Biochar, sostenibile o no?

L’Italia potrebbe diminuire le sue emissioni di CO2 con l’ausilio del biochar, un fertilizzante/ammendante, capace di aumentare la fertilità del suolo così da migliorare la produttività agricola. Le tonnellate di CO2 tagliate ogni anno con l’impiego di biochar, potrebbero ammontare a 45 milioni! Il problema è che in Italia il biochar è vietato. E’ per questo che il 17 e il 18 gennaio, la sede della fondazione Minoprio, ospiterà a Vertemate con Minoprio in provincia di Como, il “1° Simposio Mediterraneo sul Biochar”.

Le prima domanda che possiamo porci è: “perché il biochar è vietato se può aiutare l’agrobusiness e l’ambiente?
A quanto pare, la legislazione italiana dovrebbe allinearsi con gli ultimi progressi tecnologici. C’è chi parla di pressioni, di interessi economici… ma c’è da dire che fino a poco tempo fa la produzione di biochar non era così sostenibile.

E’ vero, il biochar agisce come una spugna e assorbe e trattiene la CO2, oltre che tutti i nutrienti e l’acqua indispensabili per rendere un terreno fertile. In questo modo, con il biochar si sottrae anidride carbonica e metano all’atmosfera e la si intrappola nel suolo. Con la sua azione, il biochar svolge un duplice ruolo: da un lato contrasta i cambiamenti climatici e dall’altro si comporta come un fertilizzante sostenibile.

Il problema sorge con la produzione. C’è bisogno di una fonte di biomassa e in più, questa deve essere trasformata in prodotto finito (biochar). La trasformazione di biomassa in biochar è un processo molto complesso. Se la trasformazione non viene operata in modo adeguato, si rilasciano in atmosfera composti chimici altamente inquinanti.

La proposta delle comunità che sostengono la diffusione di biochar, prevede l’utilizzo degli scarti agricoli come fonte di biomassa e per la trasformazione si propone di applicare un processo di pirolisi. Con la pirolisi la biomassa può essere trasformata in biochar ma per fare avvenire questa trasformazione c’è bisogno di somministrare alte temperature al sistema. Temperature comprese tra i 400 e 800 gradi, in forte carenza di ossigeno. E’ vero che il biochar potrebbe tagliare in modo diretto 45 tonnellate di CO2 all’anno, ma con la sua produzione, quante ne emetterebbe? Raggiungere alte temperature richiede un costo energetico elevato.

Durante il simposio saranno posti in evidenza gli ultimi studi, le ricerche e le sperimentazioni riguardante un metodo di produzione del biochar più sostenibile, applicazioni al suolo, certificazioni di qualità, normative europee e si dibatterà sullo sviluppo di un mercato economico e ambientale più forte.

Saranno presenti come relatori: il prof. Johannes Lehmann della Cornell University (USA), il prof. Bruno Glaser dell’Università di Halle (D), lo scienziato del suolo Saran Sohi dell’Università di Edinburgo (GB), il prof. Franco Miglietta dell’IBIMET-CNR di Firenze (IT).

Pubblicato da Anna De Simone il 17 gennaio 2013