Come addestrare un cucciolo

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Come addestrare un cucciolo: è come addestrare un po’ anche sé stessi, alla pazienza, sì, ma anche alla disciplina, alla memoria e all’ordine. Perché educare lui vuol dire educare un po’ anche noi.

Un altro insegnamento di vita e su come addestrare un cucciolo è non prendersi troppo sul serio, ma facendo sul serio. Esatto: metterla sul gioco, quando si tratta di come addestrare un cucciolo, è la cosa migliore. Soprattutto è meglio che trattarlo male.

Questo vale in generale, con un giovane alunno è ancora più importante. Inizierebbe altrimenti ad avere immotivata e irragionevole paura di noi, senza imparare nulla. Una persona terrorizzata a una capacità di apprendimento ridotta.

Un po’ di altruismo, anche, prima di capire come addestrare un cucciolo: scegliamo i giochi che piacciono a lui e non a noi. Quindi non per forza particolarmente simili a quelli di un bambino o in abbinamento con gli accessori di casa ma, lui vuole così, fatti di tante parti multiple di diversa consistenza, che si possono aprire o spezzare. L’unico veto che si può mettere ai desideri del cucciolo sul giocattolo è che siano pericolosi come materiale o come possibilità di causare infortuni.

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Si deve iniziare subito a capire come addestrare un cucciolo perché la fase più importante sono i primi tre mesi, fondamentali. In questo periodo il cucciolo ha bisogno di essere stimolato e di essere coccolato e manipolato, e anche premiato se fa la cosa giusta, apprendendo ad apprendere.

Come addestrare un cucciolo: i bisogni

Essere abitudinari in questa sezione di come addestrare un cucciolo conta molto, perché è necessario scegliere un determinato luogo seguendo anche una routine rigorosa. Tutti i giorni, stessi orari, il cucciolo deve essere portato in una certa zona che deve poter identificare come “zona pupù”. Poi certo non è che la deve fare sempre lì, ma deve capire che è lì “fuori” e non a casa.

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Di solito il posto “lì” è meglio sceglierlo vicino, mentre per gli orari, quelli consigliati sono mattina, dopo ogni pasto, dopo il gioco e la sera. Teniamo conto che i cuccioli fanno più spesso i bisogni e possono essere più irregolari.

Anche per questo, mi raccomando, per sapere come addestrare un cucciolo a non fare i bisogni in casa ci vuole spirito di osservazioni: impariamo a riconoscere eventuali segnali di “devo andare al bagno” e portalo fuori immediatamente.

Come addestrare un cucciolo: gioco e morsi

Il momento del gioco fa parte di quelli utili per vedere come addestrare un cucciolo. E’ un po’ un fai da te, in questo caso, perché se lasciamo da subito che il nostro cane socializzi con i suoi simili, impara da solo a non mordere, perché gli altri reagiranno. La legge “della giungla” soft, tra teneri pelosi, per mettersi subito in riga.

Poi bisogna capire come addestrare un cucciolo a non mordere noi. Qui bisogna essere molto rigidi e smettere di giocare e dargli attenzione quando lo fa, emettere un grido e poi ignorarlo. Così che colleghi la nostra reazione al suo morso. Cercherà poi di farsi perdonare e imparerà, non schiaffeggiamolo perché deve avere il tempo di capire: azione e reazione.

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Per accorciare i tempi possiamo dargli giocattoli da mordicchiare, i suoi preferiti, cosicché si sfoghi lì. Anche questo è un modo per affrontare il come addestrare un cucciolo, aiutandosi con espedienti e dandogli momenti di sfogo.

Come addestrare un cucciolo: bambini

Che si abbiano figli o no, capire come addestrare un cucciolo a stare in presenza di bambini e giocare con loro è un passaggio sempre utile. I piccoli di uomo spesso non hanno le misure, tanto quanto quelli di cane. Possono magari avvicinarsi troppo, o toccarlo in modo involontariamente aggressivo, o, se più grandini, magari fargli i dispetti.

In ogni caso il come addestrare un cucciolo comprende il fatto che il nostro non deve reagire in modo violento. Al contempo meglio spiegare al bambino a non provocare il cucciolo, a non sbattergli le cose in faccia, a non farlo sentire minacciato.

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Come addestrare un cucciolo: a cuccia e vieni

Prima di sapere come addestrare un cucciolo a mettersi a cuccia neanche a venirci incontro, è necessario intendersi con lui e instaurare un canale chiaro di comunicazione. Verbale. Partiamo dal nome, premiandolo quando ne risponde.

Poi, come addestrare un cucciolo a mettersi a cuccia e poi a seguire il comando “vieni” sono processi simili: deve imparare a collegare ordine con azione e azione con premio. Carezze o bocconcini che siano. Man mano imparerà a mettersi a cuccia, poi a stare fermo a cuccia fino a nostro comando e, infine, a venire quando da più lontano lo chiamiamo. Poi però è necessario, se si vuole fare bene la parte di chi sa come addestrare un cucciolo, mostrarsi emozionati quando obbedisce.

Come addestrare un cucciolo: guinzaglio

Per cominciare ad affrontare il come addestrare un cucciolo a stare al guinzaglio…magari senza tirare…stanchiamolo così che non abbia energie per tirare. Sì, si parte così, facendolo giocare, ad esempio, prima della passeggiata.

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Una volta fuori è necessario prendere e fargli prendere la mano sulla velocità, tenderà a correre ed andare ovunque, e poi magari fermarsi improvvisamente. Ricordo bene come il mio pastore bernese dopo aver percorso in un indomabile zig zag centinaia di metri, si bloccava come un masso, inamovibile, in mezzo alla strada, dietro ad una macchina, sulla porta di un negozio. E chi lo convinceva.

E’ tutto un gioco di voce e di tirare il guinzaglio, ma non troppo. Sono le imprese del come addestrare un cucciolo. Ed ecco che salta fuori la gran pazienza necessaria, e la capacità di riderci sopra. Ho rishciato di non presentarmi alla mia laurea perché il cane non voleva tornare a casa, a 3 mesi. Per fortuna si è convinto, al pelo.

Come addestrare un cucciolo

Per finire questo assaggio educativo dedicato ai cuccioli, dopo aver capito nel caso anche come addestare un cane e come addestrare un gatto, adulti, ecco un video che fa una panoramica interessante. Certo ognuno ha il proprio cucciolo con la sua testolina, ma è utile farsi una idea di cosa ci aspetta.

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Pubblicato da Marta Abbà il 27 settembre 2015