Cellule somatiche: quali sono

Cellule somatiche

Cellule somatiche, hanno un nome un po’ sfortunato ma non sono cellule “cattive”. Nel latte non sono il top, e vedremo perché, ma per il resto possono essere indispensabili per il funzionamento di molti organismi viventi, noi compresi.



Cellule somatiche: quali sono

Sono alla base di ogni organismo questa cellule, sono essenziali per la formazione dei molti tessuti del corpo, anche di quelli umano, quando si uniscono tra loro. I tessuti creati dalle cellule somatiche a loro volta uniti vanno a formare gli organi, quelli vitali per gli organismi che ci circondano e anche per noi.

Per distinguere queste cellule dalle altre si guarda il numero di cromosomi contenuti perché ne hanno il doppio rispetto alle cellule germinali, e hanno quindi un nucleo di 46 cromosomi

Cellule somatiche: latte

La presenza di cellule somatiche nel latte è una caratteristica a cui fare attenzione perché possono voler significare qualcosa di negativo. Vediamo perché. Esse sono presenti di default nel sangue e anche nel latte, il problema è la quantità che va infatti monitorata e che in generale dipende dallo stato sanitario della mammella.

Quando essa si ritrova in uno stato patogeno, c’è una risposta immunitaria che si nota dall’innalzamento del numero di cellule somatiche. Esse diventano così un segnale di presenza di infiammazione o malattia. Il latte troppo ricco di questo tipo di cellule ha delle caratteristiche particolari e che vanno ad influenzare anche la qualità dei prodotti che ne ricaviamo.

Cellule somatiche

Il latte con tante somatiche è meno lavorabile, rivela delle caratteristiche tecnologiche alterate e la sua trasformazione in prodotti caseari rende meno, oltretutto ciò che si ottiene mostra una scarsa qualità. Nel latte con cellule somatiche in quantità elevate rispetto alla norma, troviamo anche un numero esagerato di enzimi di tipo lipasi e plasminogeno che influenzano negativamente sia la qualità dei prodotti caseari ricavabili sia la conservabilità del latte sia crudo sia trattato termicamente.

Cellule somatiche

Cellule somatiche: come eliminarle

Noti gli effetti negativi di queste cellule, se presenti nel latte, ecco che qualcuno si è dato da fare per eliminarle o per lo meno di abbassarne i livelli. Alcuni studiosi hanno provato a intervenire sul processo di “separazione per gravità” di queste cellule. Un processo tecnico davvero complesso da spiegare a chi non è del settore e che del latte con o senza cellule del genere, assaggia solo il risultato finale.

Cellule somatiche umane

Vanno distinte da quelle germinali, che si distinguono a loro volta in cellule germinali primitive e in germinali mature (cioè spore e gameti). Nell’uomo troviamo come cellule della linea germinale, gli spermatozoi e le cellule uovo, e così vale anche per gli altri mammiferi. Per capire quindi quali sono nell’uomo le cellule somatiche, basta escludere quelle che sono spora, gameti e gametociti, oltre a tutte quelle indifferenziate staminali

Ci sono varie differenze tra le somatiche e le germinali, una tra tutte riguarda il metodo di riproduzione: le prime ad esempio si dividono per mitosi, le seconde per meiosi.

Cellule somatiche: analisi

Per quanto riguarda il latte, la analisi di queste cellule è importante per ciò che se ne ricava, ma per l’umo, è ancora più importante perché le mutazioni di questa tipologia di cellule possono portare a gravi a tumori. Non è il caso di andare in allarme prima di aver approfondito, perché potrebbero anche non avere alcuna conseguenza.

Cellule somatiche

Cellule somatiche: aploidi o diploidi

Quasi tutte le cellule di questo tipo sono diploidi, ovvero i loro cromosomi sono in duplice copia, ciascuno ha un gemello uguale a lui per il 99% della sequenza. Ciò fa sì che quasi tutte le somatiche abbiano due corredi cromosomici e per indicarle usiamo la notazione “2n”, per le aploidi invece la semplice “n”, dove n rappresenta il numero di cromosomi dell’individuo (23 per l’uomo). Esempi di aploidi, non somatiche, sono i gameti e le meiospore.

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Pubblicato da Marta Abbà il 30 gennaio 2018