Pellet, inquina ed è cancerogeno

pellet inquina e cancerogeno

Pellet, inquina ed è cancerogeno: ecco tutti i risultati delle ricerche che mettono in evidenza i rischi legati alla combustione del pellet in casa. Dalle informazioni sulle polveri sottili, cancerogene e nocive per l’uomo, al bilancio ambientale che quantifica i danni del pellet sull’ambiente.

Le comunità globali si sono lasciate quasi ingannare da questa biomassa che prometteva combustione pulita ed energia ecofriendly. Noi stessi, affidandoci a un rapporto stilato dall’Università di Bologna in collaborazione con il “Clean Energy Research Centre” dell’University of British Columbia, ci siamo fidati della sicurezza ambientale del pellet. Lo studio, condotto nel 2009, ha stimato che l’energia consumata per spedire pellet da Vancouver a Stoccolma rappresenta solo il 14% della rese energetica totale del carico di pellet.

Il Pellet inquina secondo il Royal Institute of International Affair

In antitesi a quanto affermato dallo studio citato in premessa, arriva la ricerca del Royal Institute of International Affairs che condanna l’uso del pellet come combustibile per il riscaldamento o la produzione di energia. Per il Royal Institute of International Affair, il pellet sarebbe inquinante, addirittura più del carbone.

Il motivo? Fino a oggi abbiamo pensato che le biomasse fossero una valida alternativa ai combustibili fossili perché ricavate da materia rinnovabile: gli alberi. Il problema è che gli alberi giovani, continuamente tagliati e re-impiantati, non arrivano alla maturità opportuna per assorbire abbastanza CO2 da bilanciare le emissioni prodotte dalla combustione della biomassa.

Pellet cancerogeno secondo una ricerca ENEA

Partiamo da una premessa: qualsiasi combustione nuoce alla salute perché sprigiona biossido di carbonio e, all’occorrenza, altri composti dannosi per l’apparato respiratorio umano come particolato e benzoapirene. Anche il pellet non si sfugge a questa regola. Un approfondimento sull’impatto negativo che il pellet eserciterebbe sulla salute umana, arriva dall’Enea.

Per l’Enea, il 99% delle emissioni di particolato del settore civile è dovuto proprio alla combustione delle biomasse legnose, pellet incluso. Insomma, per ridurre il PM10 dei centri città, oltre a organizzare blocchi auto anti smog dovremmo prevedere giornate “senza stufe a pellet”.

Altri studi secondo cui il pellet fa male

Parliamo tanto di smog e inquinamento cittadino; generalmente tendiamo a incolpare i gas di scarico delle auto ma un forte impatto potrebbe averlo anche il pellet e i fumi rilasciati da stufe e caminetti.

Gli scarti della combustione del legno, rilasciati nell’aria, sono i peggiori inquinanti in circolazione, più nocivi dei gas di scarico di un’automobile.

Stando ai dati dell’Arpa Lombardia, la prima fonte di smog è la combustione della legna che arriverebbe a rappresentare il 45% delle polveri sottili Pm10 preseti sul territorio regionale. La sigla PM10 identifica una delle tante sostanze in cui viene classificato il particolato, quel materiale presente nell’atmosfera in forma di particelle microscopiche.

Le polveri sottili Pm10 e Pm2.5 possono essere considerate cangerogene, ecco perché molti sostenitori della salute pubblica hanno additato il pellet come cancerogeno. La pericolosità delle polveri sottili è direttamente proporzionale alla dimensione: più piccole sono le particelle e più in profondità potranno permeare in nostro apparato respiratorio.

Non è tanto il pellet a essere cancerogeno quanto i fumi sprigionati dalla sua combustione così come dalla combustione della legna. In Italia, stando a una ricerca del progetto Viass del Centro controllo malattie del Ministero della Salute, si registrano circa 30.000 decessi l’anno causati dall’impatto del particolato fine sulla salute, pari al 7% di tutti i decessi. La combustione di biomassa legnosa sprigiona elevate dosi di particolato che, penetrando nelle vie aeree mediante la respirazione, danneggerebbe gli alveoli polmonari.

Se le polveri sottili, particelle microscopiche dal diametro di 7 µm possono raggiungere la cavità orale, nasale e la laringe, particelle dal diametro di 1,1 µm possono raggiungere e danneggiare addirittura gli alveoli polmonari.


Riferimenti:
“An environmental impact assessment of exported wood pellets from Canada to Europe”. Anno di pubblicazione: 2009. Studio redatto da: Department of Chemical and Mineral Engineering (DICMA), Università di Bologna, Italia. Clean Energy Research Centre, University of British Columbia, Vancouver (Canada). Delta Research Corp (Canada).

“Woody Biomass for Power and Heat Impacts on the Global Climate”. Anno di pubblicazione: 2017. Studio redatto da: Royal Institute of International Affair.

 

Pubblicato da Anna De Simone il 10 marzo 2017