Contabilizzazione del calore

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Contabilizzazione del calore, il countdown è partito da tempo e, contando che si tratta di una operazione da fare a caloriferi spenti, non manca molto, è necessario cominciare pensarci. Si tratta di un obbligo deciso dal decreto legislativo 102/2014 e che entro il primo gennaio 2017 chiama tutti a mettersi in regola. Con la contabilizzazione del calore.



Questo significa che ciascuno pagherà ciò che consuma. Suona bene, “contabilizzazione del calore“, e dei consumi, e delle spese, ma per ottenere questo risultato, è necessario rimboccarsi le maniche e metterci nelle condizioni perché così accada. Ad esempio, chi abita in appartamenti serviti da un’unica caldaia, deve installare ripartitori di calore su ogni singolo calorifero.

E’ il modo per assicurarsi che gli inquilini paghino l’energia effettivamente utilizzata comunque sua strutturato l’impianto. Certo, siamo in vista di un risparmio energetico ma dobbiamo conquistarcelo con un po’ di lavori in casa e installazioni. E prima ancora, con un po’ di concentrazione, qui, per capire quali lavoretti fanno al caso nostro.

Vietato procrastinare, perché se solo con le caldaie spente si possono fare i lavori, perché c’è in molti casi da svuotare d’acqua l’intero impianto e smontare i caloriferi, allora – per restare in tema- siamo quasi agli sgoccioli.

L’idea della contabilizzazione del calore, quindi di uniformare gli impianti centralizzati di riscaldamento alla normativa europea è un passo avanti, i tempi stringono e c’è un risparmio che ci aspetta, oltre all’idea di pagare al consumo che, al di là di tutto, a me pare consolante e da un senso di equità e trasparenza. E di maggior possibilità di autoregolarsi nel proprio bilancio energetico e di sostenibilità personale.

contabilizzazione del calore

Contabilizzazione del calore: normativa

Prima di metterci all’opera con la contabilizzazione del calore, guardiamo meglio il decreto legislativo citato, il 102/2014: arriva dalla direttiva europea 2012/27/UE sull’efficienza energetica, una direttiva che contiene ovviamente molte alte misure, ma anche questa che va a toccare soprattutto gli edifici con più appartamenti serviti da un’unica centrale termica nel merito della contabilizzazione del calore individuale.

Dando una occhiata all’edilizia del nostro bel Paese, possiamo considerare coinvolti i palazzi costruiti prima degli anni ’80, quelli con il riscaldamento centralizzato. Siamo ad anni luce dagli standard attuali di risparmio energetico, siamo ai tempi della accoppiata caldaia a gasolio-termosifoni.

Non basta inoltre provvedere alla contabilizzazione del calore, bisogna prevedere di pari passo anche con la termoregolazione. Così procedendo, si conquista però la possibilità di impostare autonomamente la temperatura desiderata in ogni locale attraverso le valvole termostatiche. Per chi non si adegua e non provvede alla contabilizzazione del calore entro l’inizio del 2017 può andare incontro a multe tra 500 e 2.500 euro.

Contabilizzazione del calore: come funziona

Un piccolo passaggio ancora prima di entrare nel merito degli interventi, anche se immagino che ci si stia chiedendo cosa nel proprio singolo caso significhi e comporti questa europea idea della contabilizzazione del calore. E’ giusto però capire la logica del provvedimento.

L’obiettivo è far pagare a ogni proprietario o inquilino l’energia effettivamente consumata nel proprio appartamento. Basta, è finita l’era dei calcoli dei millesimi di proprietà, dei prodotti e delle divisioni, delle aliquote. Consumo e pago quel che ho deciso o ho dovuto o mi sono trovato a consumare. Una assunzione di responsabilità verso il proprio portafoglio e verso l’ambiente.

contabilizzazione del calore

Contabilizzazione del calore nei condomini

Come anticipato, la contabilizzazione del calore è una questione impegnativa per chi abita in palazzi, in palazzi in cui il riscaldamento non è autonomo appartamento per appartamento. Dove fino ad oggi si siamo trovati a fare i conti con i millesimi ora cominceremo a farli con la contabilizzazione del calore indiretta. Meglio? Una volta capito cosa fare e una volta fatta la spesa, sì, meglio. Oltretutto, “mal comune mezzo gaudio”, perché in questa situazione si stima che si trovino quasi la totalità dei condomini della penisola.

Abitanti di palazzi con impianti che distribuiscono il calore con colonne montanti, ecco cosa bisogna fare per regolarizzarsi con la contabilizzazione del calore, entro fine 2016. Dato che le tubazioni verticali attualmente installate servono diversi caloriferi situati su piani differenti, possiamo scordarci la contabilizzazione del calore diretta: è impossibile arrivare a una stima di quanta energia sta consumando la famiglia che abita in un certo appartamento.

O si abbatte il palazzo, o si sradica e si rifa tutto l’impianto da capo – ok, fantascienza o cose da nababbi – oppure si procede ragionevolmente. Allora la contabilizzazione del calore si traduce nell’installare un dispositivo elettronico su ogni termosifone: è un ripartitore di calore con due sensori. Un sensore misura la temperatura della superficie del calorifero, con l’altro quella dell’aria nel locale, e poi il dispositivo effettua la contabilizzazione del calore.

Vale a dire che calcola quanta energia termica è stata complessivamente immessa da quel termosifone nell’ambiente circostante, a quel punto si sommano tutti i radiatori dell’appartamento in oggetto e la contabilizzazione del calore per la propria famiglia è fatta. Così deve fare ogni nucleo che abita nei condomini anni ’80 o precedenti. Abbiamo accennato anche alla presenza di termoregolazione, in aggiunta alla contabilizzazione del calore: avviene con valvole termostatiche con cui controllare il calore di ciascun ambiente regolarizzando il flusso d’acqua calda nel singolo termosifone. Girando le valvole a piacimento decidiamo la temperatura media di ogni calorifero, il consumo è conseguente. La spesa, segue.

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Contabilizzazione del calore: costi e ripartizione delle spese

Dalle ultime stime relative a questi interventi per la contabilizzazione del calore, risulta che per adeguare ogni termosifone si possa spendere circa 80-100 euro, costo che includendo il ripartitore, la valvola termostatica per scegliere la temperatura e altri necessari valvole e sfiati. C’è anche la lettura dei consumi e il calcolo di ripartizione per la contabilizzazione del calore appartamento per appartamento, a cui provvedere e hanno un costo annuale di circa 3 euro, euro più euro meno.

Verso il 2030, circa 23 anni dopo che ci saremo sistemati secondo la direttiva per la contabilizzazione del calore, torneremo ad occuparcene a causa del logoramento e dell’usura di ciò che abbiamo installato. Ogni dispositivo da sostituire ci costerà una trentina di euro, d’altronde è inevitabile che anno dopo anno, sporco, ruggine e calcare vadano a intaccare il funzionamento delle tubazioni o dei sistemi a colonne montanti che risalgono comunque a molto tempo prima della direttiva sulla contabilizzazione del calore.

Tornando alla nostra imminente scadenza del 2017, di cui già si sente il ticchettio del countdown, meno di 12 mesi, possiamo toglierci lo sfizio o il pensiero cogliendo l’occasione per fare il cambio della caldaia con una a condensazione. Non è una idea così balzana se si pensa alla detrazione fiscale che porta ad un vantaggio fiscale del 36%. Restando in tema di vantaggi, fatti i sacrifici per la contabilizzazione e portato a termine l’intervento completo di cambio caldaia, si può raggiungere anche un 40% di risparmio energetico per il riscaldamento. Anche solo contabilizzazione del calore e termoregolazione ne assicurano uno stimato del 15-20%.

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Pubblicato da Marta Abbà il 18 gennaio 2016