Caucciù: albero e utilizzo

Caucciù

Caucciù, un albero e un materiale di cui sentiamo spesso parlare, che costituisce degli oggetti di uso quotidiano come bracciali, soprammobili, accessori, borse, cinture e cinturini, portafogli e molta attrezzatura specifica di settori come quello medicale o dell’infanzia. E’ un materiale con delle particolari caratteristiche non sempre ovvie e non sempre note a chi maneggia oggetti in caucciù nel quotidiano.



Caucciù: albero

Iniziamo con un cenno alle origini del materiale, ovvero all’albero della gomma, noto nel mondo scientifico con il nome di “Hevea brasiliensis”. Questa pianta appartiene alla famiglia delle Euphorbiaceae, è la specie più importante del genere Hevea anche perché è a tutti gli effetti la fonte primaria per la produzione del caucciù.

La vita media di questa pianta è di circa 40 anni e la si può utilizzare a partire dal quinto o sesto anno ma la produzione massima di solito la si registra al decimo o dodicesimo anno di vita. Quando una pianta è “pronta” per produrre caucciù si effettuano delle incisioni sul suo tronco, sulla corteccia, ortogonalmente ai canali laticiferi, un accorgimento per non compromettere la crescita dell’albero. Da queste “ferite” cola il lattice da raccogliere con ciotole.

Caucciù: albero 

Caucciù: caratteristiche

La parola “”, bufcaucciùfa e simpatica, non è frutto di uno studio di marketing, anche se potrebbe sembrare. Si tratta dell’italianizzazione del corrispondente termine francese “caoutchouc”. In Italia si parla anche di gomma naturale o di poliisoprene naturale ed è un materiale idrocarburico polimerico ottenuto dal lattice, fa parte della categoria degli elastomeri amorfi ed è un isomero di un’altra famosa gomma di origine naturale, la guttaperca.

Caucciù: lavorazione

Essendo un polimero amorfo, con scarse proprietà meccaniche, senza una specifica lavorazione, non risulta essere molto utile di per sé. Il cuore della lavorazione del caucciù è la vulcanizzazione, scoperta a Charles Goodyear e poi declinata in diverse versioni e fatta evolvere, visto che il brevetto risale al 1844.

In versione moderna o antica, la vulcanizzazione è il processo con cui si rende nella pratica utilizzabile la gomma naturale. Ciò avviene tramite l’addizione di zolfo o altri simili additivi, ne abbiamo spiegato le caratteristiche in un articolo dedicato.

Caucciù: lavorazione

Caucciù: neonato

Non è immediato sospettarlo ma alcuni neonati possono risultare allergici al lattice di gomma naturale il cui antigene principale è la podofillina, proteina contenuta proprio nel caucciù. Essendo il materiale utilizzato spesso anche per guanti chirurgici, cateteri e cerotti, per alcuni componenti delle siringhe e di apparecchi dentali, come per oggetti di uso più quotidiano come giocattoli di gomma, tettarelle, palle e gomme per cancellare, è bene verificare se un bambino ha o non ha l’allergia al caucciù.

Spesso a questa allergia se ne affiancano altre, di tipo alimentare, perché la podofillina è molto simile, come allergene, a proteine contenute in ananas, banana, carota, finocchio, kiwi, mango, mela, melone e molti altri. Per contatto con la pelle, con le mucose o per inalazione, oltre che per via endovenosa, questi allergeni possono provocare la comparsa immediata di sintomi allergici nella maggior parte dei casi.

Caucciù: neonato

Caucciù: ciuccio

Tra i tanti ,oggetti in caucciù per neonato troviamo molti ciucci come questo, prodotto dalla Chicco, in vendita a 7,50 euro e adatto dai 6 mesi in su. Ha la capacità di allungarsi del doppio rispetto alla sua condizione a riposo, possiede anelli che permettono alla tettarella di allungarsi simulando il capezzolo materno e una valvola anti-colica molto preziosa.

Caucciù e tarantole

A causa della deforestazione delle zone in cui ci sono piante di caucciù, sta scomparendo anche un animale considerato ingrediente principale di prelibate ricette se non un efficace rimedio contro la tosse e altri malanni.

Siamo in Cambogia e l’animale in questione è la tarantola zebrata, dicono sia ottima fritta. Dopo essere stata catturata, viene messa in un impasto di sale, zucchero e glutammato, poi gettata viva nell’olio bollente con spicchi d’aglio schiacciati. Si mangiano le zampe ma alcuni ingoiano anche l’addome che sa di pollo. Oggi questi animali sono sempre più rari e più costosi perché stanno scomparendo visto che l’uomo ha quasi distrutto il suo habitat naturale.

Oltre che in cucina, la Cyriopagopus albostriatus, nome scientifico della tarantola zebrata, viene impiegata nella medicina tradizionale contro la tosse e il mal di schiena. Vive nelle piantagioni di caucciù che stanno però decimandosi per cui il ragno così succulento per la tradizione cambogiana, rischia di estinguersi anche se ad oggi non è ancora nella lista delle emergenze.

Per la cronaca, e per chi volesse assaggiare questa tarantola prima che si estingua, il piatto forte si chiama “a-ping”. Oltre alla scomparsa di piante del caucciù, tra le cause che stanno portando alla scomparsa ci sono anche l’assenza di una regolamentazione della caccia nelle foreste e il crescente desiderio di assaggiare cibi esotici e strani. L’uomo è sempre in primo piano.

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Pubblicato da Marta Abbà il 12 maggio 2018