Pino Norfolk

Pino Norfolk

Il Pino Norfolk si chiama in realtà Araucaria heterophilla, è una conifera con una bella chioma che viene quindi coltivata a scopo ornamentale. Sfoggia un verde particolarmente brillante, oltre a delle forme peculiari, e può diventare florida coltivata sia all’aperto e sia in vaso, come pianta d’appartamento. Appartiene alla famiglia delle Araucariaceae, arriva dall’Australia ed è nota come Pino di Norfolk per via dell’Isola che la ospita.



 

 

 

Pino Norfolk: pianta

La scoperta di questo pino risale al 1780, stato un botanico inglese, Joseph Banksnel, a notarlo e raccontarlo, in visita sulla omonima isola, l’unica abitata, da 34 Km quadrati, di un arcipelago dell’oceano Pacifico situato ad est dell’Australia, tra la Nuova Zelanda e la Nuova Caledonia.

Il Pino Norfolk è decisamente una pianta endemica e figura anche sulla bandiera locale.

Pino Norfolk: pianta

Pino Norfolk: prezzo

Per acquistarne i semi si spende davvero poco, 3 euro per 5 semi, ma se si preferisce partire già da un piccolo esemplare di Pino da far crescere, si arriva a cifre che passano dai 15 ai 20 euro. In ogni caso, meglio sapere come farlo ambientare al meglio. Evitiamo luoghi semiombrosi e umidi, meglio angoli luminosi sia in casa che in giardino, basta che non sia troppo esposto alla luce del sole diretta.

In merito al terreno, questa conifera è abbastanza adattabile ma se vogliamo viziarla, dobbiamo scegliere un terriccio soffice, ricco di sostanza organica, ben drenato e a pH acido. Non serve annaffiarla molto, spesso bastano le acque piovane, soprattutto in autunno e in primavera.

Una attenzione che possiamo dare al Pino Norfolk per renderlo bello davvero è un trattamento con l’olio bianco, gli si può anche spolverare la chioma con il phon, ogni tanto, dopo aver nebulizzato le foglie con acqua a temperatura ambiente.

Pino Norfolk: prezzo

Pino Norfolk: caratteristiche

Abituato al clima australiano, alla sua isoletta, questo pino è dotato di radici robuste e profonde a cui segue un tronco eretto e squamoso, marrone chiaro. La sua chioma e piuttosto grande e ha una forma conica, è composta da foglie lanceolate aghiformi, verde lucido, più brillante della media degli aghi di conifere.

Produce anche dei fiori, detti strobili, di forma sferica, da cui poi nascono i frutti che consistono in coni globosi, eretti, pieni di semi. Ce ne possono essere anche oltre 200 in un solo frutto, tutti piatti e di colore marrone chiaro.

Pino Norfolk: caratteristiche

Pino Norfolk: dove comprarlo

Nonostante le sue origini lontane, il Pino Norfolk è acquistabile abbastanza facilmente anche dalle nostre parti, mentre on line è difficile a meno di conoscere qualche vivaio specializzato.

Pino Norfolk e isola Norfolk

L’Isola che ci regala questo pino appartiene all’omonimo piccolo arcipelago dell’oceano Pacifico formato da altre due isole, l’isola Philip e l’isola Nepean, entrambe non abitate stabilmente. L’arcipelago è ad est dell’Australia, tra la Nuova Zelanda e la Nuova Caledonia e sulla sua bandiera troviamo proprio il caratteristico pino che la rende nota in tutto il mondo.

Il nome dell’isola, invece, lo dobbiamo al primo europeo che l’ha scoperta nel 1774, ancora disabitata, il capitano James Cook, che l’ha voluta dedicare al ricordo della scomparsa Duchessa di Norfolk, moglie del nono Duca di Norfolk, Edward Howard. Facendo un balzo avanti con gli anni, nel 1901 troviamo l’isola Norflok ricadere nella competenza dell’Australia con la nascita del Commonwealth of Australia e diventare durante la Seconda guerra mondiale una base aerea tra l’Australia e la Nuova Zelanda.

A partire dal 1979, l’Australia ha concesso all’isola una discreta autonomia politica ed amministrativa che l’amministrazione locale ha pensato bene di sfruttare per una bella iniziativa mirata a ridurre le emissioni di gas serra, problema di cui non è esente.

Dal 2010 ogni abitante dell’isola ha una carta di credito che serve per pagare i propri consumi energetici. Di anno in anno il limite massimo di unità di carbonio da consumare decresce e gli abitanti si trovano così costretti ad educarsi ad un consumo ridotto e ragionato di energia.

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Pubblicato da Marta Abbà il 1 giugno 2018