Polistirolo: dove si butta

Polistirolo

Polistirolo, siamo abituati a vederlo abbracciare elettrodomestici e oggetti di quotidiano consumo quando li acquistiamo, a volte sotto la verdura e la carne o altre simili cibaria, ma di cosa è fatto? E quanto inquina? Sono domande che, presi dalla fame o dal nuovo televisore da scartare e accendere, forse non ci siamo mai posti davvero. E’ ora!



Polistirolo e raccolta differenziata

Il polistirolo può essere buttato nel cassonetto della spazzatura che utilizziamo per raccogliere bottiglie e confezioni di plastica, visto che, quando fa da base alle confezioni di prodotti alimentari, è associato alle plastiche, ma è necessario lavarlo e pulirlo da tutti i residui degli alimenti. Se, in particolari confezioni, troviamo il polistirolo ricoperto o assemblato a fogli in alluminio, prima di sistemarlo nel cassonetto della raccolta differenziata, i due materiali vanno separati.

Quando troviamo il polistirolo usato per imballare i prodotti, mobili o elettrodomestici di grandi dimensioni, ad esempio, possiamo sempre smaltirlo insieme alla plastica ma in caso di dubbi per particolari confezioni, per non compromettere la raccolta differenziata di tutto il condominio, possiamo controllare come comportarci direttamente sul sito di Corepla che è il riferimento per quanto riguarda lo smaltimento di prodotti o imballaggi in plastica.

Polistirolo

Polistirolo: cosa è

Tecnicamente si chiama polistirene, in Svizzera anche sagex, ma solo nella sua forma espansa, ed è il polimero dello stirene, un polimero aromatico termoplastico dalla struttura lineare che a temperatura ambiente è un solido vetroso ma se inizia a fare più caldo acquisisce plasticità ed è in grado di fluire.

Possiamo anche trovarci ad avere a che fare con la sua forma espansa, una schiuma bianca leggerissima, spesso sotto forma di sferette o chips, per riempire imballaggi e isolare prodotti delicati che non devono subire colpi o scosse. Dal punto di vista chimico, è un materiale inerte rispetto a molti agenti corrosivi, si scioglie nel cloroformio, nella trielina, nell’acetone e in alcuni solventi aromatici come benzene e toluene.

Polistirolo

Polistirolo: dove si butta a Roma

A Roma ad oggi il polistirolo da imballaggio va gettato nei contenitori di colore Blu che sono riservati a imballaggi in plastica e metallo. Sono gli stessi in cui i cittadini romani dovrebbero gettare bottiglie, vasetti e barattoli di plastica, buste e sacchetti di plastica, piatti e bicchieri di plastica usa e getta, lattine per bevande, vaschette e fogli in alluminio, scatolame di metallo per alimenti, tappi di plastica e di metallo, bombolette spray, gusci.

Polistirolo: dove si butta a Milano

A Milano cambia il colore del sacco, qui è giallo, ma il concetto no. Il polistirolo va buttato nella sezione “plastica e metallo” assieme a bottiglie, flaconi e sacchetti di plastica, vaschette per alimenti, scatolette e barattoli per alimenti in metallo, lattine per bevande.

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Polistirolo: dove si butta a Napoli

Il Polistirolo a Napoli si può gettare, si deve gettare, nei contenitori usati per differenziare plastica e metalli. Ci sono campane stradali, bidoncini nei quartieri dove la raccolta differenziata si fa porta a porta, e sacchi.

Polistirene Espanso Sinterizzato (EPS)

Ora che abbiamo visto come riciclare il polistirolo possiamo approfondire le sue caratteristiche notando che spesso si sente parlare si polistirolo espanso e delle sue diverse tipologie. Le principali sono il sinterizzato e l’estruso, il primo viene indicato con la sigla EPS, il secondo con XPS.

Partiamo dal sinterizzato, utilizzato soprattutto per la produzione di imballaggi. Essendo un isolante termico, lo ritroviamo anche nel campo dell’edilizia, come materiale per l’isolamento degli edifici e per la realizzazione di pannellature sandwich isolanti. Anche l’isolamento a cappotto può essere realizzato con l’EPS che si ottiene immergendo in acqua granuli di polistirene e aggiungendo all’acqua una quantità di pentano dal 2% all’8%.

Quando si comprime il tutto, il pentano si diffonde nei granuli che vengono stoccati per qualche mese prima di subire l’espansione che avviene in una camera con una parete mobile in cui viene soffiato vapore acqueo a circa 120-130 °C. In questo modo si verifica un rammollimento e un rigonfiamento della plastica per ottenere delle sferette di schiuma di polistirene. Quando la parete mobile della camera si sposta, c’è un effetto pressa che porta alla formazione di un monoblocco di pallini di EPS da poi tagliare a piacimento prima di essere venduto.

Polistirene espanso estruso (XPS)

Il polistirolo estruso, rispetto all’EPS, è in grado di sostenere pesi maggiori. In edilizia lo troviamo quindi impiegato in situazioni particolari, ad esempio sotto le pavimentazioni e addirittura sotto le fondazioni degli edifici. Questa tipologia di polistirolo si ottiene immettendo granuli di polistirene in un estrusore a vite senza fine dove si fondono. Insufflando del gas in pressione il fuso esce nella forma voluta attraverso una trafila posta in testa all’estrusore. La schiumatura del gas generalmente è legato alla differenza di pressione.

Aggiungiamo brevemente a queste due tipologie, una terza: quella del polistirene antiurto (HIPS), soctituito da polistirene e gomma stirene-butadiene, combinati per ottenere una plastica meno fragile del polisterene generico.

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Pubblicato da Marta Abbà il 12 novembre 2018