Sabbie bituminose: estrazione e impatto ambientale

sabbie bituminose

Sabbie bituminose, quelle da cui si estrae il petrolio. Situate soprattutto in Canada e in Venezuela, sono guardate con particolare attenzione perché il processo legato alla loro lavorazione ad un impatto ambientale piuttosto elevato.



 

 

 

Sabbie bituminose: definizione

Per definizione si tratta di rocce sedimentarie caratterizzate da una matrice terrigena formata da sabbia e argilla che mostra porosità riempite sia dall’acqua sia dal bitume, da cui infatti, il nome di “bituminose”. Ad oggi, queste sabbie sono una “preziosa” riserva di petrolio.

I due terzi delle riserve mondiali di petrolio sono proprio costituite da sabbie come quelle descritte, le stime ufficiali indicano che estraiamo 1,7 Terabarili di petrolio da quelle situate in Canada e 235 Gigabarili dalle sabbie del Venezuela.

Sabbie bituminose: estrazione

Quello che si estrae dalle sabbie bituminose non è proprio petrolio ma un bitume molto simile ad esso e che può a tutti gli effetti essere convertito in petrolio grezzo sintetico o raffinato. Ciò avviene direttamente in raffineria e permette di ottenere i derivati del petrolio.

Per ottenere il bitume dalle sabbie, si procede con l’estrazione che può essere tramite miniere superficiali o tramite pozzi, per ridurne la viscosità vengono applicate anche delle tecniche che utilizzano vapore o solventi ad hoc. Il bitume che si ottiene in prima battuta da queste sabbie può mostrare composizioni molto diverse, in media contiene l’83,2% di carbonio, lo 10,4% d’idrogeno, lo 0,94% d’ossigeno, lo 0,36% d’azoto e il 4,8% di zolfo.

Sabbie bituminose: estrazione

Sabbie bituminose: impatto ambientale

Quanto descritto finora ha un prezzo, non solo in dollari o in euro, ma anche in salute, nostra e dell’ambiente in cui viviamo. Il processo di estrazione che vede il bitume protagonista e che è finalizzato all’ottenimento di petrolio, ha un impatto molto pesante sull’ecosistema, nelle zone dove le sabbie bituminose sono state estratte e trattate, troviamo foreste devastate per fare spazio a miniere a cielo aperto e un’aria di pessima qualità. Non si parla di qualche km quadrato ma di centinaia se non migliaia.

Oltre alla questione foreste, c’è anche quella dell’energia: il processo di estrazione ne richiede molta, anche rispetto alle tecniche tradizionali, questo si traduce in un aumento delle emissioni di gas serra associate che arriva a segnare un + 23%. Anche di acqua ne serve molta di più, rispetto alla quantità richiesta quando si trattano idrocarburi convenzionali e per giunta, una volta utilizzata, viene quasi tutta caricata in pozze enormi che contengono sostanze cancerogene, cianuro compreso.

Con questo quadro davanti, non è certo difficile immaginare che chi vive nelle zone vicino alle sabbie bituminose ne risente parecchio. A fare una stima del “parecchio” è stata Friends of the Earth osservando nelle popolazioni interessate, alti tassi di tumori rari, insufficienza renale, lupus e ipertiroidismo. Anche altri esseri viventi vengono danneggiati, i pesci, ad esempio, e anche altri animali come le alci.

Sabbie bituminose: impatto ambientale

Sabbie bituminose in Canada

In Canada, precisamente ad Alberta, troviamo una delle più vaste riserve di sabbie bituminose. Si tratta di una provincia occidentale, situata sul versante est delle Montagne Rocciose, confinante con il Montana (USA) a sud, la Columbia Britannica ad ovest, i Territori del Nord-Ovest a nord ed il Saskatchewan ad est. Le aree interessate all’estrazione di bitume sono quelle della regione di Rivière-la-Paix (Peace River), a sud, Cold Lake e a nord, vicino al fiume Athabasca, più precisamente presso Fort McMurray.

Nel febbraio 2017 è stato registrato un crollo del petrolio che ha avuto delle forti conseguenze sui giacimenti che la compagnia ExxonMobil ha in Canada. L’impatto è stato considerevole, tanto che ne è giunta notizia anche in italia. Un intero giacimento dalle riserve è stato spazzato, quello di Kearl.

Le sue riserve petrolifere sono uscite dalla categoria che viene osservata dagli investitori che vanno a valutare la compagnia. Non è una sorpresa, forse, per chi aveva già letto qualche mese prima, che Exxon aveva annunciato che avrebbe declassato anche 800 milioni di barili di altri giacimenti nordamericani parlando di un taglio inevitabile legato a problemi di contabilità.

Tanto per intendersi, queste riserve che gli investitori valutano, devono poter essere considerate tecnicamente ed economicamente utilizzabili per le estrazioni nel quinquennio che si ha davanti, usando come parametro i prezzi dell’anno precedente ed Exxon avrà fatto i suoi conti come li ha fatti anche ConocoPhillips declassando poi le “oil sands”, le nostre spiagge bituminose, proprio perché troppo esposte a rischio. Il concetto che sta passando è che sia meglio lasciarle nel terreno. Da questi cenni di cedimento ad un vero e proprio ritiro dal settore ce ne passa e non si hanno ad oggi segnali di un reale impegno della Exxon nel rinunciare alle oil sands. Purtroppo…

Sabbie bituminose in Venezuela

Dopo il Canada, tra le aree più ricche di sabbie con bitume da estrarre, c’è il Venezuela che in Orinoco ospita il più grande accumulo di idrocarburi al mondo. Si tratta di un bitume più liquido di quello canadese, spesso classificato come petrolio extra-pesante.

Oltre a Canada e Venezuela, altri paesi con giacimenti dello stesso tipo, ma in quantità di gran lunga minori, sono la Siberia Orientale e in generale la Russia. L’Italia non è in elenco. Il tipo di zone con sabbie da bitume non è lo stesso di quelle da tempeste di sabbia e si tratta di territori che poco hanno a che fare con le zone in cui si ha la terra rinforzata.

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Pubblicato da Marta Abbà il 18 maggio 2018