Spugna in acquario marino

spugna in acquario marino

Spugna in acquario marino: esigenze delle spugne blu, spugne bianche, spugne arancioni, spugne viola e altri tipi di spugne nell’acquario marino. Nome scientifico e alimentazione. Cosa fare in caso di spugna morta o spugna con macchie grigie e bianche.


Le spugne sono animali filtratori e per questo possono essere molto utili nella vasca di comunità dell’acquario marino. L’unico inconveniente è che non sono facili da gestire e hanno esigenze peculiari, inoltre ne esistono migliaia e migliaia di specie, ognuna con caratteristiche peculiari anche se, nella stragrande maggioranza dei casi, le esigenze sono simili.

Le spugne bianche sono le più facili da tenere, in quanto spesso aderiscono alla roccia viva e finiscono nel nostro acquario anche involontariamente. Più complicato il discorso per la spugne arancioni e ancora più al limite per le spugne blu. Le spugne più facili da tenere nell’acquario di barriera sono indubbiamente le spugne viola.

Spugne in acquario marino: alimentazione

La maggior parte delle spugne sono scofofiliche (si sviluppano in penombra). L’alimentazione delle spugne è costituita da particelle organiche submicroscopiche in sospensione nell’acqua e che sono molto abbondanti in mare aperto e che spesso scarseggiano nell’acquario marino.

Ci sono però buone notizie: le spugne si nutrono anche di batteri, dinoflagellati e altri placton. Hanno un’elevata capacità filtrante, per fare un esempio, una spugna leuconoidea di 10 cm di altezza e 1 cm di spessore, contiene 2.250.000 camere flagellate con le quali riesce a filtrare grosse quantità di acqua, trattenendo tutte le particelle organiche in sospensione. Una spugna grande quanto un pallone da calcio più filtrare 50 litri d’acqua all’ora!

Un’altra sfida in acquario marino è quella di mantenere vivo il colore naturale della spugna. Proprio come molti coralli, anche le spugne possono creare simbiosi fotosintetiche con altri microrganismi come le alghe zooxantelle e zooclorelli. Queste alghe, ricoprendo la superficie della spugna, rendono il colore meno intenso.

Periodicamente, poi, le spugne espellono i simbionti e secernono sostanze mucose. In pratica, per alcuni esemplari di spugne rischiamo di ritrovarci in vasca con un boom algale senza capire bene il perché. In alcune spugne i simbionti raggiungono il 38% del loro volume corporeo!

Spugne in acquario marino: esigenze da rispettare

Le spugne hanno bisogno di: pochissima luce, fitoplancton/materia organica da filtrare, tanto movimento dell’acqua.

Attenzione a quando le maneggiate: le spugne non dovrebbero mai entrare in contatto con l’aria che potrebbe creare ischemie nelle camere di filtraggio dell’acqua.

Le spugne in acquario marino possono convivere benissimo con la gran parte di animali di barriera.

Sono pochi gli animali che si nutrono di spugne in quando le loro cellule possono contenere una grande varietà di tossine. Gli unici predatori delle spugne sono alcuni molluschi opistobranchi, alcuni echinodermi e particolari pesci.

Prima di introdurla in vasca, eseguite la classica acclimatazione, alcune spugne sono sensibili alle oscillazioni di salinità!

Queste appena descritte sono generalità comuni per ogni tipo di spugna ma, come premesso, esistono una moltitudine di specie. Le più comuni in acquario marino sono le spugne blu, le spugne viola, le spugne arancioni e le spugne rosse.

Spugne arancioni in acquario marino

Parliamo di spugne della famiglia delle Scopalinidae, classe Demospongie. Può assumere la caratteristica forma a ventaglio come avviene con la specie Stylissa flabelliformis, ma è altrettanto diffusa la specie Stylissa massa.

Sono originarie dell’Oceano Pacifico occidentale. Sono le spugne più diffuse perché vivono anche in barriere coralline poco profonde tuttavia per il suo mantenimento bisogna avere una grande esperienza.

Per la spugna arancione a forma di ventaglio, il lato piatto dovrebbe essere rivolto verso la corrente. Queste spugne richiedono almeno una somministrazione giornaliera di prodotti fitoplacton.

Anche le altre specie di spugne arancioni non citate in questo paragrafo hanno le medesime esigenze.

Spugna blu in acquario marino

Le spugne blu della famiglia delle Chalinidae (sempre della classe Demospongie) sono originarie dell’Oceano Pacifico Centrale e dell’Oceano Atlantico occidentale. Tollera zone più illuminate rispetto alla spugna arancione tanto che naturalmente si trova nelle zone rocciose più superficiali, tuttavia anche in questo caso in acquario bisogna tenerla in posizione ombreggiata perché in cattività tollera un’illuminazione moderata (PAR 250 – 300).

Anche questa spugna vuole somministrazioni giornaliere di fitoplactone e zooplancton.

Spugne rosse

Anche qui ne esistono diverse specie, in genere quelle in commercio sono della famiglia Axinellidae, del genere Dragmacidon. Sono le più comuni spugne in commercio, possono avere diverse forme o più comunemente a forma di una patata (più o meno ovali). Come le spugne viola anche le rosse sono più facili da mantenere.

Spugne con tessuto grigio o bianco

Se la spugna mostra del tessuto grigio o bianco, è segno di necrosi (quel tessuto sta morendo!), senza mai portare in superficie la spugna è possibile recidere la porzione di tessuto “morto” per cercare di mantenere indenne ciò che rimane della vostra spugna.

Spugna morta

Le istruzioni per il mantenimento sembrano facili, allora perché in acquario marino ci ritroviamo spesso con una  spugna morta? Perché è difficile mantenere un equilibrio tra somministrazioni quotidiane di fitoplacton e zooplacton e crescita di alghe.

Le spugne non tollerano le alghe che possono facilmente infestarle e causarne la morte. Massicce somministrazioni di fitoplacton e zooplacton possono portare alla crescita spropositata di alghe. Così il sostentamento della spugna è un’arma a doppio taglio!

Per limitare al minimo lo sviluppo delle alghe, potete seguire un protocollo mirato ma questo è sconsigliato ai neofiti in quanto significherebbe eseguire misurazioni costanti dei parametri dell’acqua e accorgimenti quotidiani.

In più: non tollerano rapide variazioni di pH, non tollerano rapide oscillazioni di salinità (quindi attenti con l’aggiunta di acqua di osmosi o dotatevi di un osmoregolatore) e devono essere poste in zone ad alto movimento dell’acqua.

In altre parole: tutte le spugne sono molto delicate, in bocca al lupo per il loro mantenimento!

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Pubblicato da Anna De Simone il 5 maggio 2018