qualche modo ha a che fare con le parole, con le parole non scritte ma pronunciate.



Dislalia: significato

La dislalia, per intero chiamata “organica periferica”, è quello che si chiama comunemente un difetto di pronuncia. Non è un vizio o una mancata volontà di distinguere le sillabe o altro di volontario, alla base c’è un’alterazione di prima formazione dei muscoli della cavità e degli organi di risonanza e articolazione verbale.

Può essere sia di origine traumatica, ovvero legata ad un trauma, sia conseguente a una paralisi periferica. Di solito i casi di dislalia si classificano in base alla zona in cui avviene l’errata impostazione del fonema e se ne hanno tre, di casi, quello labiale, quello dentale e quello organico

Dislalia: significato

Dislalia: significato

Le dislalie organiche linguali sono le più rare e sono causate da dimensioni della lingua anomale, troppo grandi o troppo piccole. Si parla infatti di micro e di macroglossia, a seconda dei casi. Le origini del problema possiamo cercarle in eventi traumatici ma anche in episodi chirurgici, questa dislalia può essere legata alla paralisi mono o bilaterali dell’ipoglosso.

Un altro tipo sempre di organica è la organica palatale che porta alla compromissione della divisione tra cavità orale e nasale. Si ha a seguito di lesioni del palato duro o del palatofaringe e dal punto di vista della pronuncia, le consonanti “vittime” sono /b/, /d/, /g/ in /m/, /n/, /gn/.

Per il palato primario si parla di cheiloschisi, se il problema è al labbro, o di gnatoschisi se è all’arcata alveolo-dentale. Per il palato secondario si avrà la stafiloschisi, la uranoschisi o l’uvuloschisi a seconda di dove il problema ha origine.

Dislalia: significato

Dislalia labiale

Le dislalie labiali sono quasi rare quanto le organiche e hanno origine traumatica o chirurgica. Le consonanti che in questo caso possono trasformarsi nella bocca di chi ne soffre sono tendenzialmente 3, la /p/, la /b/ e la /m/.

Dislalia dentale

La terza tipologia, la più frequente oggi, è quella delle dislalie dentali, dette anche delle arcate dentarie. Questa volta ad essere compromesse sono le consonanti labiodentali come la /f/ e la /v/, ma anche quelle linguodentali come la /l/ e la /r/, e quelle sibilanti come la /ts/, la /dz/, la /s/, la /z/, la /st/.

Dislalia dentale

Dislalia in chirurgia

In diversi casi meglio non intervenire, se non caldamente consigliato e seguendo uno specifico protocollo chirurgico che prevede una serie di step. Eccoli in modo indicativo, starà poi al medico specialistico valutare i singoli casi.

Si parte dalla chiusura del labbro e palato molle a 2-3 mesi, a 5 mesi si consiglia invece la chiusura del palato duro. A sei anni il bambino il bambino può essere sottoposto ad una rinofribroscopia TAC e ad un trattamento ortodontico, a 8 ad una faringoplastica. Se si è già attorno ai 16 anni o poco più, allora quello che c’è da fare è una rinoplastica, oppure una osteotomia.

Dislalia: libri

Ci sono libri molto interessanti da cui partire per affrontare un trattamento che vada a migliorare se non ad eliminare del tutto un difetto di pronuncia. Ottimo esempio è questo “Giochiamo con i fonemi” che è letteralmente un manuale di giochi ed attività mirate al consolidamento delle abilità fono-articolatorie dei bambini. Nulla ci vieta di utilizzarli al bisogno per qualsiasi soggetto abbia la necessità di fare esercizio.

Non è affatto semplice improvvisare degli esercizi divertenti per trattare i disturbi evolutivi del linguaggio e dell’articolazione, oltretutto si tratta di attività che devono essere ripetute spesso e con regolarità, per cui se sono banali o poco divertenti, rischiano di demotivare e abbattere il bambino.

Con questo libro tra le mani si è a cavallo: contiene oltre 150 schede e più di 800 carte a colori per giochi divertenti, anche ben noti come il gioco dell’oca, oppure da imparare da capo mentre ci si esercita con fonemi occlusivi, costrittivi, affricati, parole con dittonghi o con gruppi consonantici particolari o intere parole che possono sembrare inaffrontabili da quanto sono complesse.

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Pubblicato da Marta Abbà il 22 maggio 2018