VELUXLAB: Intervista a Marco Imperadori

VELUXlab

E’ il primo edificio italiano NZEB (Nearly Zero Energy Building), a “energia quasi zero” , a essere inserito in un Campus universitario, quello della Bovisa, si chiama VeluxLab ed è un vero e proprio caso pilota di edificio ad altissima efficienza energetica.

A raccontarci di cosa si tratta è il coordinatore scientifico del progetto, Marco Imperadori, docente di Progettazione e Innovazione Tecnologica del dipartimento presso la Facoltà di Ingegneria Edile-Architettura del Politecnico di Milano e ricercatore nell’ambito della innovazione edilizia e dell’individuazione di soluzioni tecniche ad alta efficienza energetica e sostenibilità ambientale nel Dipartimento BEST (Building Environment Science and Technology).



Attualmente Imperadori è responsabile per l’unità del Politecnico di Milano coinvolta nella ricerca europea Smart-Eco. Tale ricerca, che raggruppa importanti istituzioni europee, ha come obiettivo la definizione delle strategie comunitarie da adottare in previsione degli “Smart – Eco Buildings” tra il 2010 e il 2030. E’ membro del Comitato Scientifico Internazionale dell’Agenzia Casa Clima di Bolzano e della Commissione Costruzioni Sostenibili di Promozione Acciaio. Dal 1999 è titolare dello studio Atelier2 di Milano.

1. Cos’è VELUXLAB?

VeluxLab è un “Laboratorio Attivo” in cui sviluppare ricerche sulla luce e sulla ventilazione naturale e, in generale, sull’energia e il risparmio energetico. Allo stesso tempo, questo progetto di laboratorio ormai realtà ci permette di monitorare e testare anche l’edificio che ospiterà una decina di giovani ricercatori e dottorandi. In VeluxLab contenuto e contenitore diventano empatici rispetto alle tematiche di tutela ambientale ribadendo, in questo, l’importanza del modo in cui concepiamo, progettiamo e realizziamo gli edifici. Per la prima volta con questo laboratorio viene anticipata la direttiva europea (conosciuta come 20-20-20) che immagina entro il 2020 edifici in grado di risparmiare il 20% di energia, di ridurre del 20 % i gas a effetto serra e di fare ricorso al 20% in più di fonti rinnovabili. VeluxLab fa questo e molto di più già nel 2012 con il suo consumo di energia primaria pari a 3,87 KWh/mc anno che corrispondono alla Classe A attraverso il calcolo con metodo CENED.

2. Quanto tempo e quanti soldi per costruirlo?

Il tempo necessario al trasporto dei moduli tridimensionali e il loro posizionamento presso il Campus Bovisa del Politecnico di Milano è avvenuto in una giornata di Agosto, poi ci sono voluti altri 4 mesi per la messa a punto e la realizzazione delle necessarie stratigrafie prestazionali e del complesso e innovativo sistema di monitoraggio wireless che ci consentirà di vedere in tempo reale il comportamento energetico dell’edificio. Parlo di moduli tridimensionali perchè VeluxLab è il retrofit di una concept House nota come Atika, di Aparicio Ronda e Javier Aja Cantalejo, realizzata per Velux e già montata e smontata più volte a Bilbao nel 2007, a Roma nel 2008 e a Milano Fiera nel 2009. I costi complessivi si aggirano attorno a 200mila euro per uno spazio in pianta che è circa 100 mq più le sistemazioni esterne: se si pensa al costo €/mq è alto ma completamente giustificato dalla realizzazione di un impianto di altissimo livello e di una serie di innovazioni assolute.

Marco Imperadori e l'interno di VELUXLab

Marco Imperadori e l'interno di VELUXLab

 

3. E’ replicabile? Se sì, dove, quando e perchè farlo?

Tecnicamente è sicuramente replicabile, ma io mi auguro che se ne colga e se ne replichi soprattutto lo spirito. Quando e perchè farlo? Innanzitutto ce lo chiedono le norme e le leggi europee e muoversi prima è sempre buona cosa, inoltre è il mercato il vero driver e ormai ogni committente, ogni utilizzatore pone la stessa attenzione alle prestazioni della sua casa di quanto fa con altri oggetti. Chi acquisterebbe oggi un nuovo frigorifero che non fosse in classe A+? Lo stesso finalmente vale e varrà sempre di più per gli edifici. Se ci fosse un VeluxLab2, vorrei che fosse a più piani però, perchè nel nostro caso abbiamo deciso di fare un solo piano, anche per questioni economiche, ma la speranza è quella di veder sorgere sempre più edifici pluripiano: uffici o residenze, che contengano i principi, la filosofia, di Veluxlab. La scelta tra mono o pluripiano è infatti una variabile di efficienza energetica e di sostenibilità importante, riguarda densificazione sul territorio e la compattazione volumetrica.

4. VeluxLab è descritto come edifico di forma “attiva”, cosa significa?

Si tratta di un edificio “adattivo” cioè in grado di adattarsi al clima esterno: nelle stagioni estreme funziona in modo ermetico e con ricambio d’aria garantito da ventilazione meccanica controllata. L’impianto si basa su una pompa di calore aria-acqua in grado di fare funzionare il pavimento radiante come lama riscaldante o rinfrescante. Il controllo di umidità è garantito da un sistema di ventilazione. Nelle stagioni intermedie l’edificio, dotato di opportuni sensori con regolazione/contabilizzazione, funziona invece a ventilazione naturale: è possibile fare “respirare” l’edificio a seconda delle condizioni climatiche esterne. La forma di VeluxLab, inoltre, è concepita per captare energia solare, in inverno, in parte anche utilizzata per l’acqua calda, mentre in estate il pinnacolo a sud ovest consente di schermare l’edificio dalla radiazione tipica della stagione calda. Forma e funzione sono legati entrambi al clima e al percorso del sole, non ci siamo inventati nulla, lo facevano i contadini lombardi che non si sarebbero mai sognati di fare una cascina con corte rivolta a nord.

VELUXlab Politecnico
5. Con quali tecniche e modelli matematici valuterete le prestazioni di VeluxLab? Avete aspettative?

Per VeluxLab è stata utilizzata una normale prassi di modellazione per le analisi, a cui abbiamo affiancato, assieme al Dipartimento di Energetica, una attenta analisi del comportamento in regime dinamico dell’edificio per la stagione estiva con un software che consente di modellare il problema estivo. Ciò permetterà ai ricercatori di capire l’affidabilità del modello e immaginare eventuali evoluzioni future. VeluxLab è infatti concepito come Laboratorio vivo e mutevole, in grado di cambiare nel tempo e di aggiungere componenti o stratigrafie in caso di necessità.

6. Come avete fatto a ridurre l’impatto ambientale dell’edificio?

VeluxLab non ha ancora sette vite come i gatti ma ne ha già almeno quattro essendo stato montato e smontato più volte e tutto il materiale che lo componeva non è stato gettato in discarica ma è tuttora in opera. La sua Embodied Energy è quindi estremamente ridotta in partenza, inoltre i materiali sono l’espressione di una molteplicità di possibili scelte, tutte sempre molto innovative, alla base della metodologia costruttiva di stratificazione a secco. Si è infatti intervenuti, per dare le caratteristiche di NZEB (nearly zero energy building), e ogni scelta ha un motivo: i pannelli esterni in vetro riciclato avvitati a facciata ventilata sorretti da pannelli in poliuretano ad elevata resistenza termica, le “perle” di isolante sbriciolato nelle intercapedini, i pannelli a base di lana di legno per garantire un buon sfasamento termico estivo e anche un ulteriore materassino con funzione fonoassorbente e termoisolante in lana minerale sotto la lastra in gesso rivestito di finitura. Lo stesso pavimento del deck esterno è in legno di iroko riutilizzato dai precedenti allestimenti e quindi non proveniente da nuovi tagli vista la particolarità di questa essenza.

7. Quali attività di ricerca verranno svolte all’interno di VeluxLab?

Le attività vanno dalla tecnologia e dalla progettazione dei componenti e dei materiali a tematiche di interesse energetico, tutto però con lo scopo di veder interagire i giovani ricercatori in modo che le tematiche di involucro e impianto, spaziando anche su Luce e Ventilazione Naturale, siano sinergiche e concepite in forma di progettazione integrata.
Oltre a questo, in fase di definizione, c’è l’idea di sviluppo di prodotto e di prototipazioni che potranno essere montate e testate direttamente sull’edificio una volta a regime.
La certezza è di aver realizzato un luogo confortevole, efficiente e, perchè no, anche bello e giovane, fresco come i ricercatori che trascorreranno il proprio tempo all’interno dei suoi spazi. Io credo molto nelle potenzialità dell’architettura come veicolo di conoscenza e come ispiratore di ricerca e di nuove idee. Tutta la tecnologia contenuta in VeluxLab è di fatto invisibile perchè le case del futuro non devono essere macchine ma raffinati oggetti ad elevate prestazioni in grado di conciliare i bisogni dell’uomo e della natura.

Intervista a cura di Marta Abbà

Pubblicato da Marta Abbà il 5 febbraio 2012