Come coltivare il giglio bianco

coltivare giglio bianco

Come coltivare il giglio bianco: consigli sulla coltivazione del giglio di Sant’Antonio. Cure, messa a dimora, esigenze colturali, acqua, concimazioni, terriccio e tutti i dettagli per ottenere un’abbondante fioritura. 

Giglio bianco, significato nel linguaggio dei fiori

Nel linguaggio dei fiori, il giglio bianco è simbolo di purezza, infatti è impiegato in molte cerimonie religiose. Il giglio bianco ha un forte richiamo biblico tanto che è chiamato Fiore della Madonna o Giglio di Sant’Antonio. Non solo purezza ma anche forza: il popolo aveva l’obbligo di porgere dei gigli bianchi ai piedi della maestà lungo la via.

Il simbolo di forza non è casuale: il giglio bianco è molto rustico e resistente, caratteristica da tenere in conto durante la coltivazione di questa pianta.

Come coltivare il giglio bianco

Il giglio biancoLilium candidum o giglio di Sant’Antonio, vive bene in terreni sassosi, sul ciglio delle strade o messi a dimora in terreni ricchi di detriti. E’ originario della penisola balcanica, è molto resistente anche se soffre ristagni idrici ed è sensibile alle muffe.

Coltivazione del giglio bianco e uso dei tutori

gigli bianchi hanno altezza variabile: dai 150 cm fino a superare i 2 metri per le varietà giganti! Chi vuole coltivare il giglio bianco deve adottare dei tutori perché la ricca fioritura terminale può appesantire il fusto e, a causa del vento, romperlo facilmente.

Coltivazione del giglio bianco e terriccio

gigli bianchi non crescono bene in terreni pesanti, fradici, e facili ai ristagni. Evitate suoli eccessivamente umidi e argillosi, evitate terreni aridi e sabbiosi. Per la coltivazione, in vaso o in pieno giardino, preparate un terreno ricco e leggero.

Se il terreno del vostro giardino è argilloso o molto umido, al momento della messa a dimora potete correggerlo: eseguite uno scavo più grande e predisponete un fondo di drenaggio con della ghiaia, sabbia e terriccio acido tipo terra di erica.

Per chi coltiva in vaso, predisponete uno strato drenante sul fondo (argilla espansa) e mettete a dimora con un terreno ricco di sostanza organica, humus e sabbia. Scegliete un terriccio specifico o un terreno privo di calcio.

In giardino, per preparare il letto di terra, lavorate tutta la superficie dell’aiuola aggiungendo torba e compost ben maturo.

Messa a dimora del giglio bianco

Il periodo migliore per la messa a dimora dei gigli bianchi cade in primavera o in autunno. Mantenete una distanza di 20 cm tra un bulbo e l’altro.

La buca deve essere tre volte più profonda dello stesso bulbo e larga il triplo. Il bulbo del giglio va coperto con uno strato di terreno spesso circa 15 cm.

Dopo la messa a dimora, eseguite una pacciamatura con aghi di pino.

Concimazione del giglio bianco

Il giglio va concimato almeno due volte all’anno. La fertilizzazione dovrà essere mensile per chi coltiva gigli in vaso. Le due concimazioni principali vanno eseguite una in primavera, quando i gigli iniziano a spuntare dal terreno, e l’altra poco prima della fioritura. Utilizzate un concime specifico oppure una miscela di letame ben maturo, farina di ossa e cuoio torrefatto.

Gigli bianchi, cure e accortezze 

gigli hanno bisogno di una posizione sempre protetta dai venti, potete coltivarlo in pieno sole o in ombra parziale. La pacciamatura è fondamentale perché questa pianta ama il  sole ma la base vegetativa deve essere mantenuta fresca. Se, in giardino o in balcone, avete un’aiuola che è raggiunta dal sole solo nelle ore mattutine, questa è la collocazione ideale: le fioriture saranno più abbondanti e durature.

Per migliorare la fioritura del giglio bianco si consiglia di:

  • quando il fiore appassisce, recidetelo appena sotto il calice
  • coltivate gigli bianchi di diverse varietà e precocità così da avere fioriture a scaglioni

Quando irrigare i gigli bianchi?
Il giglio teme i ristagni idrici ma necessita di un terreno fresco e acqua! Le bagnature devono essere abbondanti tanto da raggiungere i bulbi che sono posti in profondità, per questo motivo, sporcatevi le mani: affondate un dito alla profondità di almeno 5 cm e saggiate il terreno per capire se è il momento di irrigare.

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Pubblicato da Anna De Simone il 11 giugno 2016