Meno Cento Chili: la dieta per la nostra pattumiera

Roberto Cavallo e Marco Domenicale

Riduzione dei rifiuti, lo dice anche l’Unione Europea, e il documentario “Meno Cento Chili” mostra tutti i consigli utili per raggiungere questo obiettivo. Ma non solo: il regista Roberto Cavallo, autore della sceneggiatura assieme a Marco Domenicale, fa anche una grande opera eco-culturale, proiettando in un linguaggio adatto anche ai più giovani le questioni relative alla tutela ambientale in senso più ampio, come l’impatto delle emissioni di CO2 in atmosfera per il prodotto e il loro ciclo di vita.

1) Cosa voleva “dire” con questo documentario?

Meno Cento Chili è un doppio viaggio. Innanzitutto è un viaggio reale, dal nord al sud dell’Italia e ritorno, per cercare di convincere un senatore della Repubblica, Andrea Fluttero, che è possibile ottenere grandi risultati in termini di economia, ricchezza e stile di vita attraverso la riduzione dei rifiuti. Ho mostrato al senatore molte buone pratiche già messe in atto in tutta Italia, come l’utilizzo dei pannolini lavabili, il processo di riciclaggio di plastica e carta, il compostaggio domestico e industriale, la distribuzione di acqua, latte, vino e detersivi alla spina, e lo guido in alcune città che hanno implementato una politica ambientale verso Rifiuti Zero. Il secondo viaggio è quello di un padre, interpretato da Giuseppe Cederna, che tutti ricordiamo nel film “Mediterraneo”, la cui sensibilità assopita dal quotidiano viene risvegliata dalla figlia che ha assistito ad un mio spettacolo a scuola.

2) Come è nato e come si è sviluppato l’intero progetto?

Il progetto “Meno 100 chili” parte dalla creazione di un monologo teatrale dallo stesso titolo,  e prosegue con la scrittura del libro “Meno 100 chili – Ricette per la dieta della nostra pattumiera” che a sua volta ha dato ispirazione per il documentario. Dal successo dello spettacolo è nata l’idea di farne un libro, edito da Edizioni Ambiente, che in quattro mesi è arrivato alla quarta edizione e ha venduto fino ad ora 5.000 copie. Il documentario è visto dunque come la naturale evoluzione di questo percorso con l’obiettivo di raggiungere ancora tutte quelle persone che sono sia sensibili al tema ambientale sia al mezzo cinematografico come veicolo di questi stessi temi. 

3) Come ha girato questo documentario? Che persone e realtà ha incontrato?

Dopo la scrittura della sceneggiatura, realizzata a quattro mani con Marco Domenicale, insieme al regista albese Emanuele Caruso, abbiamo intrapreso il percorso. Siamo partiti da Chivasso, in auto, verso varie realtà: il Consorzio dei Navigli in Lombardia, il Comune di Capannori e la strategia Rifiuti Zero, il riciclo della plastica di Revet a Pontedera in Toscana, ad esempio. A Roma, poi, abbiamo conosciuto l’attivista ambientale Dario Tamburrano che fa il compostaggio sul terrazzo di casa e realizza in casa detersivi con prodotti naturali. Proseguendo abbiamo conosciuto le pratiche del riciclo della carta, realizzato in Campania, o il compostaggio di comunità a Cuccaro Vetere nel Parco del Cilento, per poi risalire al nord per visitare realtà come Vercelli, Ronsecco o l’impianto di compostaggio di Santhià e realtà virtuose come il Comune di Dogliani o la Cooperativa ERICA, che ha intrapreso il cammino per diventare la prima azienda italiana a rifiuti zero entro il 2020.

4) La realtà più sorprendente con cui è venuto a contatto durante il progetto?

Ci siamo imbattuti in una serie di realtà sorprendenti, ma solo fino ad un certo punto. Ad esempio, è stupefacente come un piccolissimo centro come Cuccaro Vetere, in una regione particolare per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, come la Campania, sia un esempio per tanti comuni italiani per quanto riguarda la raccolta dei rifiuti organici e il compostaggio di comunità. Oppure la gestione del servizio di raccolta. Si potrebbe obiettare che sono piccole realtà, ma queste strategie potrebbero essere replicate in moltissimi centri della nostra penisola che nel loro insieme rappresentano la metà della popolazione italiana.

5) Come sta reagendo il pubblico delle anteprima e il mondo del cinema? Chi ha creduto in voi da subito?

Abbiamo presentato Meno Cento Chili in tre anteprime, che hanno fatto registrare tutte un’ottima affluenza di pubblico: la prima assoluta in Senato a novembre, la seconda presso la Film Commission, a Torino, e la terza a Milano, presso lo spazio Oberdan. A quest’ultima proiezione hanno partecipato anche alcune classi della Scuola Media Gorgonzola di Milano, che hanno reagito molto bene alle tematiche proposte.

Tra chi ha creduto in noi, sicuramente ci sono i nostri sponsor e gli oltre ottocento sottoscrittori della piattaforma Produzioni dal Basso, che hanno aderito al nostro progetto di crowdfunding e sono diventati tutti un po’ i produttori del documentario.

6) Il documentario, rispetto a libro e spettacolo, chi possono raggiungere meglio? Perché?

Il documentario è un ottimo strumento per continuare il lavoro di divulgazione e diffusione della cultura ambientale iniziato da AICA e da ERICA, produttrici del film. Il lavoro quotidiano delle due realtà associativa ed imprenditoriale, fin dalla loro nascita, ha coinvolto personaggi, aziende ed enti pubblici espressione e portatori di buone pratiche nel campo ambientale, spaziando dal tema dell’acqua a quello del compostaggio domestico e dei rifiuti, a quello dell’utilizzo razionale delle risorse, ma anche di un nuovo modo di fare economia, tutti argomenti trattati all’interno del lungometraggio. Penso che il documentario sia davvero un mezzo efficace e di impatto per stimolare la discussione su temi come la sostenibilità ambientale. Molte amministrazioni, infatti, stanno contattando la Cooperativa ERICA, che insieme a Microcinema si occupa della distribuzione, per organizzare delle proiezioni in scuole di ogni ordine e grado.

7) Dopo aver visto il filmato, quali spera che siano i pensieri e le riflessioni dello spettatore?

Il Ministero dei Beni Culturali ha concesso la qualifica di “film per ragazzi” al nostro documentario e sono proprio i giovani i destinatari principali, perché possano sviluppare una coscienza ambientale che possa aiutarli quando saranno loro a dover prendere delle decisioni. Meno Cento Chili ha un alto valore sociale perché contribuisce a tenere aggiornato il dibattito su un’emergenza particolarmente grave in alcuni luoghi d’Italia come quella della gestione dei rifiuti. Le linee guida europee contenute nella direttiva 98/2008 chiariscono che il primo obiettivo nella gestione dei rifiuti è la loro riduzione quantitativa, obiettivo che il documentario, grazie a tutti i consigli per ridurre i rifiuti, contribuisce a raggiungere. Da un punto di vista culturale, sicuramente il film presenta forti scopi didattici, sia per i problemi strettamente legati ai rifiuti, sia per le questioni relative alla tutela ambientale in senso più ampio, come l’impatto delle emissioni di CO2 in atmosfera per il prodotto e il loro ciclo di vita.

Pubblicato da Marta Abbà il 6 febbraio 2013