Riscaldamento autonomo e gestione autonoma del calore

Riscaldamento autonomo

Con i sistemi di contabilizzazione del calore ogni condomino può gestire il riscaldamento centralizzato come fosse riscaldamento autonomo. Gli strumenti di contabilizzazione calore consentono infatti di applicare la ripartizione delle spese di riscaldamento tra le singole unità abitative, come avviene nel caso del riscaldamento autonomo, anche se la caldaia è unica e in comune.

In pratica l’impianto di riscaldamento resta centralizzato, ma la gestione diventa quella di un riscaldamento autonomo. Si tratta solo di installare in tutto il condominio le apparecchiature di contabilizzazione che misurano la quantità di calore effettivamente consumata in ogni appartamento.

Una volta installati i dispositivi e i misuratori per la contabilizzazione del calore, ogni condomino paga il riscaldamento nella misura di una quota fissa stabilita dall’assemblea condominiale (di norma tra il 20% e il 50% delle spese totali e in funzione delle quote millesimali) e il resto in proporzione a quanto avrà effettivamente consumato. In questo modo può risparmiare migliorando i propri comportamenti di consumo, come e anche meglio rispetto a un riscaldamento autonomo.

Il riscaldamento autonomo (favorito dalla legge 10/91 che ha reso possibile la trasformazione con maggioranza millesimale senza bisogna dell’unanimità dei condomini) ha dato la possibilità a ogni condomino di non dover più discutere con i vicini per il riscaldamento (troppo caldo, troppo freddo…) e di gestire in proprio i tempi di accensione e le temperature. Con la possibilità di risparmiare sui consumi.

Il riscaldamento autonomo però ha anche degli svantaggi. Il primo è la dipendenza da un unico combustibile, il gas metano, e l’impossibilità di scegliere in futuro una fonte di energia diversa (cosa che invece è possibile se la caldaia è unica e centralizzata). Il secondo è che non si possono dividere con nessuno le spese di manutenzione della caldaia (annuali e obbligatorie). Terzo: il rendimento di una piccola caldaia autonoma è più basso rispetto a quello di una caldaia centralizzata, per cui nel complesso si consuma più combustibile con il riscaldamento autonomo rispetto al riscaldamento centralizzato.

Dal riscaldamento centralizzato al riscaldamento a gestione autonoma

La trasformazione è certamente possibile e oggi anche molto praticata. I costi dipendono molto dall’impianto esistente, ma non sono esorbitanti. Diciamo che per il proprietario di un appartamento con 8-10 radiatori in uno stabile di 20 unità abitative, il costo della trasformazione è di circa 1500-1800 euro. Compresi gli adeguamenti della caldaia e il collaudo.

Contabilizzazione del calore con le valvole termostatiche

Le valvole termostatiche sono il sistema più elementare di contabilizzazione del calore e gestione autonoma del riscaldamento. Esse consentono di regolare la temperature dei radiatori in funzione delle condizioni climatiche dei singoli appartamenti e anche delle singole stanze. In questo modo permettono di tenere sotto controllo i consumi e di risparmiare evitando che si disperda calore in un locale vuoto o già sufficientemente caldo.

Una valvola termostatica va installata al posto della vecchia valvola manuale e regola automaticamente l’afflusso di acqua calda al radiatore, chiudendosi (grazie a sensore incorporato) a mano a mano che la temperatura di un ambiente si avvicina a quella desiderata e impostata.

I radiatori più recenti sono già dotati di una valvola termostatica predisposta per ricevere una testa termostatica, il che rende più semplice l’installazione e fa scendere il costo a circa 30 euro per ogni radiatore. Sui radiatori vecchi, installare una valvola termostatica costa più o meno 60 euro per ogni radiatore.

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Pubblicato da Michele Ciceri il 16 marzo 2015