Olio di semi di lino alimentare

olio di semi di lino

Olio di semi di lino alimentare: tutte le informazioni sull’olio di semi di lino in cucina. Dai benefici a dove comprarlo, usi e proprietà nutrizionali.

La lino è popolare per la sua fibra che, nel mondo occidentale, dà vita a splendide lenzuola e tessuti vari. Dai semi della pianta del lino si ricava un altrettanto prezioso olio. L’olio e gli estratti dei semi di lino sono stati impiegati per secoli nella medicina tradizionale austriaca per il trattamento di diversi disturbi delle vie respiratorie, affezioni agli occhi, infezioni, influenza, febbre, raffreddore, reumatismi e gotta.

Pianta del lino

Quella del lino è la specie botanica Linum usitatissimum, pianta del genere Linum appartenente alla famiglia delle Linaceae (ordine delle Malpighiales, lo stesso della Passiflora).

Questa pianta viene coltivata nelle zone con clima rigido, il principale produttore di lino al mondo è il Canada, subito seguito dalla Cina e dalla Russia. Le coltivazioni di lino cinesi riescono a restituire una produzione di 350 mila tonnellate di materia prima mentre in Canada le coltivazioni di Lino vedono una produzione di 368.300 tonnellate.

Semi di lino

semi di lino sono impiegati in diversi settori:

  • Nel settore erboristico e in aromaterapia
  • Nel settore cosmetico (l’olio di lino può essere usato come base in diversi preparati fai da te)
  • Nel settore alimentare
  • Nell’industria dei siliconi, della pittura e delle vernici
  • Per alimentare il bestiame

In cucina: del lino non si consumano sono i semi ma anche i germogli. I germogli hanno un sapore leggermente piccante. Per quanto riguarda il consumo dei semi, non mancano controindicazioni: un consumo eccessivo di semi di lino con acqua può causare ostruzione del tratto intestinale.

olio di semi di lino

semi di lino possono essere di varietà gialla o marrone, in entrambi i casi il profilo nutrizionale e le proprietà sono le medesime.

Olio di semi di lino alimentare

L’olio di semi di lino alimentare è divenuto popolare grazie al suo profilo in acidi grassi: è ricco di omega-3, omega-9 e omega-6.  La sostituzione nella dieta dei grassi saturi con grassi insaturi contribuisce al mantenimento di livelli normali di colesterolo nel sangue. L’olio di semi di lino contiene solo il 9% di acidi grassi saturi.

Come conservare l’olio di semi di lino alimentare

L’olio di semi di lino è un ottimo olio vegetale ma è difficile da conservare. Una volta acquistato dovreste fare attenzione a riporlo in un luogo fresco (va conservato a una temperatura costante di 4 °C) e lontano da fonti luminose. Questo olio alimentare è sensibile, oltre che al calore e alla luce, anche all’aria quindi una volta aperto, la bottiglia di olio dovrà essere consumata entro 30 giorni.

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Olio di semi di lino alimentare, proprietà nutrizionali

Come premesso, l’olio di semi di lino alimentare si è fatto spazio tra tutti gli altri oli vegetali per le sue proprietà nutrizionali e in particolare per il suo profilo di acidi grassi. Il 54% degli acidi grassi contenuti nell’olio di semi di lino alimentare è costituito da acidi grassi omega-3, il 18% è dato da acidi grassi omega-9 (acido oleico)  e il 6% da acidi grassi omega-6 (acido linoleico). E’ ricco di proteine del gruppo B e sali minerali. In particolare i semi di lino sono ricchi di tiamina, magnesio e fosforo.

Olio di semi di lino alimentare, conviene comprarlo?

L’unico inconveniente è che questo olio non è molto adatto per condire! Come condimento è piuttosto “sciapito”. L’olio di semi di lino è quasi insapore e l’alta concentrazione di acidi grassi polinsaturi che fa tanto bene alla salute, rende questo prodotto molto suscettibile all’ossidazione e a inrancidirsi. Per prolungare i tempi di conservazione dell’olio di semi di lino, l’industria alimentare applica diversi trattamenti che tendono a diminuire sensibilmente le proprietà benefiche dello stesso olio.

Indicazioni utili: non travasare mai l’olio in contenitori di plastica e assicurarsi che sia conservato in Ambienti controllati termicamente e non caldi per rallentare i processi di irrancidimento provocati dal calore

Pubblicato da Anna De Simone il 14 marzo 2016