Maggiociondolo: caratteristiche

Maggiociondolo

Diffuso soprattutto in Asia e in alcune zone dell’Europa centro settentrionale, il maggiociondolo è un albero di modeste dimensioni che arriva a noi dall’Europa centro meridionale. Andiamo a scoprire le sue principali caratteristiche e come è possibile coltivarlo anche dalle nostre parti.



Maggiociondolo: caratteristiche

L’aspetto del Maggiociondolo è decisamente molto gradevole, questi alberelli possono quindi essere inseriti in giardino come elementi anche ornamentali ma crescono in natura, soprattutto nelle zone alpine di media altitudine.
Con il suo fusto eretto arriva ad un’altezza anche di diversi metri e forma una chioma ovale e non sempre regolare.

La corteccia del Maggiociondolo è liscia e dall’aspetto sericeo, color marrone grigiastro mentre i rami sono di colore grigio ma sempre lisci. Le foglie sono a gruppi di tre, hanno dimensioni decisamente ridotte e sono di colore verde chiaro sulla pagina superiore mentre su quella inferiore sono grigie o biancastre. Questo alberello fiorisce, in primavera inoltrata, verso maggio come ci indica il nome, e ci offre dei grappoli di fiori giallo oro dalla forma allungata che possono ricordare quelli del glicine. Spuntano anche i frutti che non sono altro che baccelli lunghi e scuri con semi fertili, simili a piselli marroni, molto piccoli.

Il nome scientifico del Maggiociondolo è Laburnum anagyroides proprio per via del fatto che fiorisce nel mese di maggio in un modo indimenticabile ed inconfondibile.

Maggiociondolo: coltivazione

Piantato in aree soleggiate, questo albero non ha particolari problemi quando scendono le temperature mentre può creargli dei problemi un clima troppo caldo e allo stesso tempo asciutto come quello Mediterraneo e tipico dell’Italia del Sud. Oggi possiamo però contare su alcune ibride che sono abituate a crescere anche in luoghi con estati molto calde, fioriturendo in modo molto abbondante. Se stiamo cercando un luogo dove piantare il Maggiociondolo facciamo attenzione che stia lontano da bambini e animali al pascolo perché i suoi semi sono velenosi.

Quando piantiamo un alberello ancora giovane è necessario annaffiarlo in modo regolare, durante la stagione estiva soprattutto, mentre quando è adulto riesce ad accontentarsi dell’acqua che “beve” con le proprie radici dal terreno, ogni volta che piove. Le radici sono ben sviluppate e riescono a far sviluppare la pianta da sole. Facciamo sempre in modo che il terreno dove si trova la pianta non sia troppo asciutto e, in autunno, aggiungiamo del concime organico bere è certamente quello calcareo ma l’importante è che in generale sia sciolto e profondo ma anche molto ben drenato, per il resto riesce abbastanza ad adattarsi a ciò che trova grazie alle sue radici da Fabaceae. Questo genere di piante, infatti, è caratterizzato da delle radici che con la loro attività sono in grado di migliorare parecchio la qualità del suolo in cui si trovano grazie alla presenza di particolari batteri che producono azoto mediante una simbiosi unica nel suo genere. Per chi non lo sapesse, l’azoto è una sostanza organica importantissima per le piante soprattutto perché favorisce la crescita e la formazione di nuovi tessuti.

Maggiociondolo

Maggiociondolo: malattie

Questa pianta ha una salute di ferro e non viene quasi mai presa di mira da parassiti o da malattie. La sua moltiplicazione avviene per seme, in primavera; i semi sono fertili una volta che sono stati scarificati quindi è necessario passarli con della carta vetrata, per favorire la penetrazione dell’acqua all’interno del seme e permettere al germoglio di svilupparsi.

Maggiociondolo: curiosità

Un altro nome popolare per questo albero è Falso ebano (oppure avorniello) perché il suo legno può essere usato al posto dell’ebano quando la pianta a cui appartiene invecchia molto.

Troviamo questo albero anche in alcuni tratti letterari. Lo descrive il poeta inglese Francis Thompson

“Mark yonder, how the long laburnum drips
Its jocund spilth of fire, its honey of wild flame!”

Anche J. R. R. Tolkien lo conosceva e si è ispirato ad esso per creare Laurelin, uno dei due alberi mitologici de Il Silmarillion. Ai due si unisce una poetessa statunitense Sylvia Plath, figlia di due botanici, che lo nomina spesso nelle sue poesie.

“Chissà se hanno fame.
Chissà se si dimenticherebbero di me
Se tirassi i chiavistelli e mi scostassi diventando albero.
C’è il laburno, con i suoi biondi colonnati,
E le gonnelle del ciliegio.”
(Sylvia Plath,The arrival of the bee box ).

Anche Giovanni Pascoli la nomina:
“Il tempo si cambia: stasera
vuol l’acqua venire a ruscelli.
L’annunzia la capinera
tra li albatri li avornielli:
tac tac.”

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Pubblicato da Marta Abbà il 23 Aprile 2019