Rosa del deserto, pietra e caratteristiche

rosa del deserto

Rosa del deserto, pietra e suo significato in cristalloterapia. Caratteristiche chimiche e origini del cristallo. Dove si trova e come pulirla.

Rosa del deserto, pietra e caratteristiche chimiche

La rosa del deserto è una formazione sedimentaria che si forma spontaneamente nelle particolari condizioni ambientali e climatiche proprie dei paesi desertici.

Al pari della selenite, anche la rosa del deserto è un aggregato di cristalli di gesso. Il suo colore giallo-ocra è il frutto di tracce di altri minerali. Il suo nome è dato dall’ambiente in cui si forma (deserto) e dalla sua peculiare forma che ricorda tanto i petali di una rosa. Il gesso che compone le rose del deserto va a cristallizzare in un sistema monoclino di aggregati a forma di cristalli piatti che si assottigliano verso l’estremità. Questa particolare forma è indotta dall’ambienta arido tipico della sabbia desertica.

Le alte temperature, l’aria tersa e altri fattori inducono un’evaporazione mineraria selettiva che come conclusione porta alla formazione dei cristalli di gesso a forma di rosa. Come la selenite, da un punto di vista chimico, anche la rosa del deserto è solfato di calcio idrato.

Nella selenite, i cristalli di gesso (solfato di calcio) sono trasparenti e traslucidi, la rosa del deserto, invece, è ocra – marrone, perché? A causa della sabbia che viene incorporata nella struttura cristallina della pietra. Se nella sabbia sono presenti ossidi di ferro, le rosetta assumono un tono quasi arrugginito. Per le sue proprietà e caratteristiche chimiche, la rosa del deserto può essere conosciuta anche come rosa di sabbia, rosa di selenite, rosa di gesso o rosa di pietra.

Rosa di pietra o Rosa del deserto, dove si trova

Questa pietra si forma spontaneamente nelle località desertiche o dove l’aria è tersa e l’ambiente è arido. Per questo motivo, la pietra si può trovare in diverse località del globo quali: in Tunisia, in Marocco, in Algeria, Arabia Saudita, Qatar, Egitto, Emirati Arabi Uniti…. In Europa, la rosa del deserto si forma spontaneamente in alcune isole della Spagna (Fuerteventura, Canarie, Canet de Mar, in Catalogna, L’Almarcha e Cuenca).

Negli USA, la rosa del deserto si forma in Arizona e nelle terre aride di Cochise. Non mancano formazioni naturali in Messico (Chihuahua e Juarez), in Australia e Nambia.

Un tempo le rose del deserto si sviluppavano anche in Oklahoma dove non mancano formazioni dalle dimensioni considerevoli. La rosa del deserto dell’Oklahoma è molto famosa localmente e soprannominata Garber Sandstone, le sue origini sono molto antiche, basterà pensare che questa pietra si origina quando in un ambienta marino o lacustre, l’acqua evapora lasciando innumerevoli granelli di sabbia cristallizzati in una struttura di solfato di calcio.

In Italia, forme simili alle rose del deserto sono reperibili nelle argille dell’Appennino emiliano, tra cui a Castel de’ Britti (Bologna). Non c’è da sorprendersi: la zone emiliana è ricca di cave di gesso.

Rosa del deserto in cristalloterapia

In cristalloterapia, il significato della rosa del deserto è strettamente correlato all’amore, in particolare a una forma di amore psichico e fisico. Viene usata nel chakra della base, piedi e anche per stabilizzare l’energia di altri cristalli.

Può essere usata per rafforzare le proprie convinzioni e soprattutto per concretizzare i propri intenti. In cristalloterapia, la rosa del deserto rappresneta una forza decisa e delicata. Riesce a frenare gli sfoghi incontrollati e tende a stabilire un equilibrio tra quelli che sono i desideri in contrasto vissuti dall’uomo.

Come si usa? Quando indossata all’altezza del cuore, la rosa del deserto aiuterà a restituire speranza e forza, soprattutto a seguito di esperienze negative.

Considerata la sua forma, la pulizia risulta alquanto difficile. Per pulire la rosa del deserto NON va assolutamente utilizzata dell’acqua. Per la pulizia usate una bomboletta spray di aria compressa atta a soffiare via la polvere intrappolata tra i petali della rosa di pietra.

Pubblicato da Anna De Simone il 14 settembre 2017