Alla scoperta del patrimonio storico del trasporto pubblico

Riccardo Genova

L’industria italiana è tuttora punto di riferimento per la qualità dei progetti e dei prodotti nel campo ferroviario, tranviario e per le metropolitane, è dunque una priorità mantenere la memoria e la testimonianza del percorso svolto fino ad ora per saper imparare e dunque per progredire”. A sostenerlo è Riccardo Genova, dell’Istituto CIRT dell’Università di Genova, preside del Collegio Ingegneri Ferroviari Italiani, uno degli organizzatori di MobilityTech che traccia un panorama del patrimonio storico italiano quanto a mezzi pubblici, una ricchezza e un orgoglio di cui i cittadini sono forse ancora poco consapevoli.

1) Quali sono i patrimoni storici sul trasporto pubblico più preziosi in Italia ?

Le Ferrovie dello Stato Italiane detengono in assoluto il maggiore e più prezioso patrimonio:  progetti e documenti sull’evoluzione tecnica del settore e anche una  collezione di rotabili molti idonei ad espletare treni poiché perfettamente funzionanti. Vi sono macchine a vapore (tra cui due maestose unità del Gruppo 685 recentemente impiegate in doppia trazione sulla tratta Pistoia Firenze), locomotive diesel, automotrici, elettromotrici e locomotive elettriche in corrente continua. Un secondo esempio di patrimonio storico la linea tranviaria numero 7, totalmente esercita con tram storici non solo di Torino, ma provenienti da altre città italiane (Trieste, Bologna, Roma e Napoli) inaugurata nel 2011 per i festeggiamenti dell’Unità d’Italia.

La Ferrovia-Museo della Stazione di Colonna rappresenta invece un’eccellenza nel campo della conservazione della memoria storica e culturale di tutti quei territori da sempre legati alla “loro ferrovia”. La diffusione capillare delle “ferrovie secondarie” è infatti radicata nella cultura italiana: a Colonna, vicino a Roma, è possibile visitare il museo dove sono esposti numerosi rotabili provenienti dalle ferrovie del Lazio.



2) Che importanza viene data a questa tipologia, nel panorama generale di conservazione e valorizzazione del patrimonio storico nazionale?

Un buono spazio, ma si dovrebbe fare di più. L’industria italiana è tuttora punto di riferimento per la qualità dei progetti e dei prodotti nel campo ferroviario, tranviario e per le metropolitane, è dunque una priorità mantenere la memoria e la testimonianza del percorso svolto fino ad ora per saper imparare e dunque per progredire. Oggi in questo campo sono attive molte aziende di trasporto che hanno particolare riguardo per il proprio patrimonio storico e per il proprio ruolo: le Ferrovie dello Stato Italiane, il Gruppo Ferrovie Nord Milano (con, tra le altre, la meravigliosa macchina a vapore 200-05 del 1883 perfettamente funzionante), aziende di TPL come GTT Torino, ATAC Roma, ATC-TPER Bologna e ANM Napoli che ha recentemente restaurato il tram storico “Peter Witt” 1029 del 1935. Esistono poi le associazioni, il Graf di Roma, il Clamfer di Napoli, MetroGenova a Genova, ACT a Milano, solo per citarne alcune, che svolgono una encomiabile attività di raccolta di documenti, preservazione di rotabili e sensibilizzazione sia delle istituzioni che dell’opinione pubblica.

3) Che coscienza ne hanno i cittadini? A che scopo sensibilizzarli in merito?

Il trasporto pubblico si riferisce ad una molteplicità di impianti e veicoli tra cui il trasporto terrestre in tutte le sue declinazioni ma anche a quello marittimo ed aeronautico.

Il primo di questi settori investe più da vicino la storia, la cultura e lo stesso modo di vivere di tutti: esso, infatti, è quello presente capillarmente nelle nostre città e ci ha accompagnato, sistematicamente, dalla nostra infanzia ad i nostri giorni scandendo il tempo dei nostri viaggi di studio, di lavoro e di piacere. Saper osservare ed saper conoscere è alla base della capacità di ciascuno di contribuire ad un miglioramento delle condizioni di vita: questo vale, dunque, anche per i mezzi ed i sistemi di trasporto che di giorno in giorno utilizziamo. Insieme a Marco Bersa, storico dei trasporti, abbiamo evidenziato una lacuna ogniqualvolta si affronta l’argomento: non solo si dimentica il passato ma anche il presente, e questo, non aiuta a migliorare la coscienza dei cittadini.

4) La prodigiosa rinascita del “trenino” di San Marino: in cosa consiste? È una esperienza replicabile in altri luoghi?

La Ferrovia Rimini – San Marino fu aperta all’esercizio, da subito a trazione elettrica, nel 1932. A causa degli eventi bellici, nel 1944, venne sospesa subendo, tra l’altro danneggiamenti a seguito di bombardamenti. Alcuni rotabili vennero ricoverati già nel 1944 all’interno di una galleria e la AB03 è stata recuperata, riportata alle condizioni di origine sia per l’aspetto esteriore che per gli arredi interni e resa perfettamente funzionante. Per l’occasione sono stati ripristinati 800 metri di linea, all’interno del territorio della Repubblica di San Marino per servizi turistici.

Tale esperienza è replicabile sia per mantenere il ruolo turistico e culturale di ferrovie in esercizio o per ripensare a tracciati oramai dismessi come la Calalzo – Cortina – Dobbiaco (la “Ferrovia delle Dolomiti”).

5) Esiste un Parco Storico delle Ferrovie dello Stato: di cosa si tratta? Quanti lo conoscono? Come promuoverlo maggiormente?

Le Ferrovie dello Stato possiedono un importante parco storico e sono altresì conservate diverse carrozze, dalle “terrazzini”alle “centoporte” (nelle livree verde vagone anni ’20, castano – isabella fino ai primi anni ’60, castano e poi grigio ardesia dagli anni ’60 e ’70), le “Corbellini”, le “tipo 1959” (alcune in livrea treno azzurro), fino alle più recenti “UICX”. Nel museo di Pietrarsa ad esempio sono conservati mezzi unici quali, tra gli altri, la locomotiva a vapore Bayard, riproduzione del 1939 di quella che fu destinata al treno inaugurale della Ferrovia Napoli-Portici ed alcune macchine elettriche trifase. Questi rotabili sono per una parte atti al servizio e vengono utilizzati in diverse occasioni (iniziative come il “treno natura” di Siena o “Treno Blu” nel basso Sebino) oppure conservati in siti museali.

Altri rotabili sono “accantonati” in attesa di restauro funzionale o statico. Una maggiore promozione consentirebbe una più ampia diffusione e conseguente partecipazione da parte dei cittadini.

6) Oltre ai treni, anche i tram sono mezzi storici : qualche esempio di recupero e valorizzazione?

Torino, già descritto come caso esemplare di conservazione di patrimonio storico in Italia, rappresenta un’eccellenza nel settore. Da rimarcare l’assoluto valore dell’iniziativa che ha consentito e consentirà il recupero funzionale di numerosi rotabili: tra questi il tram articolato 401 del 1939 proveniente da Roma, primo esemplare dotato di “giostra Urbinati”, sistema di snodo delle casse (messo a punto dall’Ing. Urbinati per la STEFER di Roma) e che ha permesso la costruzione di migliaia di tram articolati in Europa e nel mondo.

Anche Napoli e Roma hanno preservato tram che hanno fatto la storia del trasporto pubblico cittadino: a Trieste è in servizio l’impianto di Opicina con vetture risalenti al 1935. La particolarità dell’impianto, con la sezione a fune lungo la quale operano i famosi “spintori (appena rinnovati) ne fa un caso unico che merita, anche per la bellezza dei luoghi, una visita. La Ferrovia a cremagliera Principe Granarolo (a Genova) è nella pratica esercita con vetture tranviarie risalenti al 1929 costruite dalla Piaggio e esteticamente simili ai famosi tram genovesi progettati da Remigio Castegini.

7) Il recupero di mezzi storici non è in contraddizione con l’introduzione di mezzi tecnologici e sostenibili?

No: il mantenimento di un impianto di carattere storico e ad alimentazione elettrica spesso ha impedito la riconversione del servizio in linee automobilistiche, a volte più economiche per chi le gestisce, ma non certo più efficienti dal punto di vista dell’ambiente. Se invece ci riferiamo ai viaggi speciali va considerato che si tratta di poche unità dedicate a circolare in occasioni particolari: ancora una volta, però, è facile pensare che si sottraggono viaggiatori a modalità automobilistiche con effetti positivi rispetto ad una riduzione di inquinamento e congestione. Ma il tutto è alla base di formare la cultura del trasporto pubblico nei cittadini, a partire dai più giovani, che opereranno le scelte “del domani”.

 

Pubblicato da Marta Abbà il 20 novembre 2012