Lo smartphone solare che aiuta il Kenya

L’energia solare può essere una grossa risorsa soprattutto nelle zone remote dove non arriva l’elettricità. Così gli studenti meno fortunati del mondo possono contare su iSlate a energia solare per imparare la lezione del giorno e in Kenya possono usare green smartphone.

In tal caso, la spinta alla tecnologia mobile solare non è dettata da una moda, non si tratta di un optional bensì di una necessità. E’ il caso del Kenya dove il potenziale solare è alto e sono poche le persone che hanno accesso alla rete elettrica. In Kenya la luce solare è disponibile per molte ore del giorno, tuttavia il fotovoltaico è troppo costoso o addirittura sconosciuto per gran parte dei keniani.

Così, sia nelle zone rurali che nei centri urbani, una grossa fetta della popolazione vive senza elettricità perché collegarsi al sistema della rete elettrica può costare circa 600 dollari, una cifra troppo alta per l’economia locale. E’ per questo che la società di telecomunicazioni Safaricom e la compagnia Kenya’s Mobitelea Ventures, hanno unito le forze per produrre un telefono cellulare a energia solare che costa circa 18 dollari.

La notizia è stata appresa di buon grado da Michael Odera, direttore dell’ufficio “Cambiamenti Climatici” del Kenya e Ministro dell’Ambiente e delle Risorse Minerarie. Il ministro l’ha definita una “brillante innovazione” un ottimo connubio tra esigenze sociali e ambientali. Il cellulare solare sfrutta materiale riciclato dunque è doppiamente ecologico.

Senza accesso alla rete elettrica, per ricaricare il proprio cellulare, talvolta, i kenyani devono camminare da una città all’altra! In Kenya ci sono oltre 17,5 milioni di telefoni cellulari ma solo 1,3 milioni di persone sono collegate alla rete elettrica! Un divario che deve essere colmato e nell’attesa che ciò accada, il cellulare solare può essere un’ottima comodità.

Nell’era digitale, senza l’elettricità, le persone sono quasi tagliate fuori dal Mondo e certamente tagliate fuori dal Web senza avere accesso all’infinità di informazioni presenti nella rete.

Pubblicato da Anna De Simone il 13 maggio 2012