Intervista a Renzo Boschet sui metodi di Verde Dentro

Renzo Boschet

Come diventare più green e perchè? Se ne discute con Renzo Boschet, general manager di Repower, che, con Verde Dentro, regala un’opportunità sia per le aziende sia per la amministrazioni pubbliche di conquistare punti nella classifica delle realtà più green, perchè, come lui stesso ha spiegato, “Il ‘green’ è utilizzato per di più come elemento di marketing o in una speculazione finanziaria mentre chi ha intrapreso un percorso serio sulla sostenibilità ha uno stile di marketing meno aggressivo e più ritagliato sul cliente. La strategia di queste aziende non porta frutti nell’immediato ma è vincente nel medio lungo periodo”.



1) Quali strumenti hanno tra le mani le aziende medio grande per diventare più green nel nostro paese? Perchè dovrebbero approfittarne?

L’approccio green può essere considerato facente parte di un approccio sostenibile. Il sistema da difendere è più ampio di quello ambientale e dovrebbe abbracciare la comunità nell’insieme dei suoi bisogni. Per un’azienda energetica, ad esempio, la luce, il riscaldamento, l’alimentazione di un impresa, la mobilità diventano tutti servizi a valore aggiunto. Soddisfare i bisogni vuol dire anche orientarsi all’utile con un occhio al risparmio energetico e alla conservazione del patrimonio comune, compreso quello  economico.

2) Quante e quali aziende in Italia conoscono gli strumenti a propria disposizione o iniziano ad interessarsi a tali problematiche?

La sostenibilità è spesso citata nei bilanci e nelle brochure dei grandi gruppi. Meno frequente è trovare una cultura attenta a tutti gli aspetti del “sostenibile” che si rispecchi realmente nelle strategie delle aziende. Il “green” è utilizzato per di più come elemento di marketing o in una speculazione finanziaria che tende a sfruttare sistemi di incentivazione spesso onerosi per la comunità. Le aziende che hanno intrapreso un percorso serio sulla sostenibilità hanno uno stile di marketing meno aggressivo e più ritagliato sul cliente. La strategia di queste aziende non porta frutti nell’immediato ma è vincente nel medio lungo periodo.

3) Anche le piccole aziende o le utenze domestiche possono fare la loro parte? come?

Le piccole aziende in primis sono il tessuto economico del nostro Paese e un loro movimento verso forme di collaborazione e acquisto di prodotti innovativi ed efficienti può dare una grande spinta a tutto il settore energetico e indirizzarlo verso servizi a valore aggiunto.

Noi, come operatore elettrico dedicato alle PMI, con Verde Dentro abbiamo messo sul mercato la prima e unica offerta in Italia di fornitura elettrica che offre realmente alcuni strumenti per aiutare le aziende ad adottare comportamenti sostenibili: fornitura elettrica da fonti rinnovabili certificate, software per il calcolo dell’efficienza energetica, mobilità elettrica, tutti strumenti per cominciare a darsi da fare. Verde Dentro è adatto a strutture ricettive, hotel, palestre, centri benessere e amministrazioni comunali che mettono la sostenibilità al centro del proprio modello di innovazione e puntano ad una differenziazione consapevole.

Per quanto riguarda le utenze domestiche, sono lo specchio della società: il loro coinvolgimento verso l’utilizzo di tecnologie più efficienti e sostenibili è il vero segnale di un cambiamento culturale.

4) Cos’è la e-mobility? in quali paesi viene utilizzata e funziona?

L’e-mobility dovrebbe essere un altro modo per esprimere la propria libertà di muoversi nel rispetto degli altri, riducendo alcune delle controindicazioni della mobilità ordinaria (emissioni e rumori innanzitutto). Nelle immense aree urbane cinesi i motocicli elettrici stanno riscuotendo grande successo, le maggiori case automobilistiche mondiali hanno programmi o modelli per la mobilità elettrica e nei paesi europei sono sempre più diffuse le politiche di sostegno. Ci sono ancora alcuni temi da affrontare perché si possa pensare ad un’espansione del fenomeno, tra i principali l’autonomia delle batterie dei veicoli, la diffusione di tecnologia e infrastrutture di ricarica adeguata per le lunghe percorrenze e norme/standard condivisi.

L’interesse del pubblico e delle municipalità delle grandi metropoli fanno presagire un sforzo importante nella ricerca per fare quei salti tecnologi che consentano all’e-mobility di farsi strada come soluzione alternativa alla mobilità ordinaria.

5) Esempi di e-mobility in Italia? Se non ce ne sono, perchè? All’estero chi primeggia in questo campo?

In Italia l’e-mobility si è sviluppata grazie ad accordi tra società che operano in diversi settori, gli attori necessari oggi ad attivare un servizio di e-mobility sono molteplici:  venditore o locatore di veicoli elettrici, costruttori di infrastrutture di ricarica, operatori energetici in concessione, società di vendita di servizi energetici etc. Esempi in Italia di tali collaborazioni sono: Repower-Mitsubishi-Leaseplan, Enel-Smart, A2A-Renault. Al momento è difficile parlare di leader nel campo della e-mobility. Nel settore della sola commercializzazione di veicoli tra i più attivi ci sono le case automobilistiche giapponesi con in testa Nissan e Mitsubishi…

6) Una città a emissioni zero è possibile? Quali i primi 5 passi da fare ?

La sfida dell’abbattimento di emissioni in contesti urbani deve essere un obiettivo. I temi da affrontare per primi sono quelli del riscaldamento domestico e della mobilità. La mobilità va affrontata sia in termini di incentivazione all’utilizzo di veicoli elettrici sia in termini di riduzione della congestione favorendo la mobilità pubblica. Altri passi da intraprendere per un disegno sostenibile delle nostre città è quello del risparmio energetico, innovando i sistemi di illuminazione pubblica e favorendo investimenti di riqualificazione di edifici pubblici e privati.

7) Quanto sono “green” le realtà che come azienda incontrate in Italia, rispetto al resto d’Europa? A suo parere esistono delle normative nazionali che ostacolano tale processo o lo rallentano rispetto ad esempio ai paesi capofila?

Il vero obiettivo da perseguire è la sostenibilità superando il vecchio principio del green come valore a sé stante. Le normative in Italia come nel resto d’Europa sono state  generose sulla tematica green col giusto obiettivo di indirizzare i comportamenti verso un uso consapevole del nostro territorio. Nonostante il giusto obiettivo lo sforzo si è disperso un po’ in tutti i paesi incentivando tecnologie solo parzialmente sostenibili e con effetti sul comparto energetico e dell’efficienza abbastanza irrisori. Il tema di una nuova filosofia del green inside (verde dentro) dovrà indirizzare gli sforzi verso i reali bisogni della comunità investendo in ricerca per lo sviluppo di più efficienti tecnologie e sistemi di ottimizzazione delle risorse che puntino a creare un valore sociale completo.

Intervista a cura di Marta Abbà

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Pubblicato da Marta Abbà il 28 febbraio 2012