Pedalata assistita: bici e kit

Pedalata assistita

Pedalata assistita, a volte mitizzata altre volte denigrata. Sulle biciclette sembra convincere sempre più persone e l’Italia sta recuperando terreno, terreno perso perché quando altri Paesi davano fiducia alla pedalata assistita, nel Bel Paese si storceva il naso dando spazio a molti pregiudizi verso queste biciclette.



Pedalata assistita bici

Inizialmente questa pedalata poteva sì rendere la bicicletta più pesante e “goffa” ma oggi queste non sono più delle scuse da avanzare se non si vuole utilizzare la pedalata assistita. Negli ultimi anni sono stati fatti molti progressi nell’abbassamento dei costi e del peso, le batterie durano di più e il design è senza dubbio diventato più accattivante.

Ci sono grandi case che hanno investito nelle e-bike e nelle bici a pedalata assistita, come Bosch, Shimano e Samsung, rendendola un prodotto desiderabile e comodo. Spesso la si prende perché facilita l’azione, riduce lo sforzo e la sudorazione ma non bisogna certo illudersi perché pedalare con questo mezzo richiede comunque un’attività aerobica.

Non è una bicicletta per chi non vuole fare fatica e nemmeno per anziani, le situazioni in cui questo modello può essere un’ottima soluzione sono quelle in cui si usa la bici per andare al lavoro e non si può arrivare grondanti di sudore. Oppure molti ciclisti urbano amano la pedalata assistita se devono affrontare più tragitti in poche ore.

Pedalata assistita

Pedalata assistita: eliminare sensore

I sensori esistono a seguito di una direttiva europea 2002/24/CE del 18 marzo 2002, che spiega come il mezzo dotato di un “motore elettrico ausiliario avente potenza nominale continua massima di 0,25 kW, deve avere una alimentazione progressivamente ridotta e infine interrotta quando viene raggiunta la velocità di 25 km/h o prima se il ciclista smette di pedalare”., Ci vogliono dei sensori, quindi, per monitorare, che rilevino il movimento e trasmettano al motore il segnale di consenso per il suo avviamento.

Pedalata assistita kit

Con la diffusione di queste bici sono nati anche dei kit da montare su qualsiasi bicicletta che la trasformano immediatamente in una due ruote elettrica. Uno dei primi che si è fatto notare in Italia è quello della start up Bikee Bike, si chiama Best, collegato ad un’app e che prevede batterie da 320, 420 o 550 Wh. Questo kit si posizione dove di solito c’era il porta borraccia.

Esistono altri modelli di kit, made in Italy e non, ciascuno può esplorare le novità e le varianti per poi scegliere quella che meglio di adatta alla situazione.

Pedalata assistita

Pedalata assistita: scooter

Per chiarire la differenza tra una bici a pedalata assistita e uno scooter è stato necessario definire con qualche riga di codice della strada (italiano e europeo) dei limiti. Le bici elettriche che con il proprio motore superano quei limiti non sono ufficialmente “bici”, bensì dei ciclomotori, quindi devono quindi avere targa assicurazione eccetera.

Il limite imposto sul motore è quello di una potenza nominale massima di 250W, inoltre esso si deve attivare automaticamente, e solo in contemporanea alla pedalata. Come spiegato per la presenza dei sensori, la potenza fornita deve interrompersi del tutto al raggiungimento dei 25 km/h. Le bici a pedalata assistita che non sono scooter e rispettano questi criteri sono chiamate “bici a pedalata assistita”, “bipa” o “pedelec”.

Pedalata assistita: prezzi

E’ chiaro che una bici a pedalata assistita costa più di una bici normale, a parità di “qualità” e pregio di design, perché richiede maggiore tecnologia, ma non si parla più dei prezzi che giravano una decina di anni fa. Oggi per avere un’e-bike di fascia media ci vogliono circa mille euro ma per i modelli più evoluti il prezzo si triplica.

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Pubblicato da Marta Abbà il 23 ottobre 2017