Calamaro di Humboldt nel Mediterraneo

Calamaro di Humboldt

Il calamaro di Humboldt è un calamaro molto grande anche se ce ne sono di più grandi. Il fatto è che questo animale ha anche un atteggiamento piuttosto aggressivo, spaventa anche l’uomo oltre alle numerose specie di molluschi che costituiscono la sua dieta giornaliera.



Calamaro di Humboldt nel Mediterraneo

Nome scientifico Dosidicus gigas, nome comune calamaro di Humboldt, questo animale appartiene alla famiglia delle Ommastrephidae e ha delle dimensioni considerevoli, non è certo il classico calamaretto che ci possiamo trovare nel piatto, in umido o ripieno.

Vive nell’Oceano Pacifico, a largo delle coste sudamericane, in gruppi molto numerosi che si potrebbero definire dei veri e propri branchi, fa impressione vederli, grandi come sono, e riuniti in folle di anche 1200 individui.

Calamaro di Humboldt nel Mediterraneo

Calamaro di Humboldt all’attacco

Questo calamaro, al di là delle sue dimensioni importanti, è degno di attenzione per via della sua indole fortemente aggressiva che gli ha fatto meritare il nome di “Diablo Rojo”, il Diavolo Rosso in parte dovuto anche al colore rosso cupo, rosso sangue, che assume.

Questo animale vive ad una profondità di 200-700 metri ma può capitare anche che stia in superficie, non dalle nostre parti ma tra la Terra del Fuoco e le coste della California. Chi lo incontra può osservarlo con lunghi tentacoli muniti di ventose uncinate, vere e proprie armi che utilizza senza pietà per afferrare la preda e portarla alla bocca senza temere che possa sfuggire.

Come se non bastasse ha anche un becco molto duro all’interno dell’apertura boccale che non mi stupirebbe se frantumasse ossa anche di dimensioni umane. Il calamaro di Humboldt è un nemico acerrimo dei Capodogli che lo cacciano, lui a sua volta caccia molte altre specie di animali senza particolare senso di colpa.

Calamaro di Humboldt all’attacco

Calamaro di Humboldt: cosa mangia

La dieta del nostro grande calamaro è a base di pesci, mangia quelli di piccole dimensioni alternandoli al krill ma se trova un pesce di media grandezza lo cattura e lo divora volentieri con il suo becco corneo, aiutandosi con i tentacoli. Pur non essendo tra le prede preferite del calamaro di Humboldt anche l’uomo trema se lo incontra affamato, si legge da cronache sudamericane di attacchi ai bagnanti, magari non per fame ma per difesa, ma certo che fanno venire i brividi.

Calamaro di Humboldt gigante

Non si sbaglia a chiamare gigante questo calamaro, visto che può raggiungere anche i due metri di lunghezza e pesare 50 kg, nuotando comunque a una velocità di 24 km/h grazie al sistema di propulsione fornito dal sifone. Ci sono anche altre specie di calamari giganti che quasi lo superano come dimensioni. Appartengono alla famiglia delle Architeuthidae e possono raggiungere anche i 13 metri di lunghezza, tentacoli inclusi.

Calamaro di Humboldt: cosa mangia

Calamaro di Humboldt: ricette

Anche se fanno paura, per aspetto, colore e dimensioni, i calamari di Humboldt sono cacciati dai pescatori sudamericani che li catturano tendenzialmente di notte ingannandoli con delle lampade. Questo perché la loro carne è molto apprezzata in diversi stati, Italia compresa. Purtroppo, causa degrado ambientale e plastica nel mare, questo calamaro tende a migrare in modo anomalo allontanandosi dal suo ambiente abituale, anche perché le sue abituali prede stanno scomparendo.

Calamaro di Humboldt: strage

Risale al gennaio del 2016 una delle più grandi tragedie che vede coinvolti questi calamari giganti, spiaggiati a centinaia sulle coste del Cile, sull’Isola di Santa Maria. Proprio i Calamari di Humboldt, vittime di una moria di massa nelle acque sudamericane dove di solito vivono.

Sulle cause della tragedia, una delle ipotesi più probabili è che ci sia lo zampino di El Niño, fatto sta che davanti agli occhi di molti che hanno immortalato il terribile spettacolo. Quasi 10mila cadaveri di calamari giganti che, oltre ad essere ingombranti e non certo belli da vedere, costituivano anche un problema dal punto di vista sanitario. Come mai sono morti? Il panico si è creato tra la popolazione che ha pensato a qualche veleno nelle acque.

Se fosse colpa di El Niño, da questo punto di vista, sarebbe meglio, perché tranquillizzerebbe gli abitanti dell’Isola, e non solo. Questo fenomeno climatico periodico si verifica nell’Oceano Pacifico centrale nei mesi di dicembre e gennaio, ogni cinque anni, e ogni volta può avere intensità e caratteristiche diverse. Con i cambiamenti climatici, poi, è più imprevedibile che mai. Non è ancora esclusa l’ipotesi che i calamari siano però morti a causa dell’inquinamento oppure dell’alta temperatura dell’acqua di mare.

La strage di calamari giganti ha comunque causato un vero problema, anche dal punti di vista logistico non è stato facile rimuoverli prima che andassero in putrefazione su una spiaggia non lontana da centri abitati, spargendo un pessimo odore. Se ti interessano gli animali così, dai una occhiata al mio articolo sui Cefalopodi

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Pubblicato da Marta Abbà il 5 maggio 2018