Trasformare l’olio in biodiesel per alimentare l’auto

olio in biodiesel
L’olio di frittura può essere una valida risorsa per il settore dei trasporti. Esistono diversi processi per trasformare l’olio esausto in biodiesel, alcuni processi sono estremamente efficienti e rispettosi per l’ambiente, altri un po’ meno. 

Trasformare l’olio di frittura in biodiesel 
Dopo aver raccolto l’olio esausto dai ristoranti e gli utenti che lo conferiscono con la raccolta differenziata, l’olio subisce un primo processo di filtrazione: l’olio viene raffinato così da eliminare gli eventuali residui di acqua e di cibo.

Esistono molti metodi per raffinare l’olio esausto, quello più economico consiste nel riscaldare l’olio e applicargli una scarica elettrica: immergendo nell’olio una bobina elettrica, la scarica applicata al mezzo liquido porta a galla tutti i residui organici derivati dalla frittura. La scarica elettrica rende più facile la procedura di filtrazione meccanica. Il processo di raffinazione dura poche ore; in genere, per raffinare un barile dalla capacità di 227 litri occorrono all’incirca 12 ore.

Dopo la fase di filtraggio l’olio è già pronto per essere impiegato nei serbatoi delle auto, senza subire ulteriori trasformazioni.

Per impiegare il biodiesel derivato dalla raffinazione dall’olio da cucina è necessario avere un motore appositamente modificato. L’olio da cucina può essere impiegato per alimentare un’auto ma bisogna prima “superare” alcuni limiti imposti dalla meccanica: con il motore ferme e in presenza di basse temperature, l’olio vegetale si raggruma e tende a solidificarsi, è per questo che non può passare attraverso gli iniettori del motore.

Per evitare tale problema è necessario equipaggiare la vettura con un serbatoio supplementare che servirà ad avviare l’auto: il serbatoio di serie potrà essere rifornito con olio di frittura mentre il serbatoio supplementare, più piccolo, potrà essere rifornito con il classico carburante che servirà ad avviare l’auto. Una volta avviata l’auto si può passare all’alimentazione con l’olio di frittura per tutto il tragitto per poi ritornare al carburante convenzionale prima di mettere a riposo l’auto (questo per evitare che l’olio vegetale resti negli iniettori “a freddo”). In alternativa alla doppia alimentazione biodiesel/gasolio, è possibile montare una serpentina riscaldante, in genere, questa modifica rende l’uso dell’olio vegetale molto più efficiente.

Quanto costa produrre biodiesel a partire da olio di frittura?
La “Veggy” è una cooperativa di produzione di biocarburanti che opera fin dagli anni Settanta nel Tennessee. La cooperativa si occupa di raccogliere l’olio di frittura e trasformarlo in biodiesel mediante la raffinazione con scarica elettrica, i costi sono più che convenienti. Considerando i costi legati alla raccolta, alla trasformazione e alla distribuzione, il prezzo finale del biodiesel prodotto dalla cooperativa Veggy ammonta intorno ai 25 centesimi di dollaro per gallone, pari a 80 eurocentesimi al litro. Conveniente vero? Leggi anche: Olio esausto come carburante.

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Pubblicato da Anna De Simone il 22 agosto 2014