Gig economy: cosa è

Gig economy

Gig economy, non una economia gigante, anzi, un modello che va a influenzare soprattutto quelli che non possiamo certo definire giganti, dell’economia. I freelance, i lavoratori indipendenti, i lavoratori a singhiozzo con occupazioni saltuarie e insicure. La gig economy è l’ennesima novità che è stata fotografata e descritta nel fluido mondo del lavoro in un contesto mondiale, ma l’Italia non è certo esclusa da questo nuovo trend.



Gig economy: cos’è

Se potessimo tradurre liberamente questo termine, lo faremmo dicendo che si tratta dell’economia del “lavoretto”, oppure del lavoro on-demand. La gig economy riguarda soprattutto i freelance, sempre più numerosi anche in ruoli che un tempo erano riservati ai dipendenti. C’è molta tecnologia, in questo nuovo universo, che da un lato di facilita la vita e ci migliora la qualità delle giornate lavorative e non , dall’altra può essere anche “nociva” e schiavizzante.

I critici della gig economy sostengono che essa sia causa della crescente presenza di lavori basati su flessibilità e intermittenza.

Pro o contro la gig che si possa essere, non confondiamola con la share economy e nemmeno con leconomia circolare. Non ha nulla a che fare nemmeno con l’economia comportamentale La differenza c’è ed è anche grande, e la sharing economy, quella della condivisione, è tutta win win, mentre la gig economy ha parecchi aspetti che non risultano vincenti, soprattutto per i freelance stessi.

Da un lato, va detto, che è anche una novità in parte da regolamentare. E’ molto importante, però, precisare che la sharing economy è tutt’altra cosa, punta ad abbattere i costi condividendo azioni che si farebbero comunque.

Gig economy

Gig economy: lavoro

La questione lavoro è certamente “La Questione” per la gig economy che prevede molte figure che i giuslavoristi tengono sott’occhio visto che non sono ancora ben chiari diritti e doveri di datori di lavoro e di lavoratori. Chi è freelance, chi lavora in modo saltuario, su progetti o per brevi periodi, spesso deve imparare ad orientarsi in contratti e accordi non certo noti e non sempre chiari, a volte prevedono subordinazione, altri no.

Un grado di difficoltà in più c’è anche per via della tecnologia che rende tutto più fluido, a volte anche troppo. I lavoratori della gig economy si trovano nella gran parte dei casi in una zona grigia tra freelance e dipendenti, è difficile quindi sapere che diritti si hanno e quali no.

Gig economy in Italia

Anche in Italia ci sono varie realtà che hanno portato la gig economy nel quotidiano e perfino i sindacati se ne sono accorti cercando di intercettare il fenomeno e comprenderlo. Particolarmente sensibile e attenta, la Cgil di Milano che ha avviato numerose iniziative dedicate al “popolo delle partite IVA” tra cui uno spazio di coworking, corsi di formazione e servizi di assistenza.

Gig economy

Dal punto di vista legislativo, strano a dirsi, siamo indietro, come anche lo siamo per la sharing economy, e speriamo che nelle leggi relative, facciano attenzione a non confondere le due realtà.

Gig economy: esempi

Un esempio che è andato sui giornali per mesi e mesi, per via delle proteste dei lavoratori, è quello di Foodora. I suoi riders, un modo di definire in modo più appeal, i fattorini, sono nella maggior parte dei casi inquadrati in una collaborazione organizzata dal committente.

Da un lato hanno una divisa da indossare e certi turni da rispettare o comunque da gestire assieme al capo, dall’altra devono sobbarcarsi i costi degli strumenti di lavoro, come smartphone e bicicletta.

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Gig economy: libri  

Daria Picco ha scritto un ottimo libro sulla gig economy, non di quelli pieni di teorie e di parole campate in aria. In “La condizione dei lavoratori della Gig economy: Due casi reali”, infatti, questa esperta racconta di Foodora e di Amazon Mechanical Turk, analizza i due casi e le differenze, ma anche le analogie di queste due realtà della gig economy che insegnano molto. Il tutto dal punto di vista dei lavoratori, tra motivazione, soddisfazione e ricompensa e turnover, rischio di burnout e difficoltà di rapporto con i datori di lavoro.

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Pubblicato da Marta Abbà il 28 marzo 2018