Rischio idrogeologico: cause, conseguenze e provvedimenti

rischio idrogeologico

Frane, valanghe, alluvioni… quando parliamo di rischio idrogeologico a cosa ci riferiamo esattamente? Con il termine rischio idrogeologico si indica la pericolosità dell’instabilità dei pendii o di corsi fluviali in conseguenza a particolari condizioni ambientali, meteorologiche e climatiche, tre fattori fortemente influenzati dalle attività umane. L’impatto umano influenza fortemente la conformazione geologica e geomorfologica del suolo, così a un certo numero di attività umane è seguito un aumento del rischio idrogeologico soprattutto in alcuni comuni d’Italia.

Le cause dell’aumento del rischio idrogeologico
Come premesso, da un lato il rischio idrogeologico dipende da fenomeni connessi con la natura del territorio, ovvero dalla geologia e geomorfologia dei terreni e dei pendii. C’è da dire che l’uomo influenza a 360* la natura (e viceversa), così, il rischio idrogeologico aumenta in relazione a quelle attività umane che prevedono la modificazione del territorio come la costruzione di infrastrutture come strade, ponti, ferrovie, edifici, abitazioni… (c’è molto da approfondire circa l’abusivismo edilizio e la selvaggia cementificazione che sta subendo l’Italia) che vanno ad intaccare la stabilità naturale del territorio incrementando fenomeni erosivi e l’instabilità del suolo.

La colpa di eventi drammatici come alluvioni, frane, esondazioni, valanghe… non può essere attribuita alle precipitazioni “fuori dalla norma” che ormai, in Italia come in altri Paesi, sono diventate una costante.

Rischio Idrogeologico in Italia:
il 68,9 per cento dei comuni italiani sono ad alto rischio idrogeologico.

Sono oltre 21.551 i chilometri quadrati del nostro Paese considerati aree a rischio Idrogeologico. Il rischio è così suddiviso:
13.760 km2 di territorio a rischio frana
7.791 km2 di territorio a rischio alluvione

I dati che oggi abbiamo a disposizione (grazie all’Atlante dei Piccoli Comuni) ci dicono che sono 5.581 i comuni ad alto rischio idrogeologico (circa il 69% del totale).

Sono diverse le regioni che presentano alto rischio idrogeologico; secondo Wikipedia il territorio di Campania, Calabria, Piemonte, Sicilia e Liguria vivrebbe in uno stato di alto rischio idrogeologico (in particolare, alte probabilità di fenomeni franosi) oppure sarebbe già interessato a condizioni di dissesto idrogeologico, mentre dai rapporti diffusi dall’Anbi (Associazione nazionale bonifiche e irrigazioni) anche l’Emilia Romagna risulta essere ad alto rischio idrogeologico. Sembrerebbe proprio l’Emilia Romagna la regione più vulnerabile con ben 3.217 chilometri quadrati.

I danni del dissesto idrogeologico
Secondo Silvio Seno, Presidente della “Federazione italiana di scienze della Terra”,  dal dopoguerra a oggi “in Italia, ogni anno si sono spesi una media di 5 miliardi di euro per i danni materiali causati da eventi naturali, dei quali 1.2 miliardi sono direttamente ascrivibili al dissesto idrogeologico. E questo senza considerare la perdita in vite umane“.

I danni riguardano la perdita di vite umane, di patrimoni culturali e bellezze architettoniche, senza considerare i danni diretti sia alle aziende, sia al settore agricolo: basta citare l’alluvione del Modenese di metà gennaio, l’argine del fiume Secchia che ha ceduto allagando circa 10.000 ettari di terreno coltivato, un impatto nefasto sulla già fragile economia agricola italiana.

Prevenire il dissesto idrogeologico
La già citata Anbi si sta occupando di elaborare una proposta per la riduzione del rischio idrogeologico. Lo scorso anno, il Piano per la riduzione del rischio idrogeologico consisteva di 3.342 interventi per un importo totale di 7.409 milioni di euro, finanzibili con mutui quindicennali come già fatto per il Piano irriguo Nazionale.

Ciò che serve al nostro Paese è un piano preventivo, un lavoro straordinario di manutenzione del territorio, già richiesto da diverse associazioni e società civili. Con la prevezione del rischio idrogeologico si andrebbero a creare nuovi posti di lavoro con un consistente risparmio danaroso:
per ogni milione di euro speso in prevezione del rischio idrogeologico si andrebbero a risparmiare 5 milioni di euro in termini di riparazione dei danni da dissesto (senza considerare le vite umane messe in salvo), andando a generare almeno sette posti di lavoro.

Nella foto, i danni dell’Alluvione di Sestri Ponente. Genova, 2010

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Pubblicato da Anna De Simone il 8 marzo 2014