Bhutan: lo stato più green e più felice del mondo

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Bhutan, magari il nome ci suona, i più esperti in geografia e gli appassionati viaggiatori saranno anche in grado di localizzarlo su un mappamondo, ma pochi, ne sono certa, sanno perché questo Paese è esemplare e ciò che può insegnare a tutti quelli del G8, G20 e così via. Ascoltiamo cosa ha da raccontarci.



Bhutan: dove si trova

Senza offendere chi già lo sa, il Bhutan, a dire il vero ufficialmente andrebbe chiamato per intero “Regno del Bhutan”, confina a nord con il Tibet e a sud con l’India, si trova in una regione montana dell’Asia, in particolare sulla catena himalayana. Qualche numero: la sua area è di 47.000 km², la sua popolazione una decina di anni fa era di circa 650.000 abitanti, di cui quasi 80mila nella capitale: Thimphu.

Per chi volesse partire per verificare ciò che sto raccontando, la lingua da saper parlare per intendersi con i residenti è lo dzongkha, a livello politico, ad oggi, il Bhutan è una monarchia costituzionale, dal 2007, e l’attuale sovrano si chiama Jigme Khesar Namgyel Wangchuck.

Bhutan: Felicità Interna Lorda

Finora non è ancora chiaro cosa mai dovremmo invidiare a questo staterello in piena montagna, certo non semplice da raggiungere e magari neanche con un gran clima, rispetto al nostro, dolcemente assolato. Il Bhutan detiene il segreto della felicità, sì, e non è una leggenda o una voce che i suoi abitanti hanno messo in giro, chi ci governa e chi ci ha governato ha adottato un approccio alla vita, concretamente parlando, basata sulla massimizzazione di un indice sconosciuto o trascurato, forse volutamente, da noi.

Parlo della FIL, la Felicità Interna Lorda (Gross National Happiness). Facendo il verso al nostro PIL, fregandosene dello “spread”, il re Jigme Singye Wangchuck già negli anni settanta lo ha inventato e attorno ci ha costruito un vero e proprio piano di sviluppo nazionale per il Bhutan.

Cosa significa nella pratica? Che per ogni decisione, che sia economica, paesaggistica, politica, si interroga il FIL, prendendo la direzione che porta al miglioramento degli standard di vita e del benessere spirituale e fisico di chi vive in Bhutan.

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La Felicità, non può esistere a prescindere dall’ambiente, quindi anche il rispetto e la valorizzazione di flora e fauna è assolutamente una delle priorità in Bhutan. La persona è naturalmente al centro della politica interna ed esterna diquesto paese ed è in questo senso, anche egoisticamente pensando, che l’ambiente va preservato, essendo alla base dell’armonia spirituale e fisica di ogni individuo.

Le cinque le tematiche chiave in cui il FIL detta legge e porta ad un cambiamento silenziosamente rivoluzionario, sono: sviluppo umano, governance, sviluppo equilibrato ed equo, patrimonio culturale e conservazione dell’ambiente.

Bhutan: tutela degli alberi nella Costituzione

Come ho già ben sottolineato, l’amore per l’ambiente e l’impegno per preservare chi ci vive, piante, uomo o altri animali, è parte essenziale e inscindibile dal concetto di FIL del Bhutan, ma in paesi dove da secoli vengono seguite le regole della fede buddhista (la più diffusa), parte del lavoro di sensibilizzazione è già fatto. Non è nuova, l’idea, che in Bhutan non si può nuocere né agli animali né alle piante, vale per ogni singolo abitante, a maggior ragione per chi governa e decide il presente e il futuro del territorio.

La superficie del Bhutan, grazie a regole precise e vincolanti, è occupata dalle foreste almeno per il 60% e ogni anno numerosi alberi prendono il posto di quelli tagliati in modo che la deforestazione non entri nei confini del Bhutan. Chi osa tagliare un albero, senza uno speciale permesso, viene severamente punito dalle guardie forestali che pattugliano il territorio dove sono presenti soprattutto conifere e alberi che ben si trovano nel clima umido del Paese.

Gli animali che godono della Felicità Interna del Bhutan sono la tigre del Bengala, l’elefante asiatico, il bharal, il tahr, il lupo indiano e il rinoceronte indiano. In questo video, i segreti del FIL e qualche indiscrezione per emulare questo interessante modello di sviluppo green.

Bhutan: Viaggio per pochi

Per carpire il segreto del Bhutan ci si può informare da lontano, si può approfondire e studiare, e chiunque lo può fare. Mettere i piedi in quella terra è cosa molto più difficile: noi italiani come tutti i non bhutanesi, dobbiamo avere il visto d’ingresso, documento affatto facile da ottenere.

Viene rilasciato solo quando si arriva sul posto, in aeroporto o al valico “terrestre”, e l’iter per avere ilvia libera in Bhutan prevede una serie di passaggi non banali, compreso il consenso del Ministero degli Esteri del paese, a Thimpu. Per raccogliere informazioni dettagliate e aggiornate sulla modalità di rilascio dei visti si può contattare l‘Ambasciata del Bhutan in Svizzera, a Ginevra, prima di partire alla ricerca della felicità per poi tornare tristi.

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Bhutan: quando andare

Se siamo ancora intenzionati a tentare l’impresa di raggiungere il Bhutan, i periodi migliori per partire sono i mesi autunnali: dalla fine di settembre alla fine di novembre infatti troveremo un cielo limpido che permette di ammirare le cime delle montagne più alte, un buon clima adatto anche per dedicarsi al trekking e alle escursioni sul territorio.

Scordiamoci di visitare questo paese nel periodo dei monsoni, da giugno ad agosto: a Thimphu si misurano mediamente 0,5 m di pioggia, sulle colline anche il doppio, ne scende.

Bhutan: cartina

Per chi ha già la valigia pronta, per chi non vuole partire ma vuole esplorare con lo sguardo la terra della felicità, ecco la mappa dettagliata.

Bhutan: Monastero di Taktsang

Non è provato che ci siano dei legami tra il FIL e questo monastero ma di certo una tappa a vedere dal vero la Tana della Tigre, così è soprannominato, va fatta. E’ a 10 km a nord di Paro, arroccato su una parete a precipizio a 3.120 metri sopra il livello del mare e a 900 metri rispetto alla sottostante Valle di Paro.

Si chiama “Il Monastero” ma comprende vari templi buddisti, risale al 1600 e si racconta che il Guru Padmasambhava ha meditato per tre mesi nel corso dell’VIII secolo in una caverna posta nelle vicinanze di questa meravigliosa costruzione realizzata adattando le rocce granitiche locali ed il terreno della montagna in modo da creare armonia con l’ambiente circostante. In tutto si contano quattro templi principali e altri dove le persone abitano, visitando il complesso si possono ammirare anche i dipinti.

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Pubblicato da Marta Abbà il 5 ottobre 2016