Quando si diventa anziani, a 65 anni o a 75?

Quando si diventa anziani

Non ci sono più gli anziani di una volta, o meglio, ci sono, ma non hanno più la stessa età. E’ un dato di fatto e basta guardarci attorno per rendercene conto, la situazione psicofisica e anche mentale di moltissimi di noi, in salute, è diversa dai nostri coetanei di anche solo qualche decennio fa. Quando si diventa anziani quindi? Bella domanda a cui hanno cercato di rispondere in occasione del 63°Congresso Nazionale della SIGG (Società Italiana di Gerontologia e Geriatria) che si è tenuto a Roma alla fine di Novembre del 2018.



Quando si diventa anziani ovvero non ci sono più gli anziani di una volta

Non stiamo quindi strillando la notizia ma, a freddo, la affrontiamo per capire meglio cosa significa oggi invecchiare e come è possibile farlo al meglio. Per prima cosa è importante quindi avere una idea di quando ci si può definire anziani e perché. A 65 anni, età che un tempo era indicata come quella di inizio della vecchiaia, molte persone sono in perfetta forma. Ho amici che fanno maratone, camminano, vanno in montagna, viaggiano per il mondo senza particolari limitazioni e vi assicuro che non sono incoscienti. Semplicemente la medicina e, più in generale, il progresso scientifico, li ha aiutati a invecchiare meglio e quindi a ritrovarsi in forma a questa età.

Dato che non sto parlando di eccezioni – e sono sicura che avete in mente anche voi qualche esempio di ciò che sto descrivendo – la SIGG ha scelto di mettere in discussione ciò che era fino allo scorso anno una certezza inossidabile, per adeguarsi alla realtà del 2020.

E’ necessario adeguare la definizione di anzianità e far slittare l’età di riferimento fino a quella di 75 anni, età che finora coincide con performance fisiche e mentali che possiamo ancora ritenere “da vecchi”. Un domani, chissà, magari tra una trentina di anni dovremo rivedere ancora e spostare “il picchetto” di altri 10 o 20 anni. Addio quindi al numero deciso da Otto Von Bismarck, dopo due secoli siamo tutti un po’ più giovani o più lontano alla soglia che ci trasforma in “agé”.

Quando si diventa anziani e mortalità

Finora abbiamo parlato di condizioni fisiche e psichiche migliorate, ma non è solo questo che è accaduto. Un altro dato, forse ancora più concreto ed inattaccabile, registrato in questi anni, è stato l’allungamento medio della speranza di vita alla nascita. Nello specifico in Italia si è arrivati a 85 anni per le donne e 82 per gli uomini. E’ la media nazionale ma se andiamo in alcune precise regioni, vedi Liguria e Sardegna, due a caso, i numeri cambiano parecchio e in meglio.

La vecchiaia occuperebbe troppi anni della nostra vita, ufficialmente, quindi meglio spostarla, oppure ridefinirla introducendo due “topologie” di persone in là con gli anni. Quelle appartenenti alla terza età, tra i 65 anni e i 75 anni, ancora in buone condizioni di salute, in grado di essere considerate una risorsa a livello sia lavorativo che sociale, e quelle oltre i 75, che spesso subiscono un visibile e inevitabile decadimento fisico che li rende dipendenti, dalle macchine, dalle medicine, da altre persone come ad esempio badanti, figli, compagni di vita. Dopo i 99 anni si dovrebbe passare ad una terza categoria, quella dei centenari, ancora non numerosissimi ma… ne riparliamo tra una decina di anni!

Quando si diventa anziani

Quando si diventa anziani e quando ci si sente anziani

Abbiamo finora accennato al lato psicologico della cosa, ovvero quando ci si inizia a sentire anziani? E’ chiaro che ciascuno ha la propria sensibilità e la propria storia quindi possiamo affidarci alle statistiche per farci un’idea. Secondo un’indagine presentata alla London School of Economics, condotta intervistando oltre 12mila over 65 in diversi Paesi, due ultrasessantacinquenni italiani su tre dichiarano di non sentirsi affatto “anziani”. Quattro su dieci pensano che la vecchiaia inizi davvero solo dopo gli ottant’anni. Ciascuno può farsi la sua idea ma dubito che si tratti di una massa di persone che utopisticamente pensano di non essere invecchiati e di non dover invecchiare mai.

Semplicemente un buono stato di salute condiziona la nostra mente e ci percepiamo più lontani alla morte, più in grado di vivere al 100%, meno dipendenti da cure, farmaci, persone che si possono prendere cura di noi.
Senza diventare troppo ansiosi, è bene prepararsi ad affrontare questo shift della vecchiaia per non esagerare e non lasciandosi andare e non dando per scontato che tanto fino a 75 anni saremo giovani e scattanti. Dobbiamo pensarci molto prima per fare in modo che accada così. Anche a livello mentale: manteniamoci attivi mentalmente e fisicamente, coltiviamo i nostri interessi, prendiamo la misura con i nostri nuovi limiti in modo da non diventare patetici.

E’ necessario trovare un proprio equilibrio, personalizzato, rispetto alla nostra precisa situazione fisica e mentale, in modo da non sfociare nel “giovanilismo” ma nemmeno nel cosiddetto “ageismo”, la rassegnazione di fronte all’età che avanza.

Pubblicato da Marta Abbà il 10 Settembre 2019