ETICOSCIENZA: la passione per gli animali, etica, vera

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Giovani, appassionati di etologia e divulgazione, creano ETICOSCIENZA per dare un’alternativa a chi ama gli animali, la natura e i viaggi ma non è né un animalista sfrenato ma nemmeno uno di quelli che ne trae piacere senza curarsi della loro conservazione. Sono Chiara Grasso e Christian Lenzi, due etologi di professione con tutte le conoscenze necessarie per mettere bocca su questi temi e allo stesso tempo la grande e preziosa freschezza della loro età e delle avventure vissute, la capacità di comunicare in modo positivo e vincente, giovane e “smart” anche principi di etica e di rispetto che in bocca ad altri potrebbero restare (e spesso restano) inascoltati. Andiamo a conoscerli subito.



1) Come è nata Eticoscienza e qual è la vostra mission principale?

Ci presentiamo: siamo Chiara Grasso e Christian Lenzi, una coppia nella vita e nel lavoro. Siamo due etologi, appassionati di viaggi, di etica e di buon cibo. Nel maggio 2018, freschi di laurea in etologia, abbiamo fondato ETICOSCIENZA spinti dalla passione per l’etologia e la divulgazione. Ci siamo resi conto, di quanto in Italia ci fosse un’etologia da una parte eccessivamente animalista e ascientifica che calpestava i principi di conservazione e ambientalismo e dall’altra parte un’ etologia utilitaristica che pensava solo al profitto e che per esempio appoggiava i circhi con animali, calpestando completamente l’idea di benessere animale.

Abbiamo così voluto creare un’etologia nuova, che sposa i concetti di benessere animale, ma anche di etica, ambientalismo e scienza. ETICOSCIENZA si propone di svolgere servizi nei settori della formazione, divulgazione scientifica, eco-turismo, educazione ambientale, ricerca scientifica, volontariato naturalistico ed attività culturali. L’Associazione basa tutte le sue attività sui principi che riguardano l’Etologia Etica®, che è una disciplina scientifica che si occupa di tutte le questioni morali e zoo-antropologiche (rapporto uomo-animale) che coinvolgono la fauna e la Natura più in generale. Si tratta di una nuova materia multidisciplinare che ha l’obiettivo di studiare il corretto e rispettoso approccio tra gli umani e gli altri animali.

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2) Qual è stato il vostro percorso professionale e lavorativo fino ad oggi?

Chiara si è laureata in scienze psicologiche a Torino e Christian in scienze biologiche a Roma. Ci siamo poi incontrati durante il corso di laurea magistrale in etologia (ECAU: Evoluzione del comportamento animale e dell’uomo) a Torino. Le nostre tesi sono state rispettivamente sulla socialità di zebrafish in laboratorio e gerarchie delle giraffe in ambiente controllato, attraverso i progetti Erasmus in Spagna e Romania. Una volta concluso il percorso universitario a pieni voti, abbiamo iniziato a viaggiare per mettere in atto quanto avevamo studiato.

L’università italiana ci aveva preparato benissimo sulla teoria, sui libri ma noi volevamo toccare con mano l’etologia (ma non gli animali!) e così siamo stati in Sudafrica come volontari in un santuario in cui le scimmie sono libere, dopo essere state salvate dal maltrattamento umano, in cui venivano utilizzate come pet in casa delle persone. Siamo poi stati wildlife manager di un centro di recupero di animali selvatici in Costa Rica, dove anche lì abbiamo potuto vedere come gli animali selvatici vengano rovinati dall’interazione con l’essere umano. Spesso volevamo liberare animali in Natura…ma purtroppo erano rotti dal passato a contatto con l’Uomo e questo ci ha impedito di rilasciarli nel loro habitat, obbligandoli ad una vita in gabbia.

Una volta tornati in Italia, Chiara si è formata come guida ambientale escursionistica per le camminate in Natura in Italia e, dopo un corso in Africa di 5 mesi, è diventata ufficialmente guida safari FGASA, l’unico certificato del governo sudafricano che autorizza a lavorare nelle riserve del Sud Africa e portare i turisti a vedere gli animali liberi nella savana. Nel frattempo, abbiamo ideato e coordinato il I congresso nazionale di etologia, etica e conservazione e Christian ha prestato servizio in un laboratorio di ecotossicologia e comportamento animale in Polonia.

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3) Quali iniziative di formazione realizzate e a chi sono rivolte?

Organizziamo regolarmente eventi scientifici nell’ambito delle scienze animali e del turismo tra cui seminari universitari, conferenze e congressi. Inoltre offriamo ai nostri associati la possibilità di prendere parte a corsi di formazione online su diversi argomenti: comunicazione e divulgazione scientifica, comportamento e benessere animale, turismo con animali e fotografia naturalistica. Queste attività di formazione sono rivolte prevalentemente a studenti universitari o neolaureati, ma non ci sono limiti di età e non sono richiesti particolari requisiti. Spesso pubblichiamo anche guide pratiche e materiali di approfondimento, oltre a partecipare a incontri aperti a tutti (sia fisicamente che sui nostri canali social – Facebook, Instagram e Youtube -) con lo scopo di diffondere il più possibile i principi dell’Etologia Etica®.

4) Cosa significa nella pratica Turismo Etico e quali sono le vostre iniziative in merito?

Secondo noi fare turismo etico vuol dire viaggiare in maniera ecosostenibile e responsabile, rispettando le popolazioni locali, la fauna, la flora e l’ambiente. Da sempre la nostra associazione si impegna per promuovere il turismo etico (prossimamente verrà pubblicata una nostra guida pratica su questo tema dal titolo “Viaggia green in Natura” – Edizioni Sonda), collaborando anche con operatori del settore. Ci occupiamo di divulgazione sul turismo sostenibile sul nostro sito e sui nostri portali Instagram e Facebook. Siamo attivi anche sul campo della ricerca scientifica scrivendo paper di impatto internazionale sul giusto rapporto Uomo-Animale.

Ecco i punti fondamentali di quello che noi definiamo EtiCO-Turismo:

  1. Rispetto delle culture locali
  2. Rispetto del mondo animale
  3. Rispetto dell’ambiente
  4. Privilegiare prodotti e cucina locale
  5. Ridurre al minimo l’impatto ambientale
  6. Preferire mezzi di trasporto sostenibile
  7. Approccio etologico etico
  8. Partecipazione alla conservazione e alla salvaguardia del territorio
  9. Contribuire socialmente
  10. Promuovere il commercio locale ed equo-solidale

5) Ci fate qualche esempio di turismo NON etico aiutandoci a distinguerlo?

Per rispondere a questa domanda ci andrebbe un manuale di 300 pagine. Vi invitiamo a guardare il video di Chiara di TEDx “Quello che non vi dicono sul turismo con gli animali”


Turismo non etico è tutto quello in cui ad essere al centro del viaggio è il turista e non l’ambiente. Ambiente inteso come animali, natura, ma anche cultura, popolazioni locali e luogo. Turismo non etico per quanto riguarda l’ambiente e gli animali, per esempio è andare a visitare strutture che ci permettono di interagire con gli animali selvatici (cavalcare elefanti, passeggiare con leoni, coccolare scimmiette, portare a passeggio ghepardi). Questi finti centri di recupero/santuari sono deleteri per la conservazione e il benessere animale. La stessa Chiara, nel 2015 fu vittima di un’esperienza di volontariato in cui senza saperlo era stata complice e carnefice di un turismo fatto sulla pelle degli animali che lei stessa era lì per salvare, teoricamente. Scimmie spacciate per orfane che venivano allattate con il biberon e a cui veniva messo il pannolino, ghepardi teoricamente recuperati che venivano portati a passeggio dai turisti. Ricordiamoci che un animale selvatico, se anche è stato salvato o è orfano, non dovrebbe mai interagire con l’essere umano.

L’interazione con l’Uomo è una cosa innaturale che in Natura chiaramente se liberi e sani non farebbero. Immaginate quindi quanto sia insano e contro Natura per loro farlo. Ma non fraintendete: non vuol dire che l’animale selvatico debba necessariamente essere maltrattato per farlo interagire con l’Uomo. È necessario “solo” strapparlo alla madre e allevarlo a mano, abituandolo all’essere umano fin da appena nato, togliendogli tutta la selvaticità e la Natura che dovrebbe avere, rendendolo un pupazzetto per i nostri desideri egoistici. Se un animale è stato davvero recuperato, anche se è impossibile liberarlo in Natura, devono comunque essere preservate la sua selvaticità e le sue necessità da animale selvatico, proteggendolo dall’abituazione umana.

Turismo non etico è quello che alimenta gli animali selvatici che trova in Natura solo per averli più vicini, che mette esche fuori da casa per far avvicinare rapaci, volpi o cerbiatti. Turismo non etico è quello che altera gli ecosistemi, disturbando gli animali, prendendo in mano stelle marine, facendole morire solo per una foto, andando a nuotare con foche o delfini obbligati ad una vita infernale invece di lasciarli liberi ammirandoli semplicemente da un’imbarcazione.

Pensate che ogni anno, secondo le ultime ricerche scientifiche, vengono sfruttati per l’industria del turismo più di 550 mila animali. Mezzo milione di animali abusati per i turisti ogni anno, di cui 8 mila sono solo leoni in Sudafrica utilizzati per la Canned Hunt. La Canned Hunt è una pratica di turismo in cui da piccoli i leoncini vengono allattati da volontari e turisti che credono che questi cuccioli siano orfani (ma in realtà sono allevati). Quando crescono, questi leoni, ormai abituati all’Uomo, vengono messi in riserve di caccia, dove il turista a questo punto, spara al leone portandosi a casa il trofeo. Ecco perché bisogna evitare le interazioni con gli animali selvatici, soprattutto nel turismo.

Turismo etico è invece fare whale watching, osservando gli animali marini dalle barche, safari in savana, osservando gli animali liberi senza disturbarli, bird watching per osservare gli uccelli svolazzare tra gli alberi. Turismo etico è anche visitare VERI centri di recupero seri, in cui gli animali non è sicuro vederli, in cui si trovano in condizioni naturali e in cui tassativamente al turista non è permessa l’interazione.

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6) Cosa pensate del movimento Friday4future?

Sicuramente stiamo vivendo in una crisi ambientale senza precedenti. La Terra è messa in serio pericolo e con essa anche il futuro di moltissimi giovani. In questo senso il movimento Fridays4Future rappresenta un barlume di speranza, il segno che forse non tutto è ancora perduto. L’idea che questa iniziativa così ammirevole sia nata solamente dalla tenacia e dall’impegno di una ragazza svedese è per noi una fonte di grande ispirazione. Speriamo che i governi di tutto il mondo possano aprano gli occhi e agiscano al più presto, con interventi seri, per risolvere le innumerevoli problematiche ambientali, tra cui l’inquinamento e il cambiamento climatico.

7) Oggi stiamo vivendo un momento “estremo”, il CoronaVirus sta stravolgendo le nostre vite personali e le nostre società. Cosa vi sta insegnando personalmente questo periodo e cosa sperate possa insegnare al mondo?

Ci sta insegnando a prendere tempo. Tempo per noi stessi, per fermarci e riflettere su quanto veloce vada questo mondo. Ci sta insegnando quanto la Natura senza l’Uomo possa rigenerarsi. Senza le macchine, le industrie, i rumori. Senza le navi, i mari sono finalmente puliti dall’inquinamento e dalla plastica, i pesci nuotano sereni, i delfini si avvicinano alle coste, i fondali sono puliti, le spiagge sono vuote e i granchi possono uscire tranquilli senza paura che qualche bambino li metta dentro un secchiello. Quest’emergenza da Coronavirus ci sta insegnando che la nostra vita è in bilico, ogni giorno, e che dobbiamo rispettare l’aria che respiriamo, il vicino di casa anziano, l’animale indifeso. Non c’era bisogno di una pandemia per comprendere tutto questo e non c’è bisogno che l’essere umano scompaia dalla Terra per far sì che la Natura torni a respirare. Forse basterebbe solo che tutti noi imparassimo a rispettare il nostro pianeta, comportandoci in modo più sostenibile e più etico nel nostro piccolo, nel nostro quotidiano.

Pubblicato da Marta Abbà il 22 Marzo 2020