Thermotoga neapolitana, il batterio che produce energia pulita

Thermotoga neapolitana

Nel gennaio del 2012 vi parlammo del batterio thermotoga neapolitana, isolato per la prima volta presso il Cnr di Pozzuoli (NA). Lo soprannominammo “il batterio mangiarifiuti” per la sua capacità di produrre idrogeno a partire dai rifiuti organici. Il Cnr di Pozzuoli mise a punto il primo abbozzo di un dispositivo cilindrico in grado di sfruttare il batterio per produrre combustibili per auto ed elettricità rinnovabile.

A distanza di oltre due anni, la ricerca del Cnr di Pozzuoli ha subito delle evoluzioni e fa ancora parlare di sé. Lo studio è già stato pubblicato sull’‘International Journal of Hydrogen Energy’ ed è in via di pubblicazione su ‘ChemSunChem’, autorevoli voci di settore.

Il nuovo metodo biotecnologico, ideato e brevettato dal team diretto da Angelo Fontana presso i laboratori di ricerca dell’Istituto di chimica biomolecolare del Consiglio nazionale delle ricerche (Icb-Cnr) di Pozzuoli, è chiamato Clf, acronimo di Capnophilic Lactic Fermentation e si avvale del sopracitato batterio Thermotoga neapolitana.

Il batterio vive e prolifera a 80 gradi nelle solfatare marine a largo del litorale Flegreo.

“Le cellule della Thermotoga si comportano da micro reattori in grado di produrre idrogeno da fermentazione di substrati organici, inclusi materiale di scarto dell’industria agroalimentare, permettendone una trasformazione in energia pulita-spiega Fontana-Clf rappresenta un inedito metodo che consente di avere simultaneamente tre vantaggi: la produzione di energia pulita, la cattura dell’anidride carbonica e il recupero di materiali di scarto”, prosegue il ricercatore dell’Icb-Cnr. “Il metabolismo del batterio prendendo CO2 e acido acetico rilascia acido lattico con la completa eliminazione della CO2, inoltre, al contrario dei classici meccanismi di fissazione autotrofa, come ad esempio la fotosintesi, non comporta sintesi di composti del metabolismo cellulare. Anzi, l’utilizzo di anidride carbonica stimola la velocità di fermentazione determinando un miglioramento della produzione di idrogeno da cui potrebbe essere direttamente ottenuta energia elettrica

I vantaggi derivanti da tale processo sono intuitivi: “L’obiettivo del lavoro attualmente in corso è scientifico, ma i risultati aprono ora la possibilità dell’applicazione industriale della Capnophilic Lactic Fermentation, considerando che per la sola produzione di acido lattico esiste un mercato mondiale stimato in circa 1.200 milioni di dollari nel 2010”, conclude Fontana. “La produzione biologica di idrogeno mediante fermentazione batterica di substrati organici, incluso molti materiali di scarto, è una tematica scientifica caldissima e di grande prospettiva per la produzione di energia da fonti rinnovabili.

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Pubblicato da Anna De Simone il 7 luglio 2014