Il Caffè è minacciato dai cambiamenti climatici

Entro pochi decenni il caffè Arabica potrebbe essersi estinto a causa dell’incalzante surriscaldamento globale. C’è ancora chi non credei ai cambiamenti climatici, l’ulteriore prova del drammatico fenomeno arriva dai ricercatori della Kew Gardens. Nei possimi 70 anni, l’aumento delle temperature globali potrebbe rendere il 99,7% delle aree atte alla coltivazione di caffè Arabica, non più idonee a tale scopo.

Le aziende produttrici di Caffè dovrebbero “migrare” le loro piantagioni di 50 metri per ogni decennio. Le aziende potrebbero installare sistemi di raffreddamento artificiale, incrementare l’irrigazione o affidarsi agli OGM, tuttavia, la specie Arabicaselvatica” ha una diversità genica che la rende particolarmente resistente a minacce come parassiti e malattie vegetali.

I cambiamenti climatici costringeranno le aziende produttrici di caffè a individuare nuovi siti per le piantagioni; secondo i ricercatori la migrazione delle piantagioni di caffè è l’unico modo per preservare la specie Arabica che non sarà più coltivato nelle sue zone d’origine (le montagne dell’Etiopia e del Sudan meridionale) ma altrove. L’Arabica è la qualità di caffè più diffusa sul mercato globale. Rappresenta il 70% dei caffè più venduti negli Stati Uniti e nella gran parte dell’Europa, Italia inclusa. Solo in Grecia e in Turchia l’Arabica non è il caffè più diffuso perché si prediligono i chicchi di Robusta, meno diffuso in Italia a causa del suo elevato tenore di caffeina che lo rende meno piacevole al palato.

L’Arabica potrebbe estinguersi entro il 2080. Il nuovo studio, pubblicato dalla rivista Public Library of Science ONE, ha analizzato vari scenari in base alle probabilità e all’andamento dei cambiamenti climatici. Nella prospettiva migliore almeno il 65% della superficie destinata alle piantagioni di Arabica non sarà più idonea entro il 2080, nello scenario peggiore è prevista la perdita del 100% della superficie. In alcune zone come nelle REgioni del Platau Boma in Sud Sudan, la fine delle piantagioni potrebbe avvenire già nel 2020.

Lo studio ha esaminato esclusivamente la specie Arabica in risposta all’aumento della temperatura. Nonostante la drammaticità delle previsioni, i ricercatori dicono che le loro stime sono “ottimiste” perché non hanno tenuto in conto della deforestazione, fenomeno incalzante che non sta risparmiando gli altipiani dove sono coltivati i chicchi di caffè. Un altro fattore escluso è stato il probabile calo del numero di uccelli che diffondono i semi. Entrambe conseguenze del surriscaldamento globale.

Foto | ALAMY

Pubblicato da Anna De Simone il 14 novembre 2012