Visione scotopica: significato

Visione scotopica

Visione scotopica, uno dei modi di vedere che abbiamo, e non stiamo parlando di punti di vista, di credenze e di valori ma di visione dal punto di vista fisiologico. Il nostro modo, da umani, di vedere, cambia al variare delle situazioni, delle condizioni di illuminazione soprattutto. Se siamo in pieno giorno oppure sul far della sera, i nostri occhi, e il nostro cervello che riceve i suoi segnali, sono chiamati a fare di volta in volta un differente lavoro. Le alternative alla visione scotopica sono la visione fotopica e quella mesopica.



 

 

Visione scotopica: significato

In inglese si dice “scotopic vision” e si tratta di un tipo di visione monocromatica dovuta unicamente all’attività dei bastoncelli della retina. La si ha quando la luce è davvero carente, perché il sole sta tramontando oppure perché ci siamo addentrati in un ambiente particolarmente buio.

In questo tipo di circostanze siamo in grado di rilevare differenze di brillanza ma non differenze di cromaticità. Quando l’illuminazione è normale, la visione che abbiamo viene detta fotopica, quella mesopica prima citata è caratteristica a livelli intermedi di luce.

Visione scotopica: significato

Visione scotopica: coni

Se la visione scotopica è dovuta all’attività dei soli bastoncelli, che fine hanno fatto i coni? Sono loro quelli specializzati nel distinguere moltissimi colori oltre che nell’adattarsi alle variazioni di luce. Quando i raggi luminosi passano poi dal cristallino, l’immagine viene proiettata sulla retina che è composta da circa 7 milioni di coni e 12 milioni di bastoncelli che agiscono in sinergia.

Sono però i coni i protagonisti della visione fotopica perché si concentrano in una piccola zona della retina completamente priva di bastoncelli detta fovea, e assicurano così che noi possiamo percepire al meglio i colori e i contrasti.

I bastoncelli, a questo punto, entrano spesso in gioco quando c’è meno luce. Se in generale la scansione del campo visivo non è mai regolare, ogni cono presente nella fovea è collegato ad una cellula nervosa mentre i bastoncelli risultano collegati alle cellule nervose solo a gruppi.

Va da sé che questi ultimi trasmettano una immagine più confusa, da un lato, quindi sono meno efficienti dei coni, ma funzionano anche quando c’è poca luce e quando i coni non riescono più a fornire informazioni utili al cervello. Siamo esattamente nelle condizioni in cui la visione è scotopica.

Visione scotopica: coni

Visione scotopica: meccanismo

Entrando nel merito del meccanismo della visione scotopica possiamo osservare che la curva di sensibilità ha il massimo che si sposta verso lunghezze d’onda minori e questo porta ovviamente il nostro occhio a percepire alcune cose meglio di altre.

La visione scotopica di solito “scatta” dopo circa 30 minuti di adattamento al buio e a salvarci dall’effetto black out sono alcuni bastoncelli che, particolarmente sensibili, vengono stimolati anche dalla minima quantità di fotoni che arriva.

Visione scotopica e mesopica

Quando c’è un po’ più luce, dalla visione scotopica si passa a quella mesopica e in questo caso si ha una attività contemporanea dei bastoncelli e dei coni della retina. Il livello di illuminazione intermedio in cui la mesopica si attiva è di solito quello corrispondente all’intervallo di luminanza compreso fra 0,001 e 3 cd/mq.

Per chi è incuriosito da queste diverse modalità di visione al variare della luminanza, ecco le soglie di passaggio “ufficiali”. La scotopica scatta quando la luminanza è minore di 0,001 cd/m², la mesopica quando è compresa tra 0,001 cd/m² e 3 cd/m², la fotopica se è maggiore di 3 cd/m².

Visione scotopica e mesopica

Visione scotopica e fotopica

Alla luce del sole sono i coni che nei nostri occhi la fanno da padrone assicurandoci una visione piena, “full colors”. E in particolare l’occhio umano utilizza tre tipi di coni per percepire la luce nelle rispettive tre bande di colore. E secondo voi, anche i cani hanno la stessa visione? Basta leggere come vedono i cani per saperlo.

Visione scotopica e ciclismo

Troviamo una applicazione della visione scotopica nel ciclismo e, in particolare, in uno avvenieristico modello di occhiali del catalogo Shimano, adatti sia ai professionisti, sia a chi è appassionato di ciclismo ma lo pratica solo a scopo ricreativo.

Occhiali top della gamma con un peso di 25 e 30 grammi, sono in due modelli diversi ma in entrambi ci sono lenti grandi e che danno la possibilità di avere visibilità ottimale nelle giornate di luce intensa. Con ciascun occhiale vengono fornite tre tipologie di lente: una lente polarizzata, una lente fotocromatica e una lente specifica per condizioni di scarsa luminosità. Vediamole, già ipotizzando quale sia quella che sfrutta la visione scotopica.

C’è una lente fotocromatica adatta in condizioni soleggiate, una lente concepita per condizioni di alta luminosità e poi c’è la lente “Cloud Mirror” con 85% di trasmissione di luce. E’ questa che sfrutta la visione Scotopica dell’occhio umano per aumentare la visibilità in condizioni di pioggia e oscurità.

Sia la tinta di colore, sia il rivestimento a specchio, sono studiati per la percezione notturna dell’occhio umano e riescono a rendere la vista più luminosa anche in quelle condizioni aumentando il contrasto in condizioni di oscurità.

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Pubblicato da Marta Abbà il 7 giugno 2018